Dietro le quinte di un ristorante: al Teatro Eliseo va in scena La Cucina

«La cucina è una commedia scritta per farvi vedere dei cuochi al lavoro e per mostravi quanto è duro e feroce il loro lavoro, eppure quanto è bello. Vedremo da vicino la violenza che nasce dalla convivenza forzata di persone straniere. Vedremo come l’Europa (ovvero il Mondo) del primo dopoguerra sia così simile al nostro tempo».

Spettacolo La cucina Teatro Eliseo

Con queste parole il regista teatrale Valerio Binasco introduce all'opera "La Cucina", celebre commedia scritta dal londinese Arnold Wesker, tra gli autori più prolifici e rappresentativi del teatro inglese del secondo '900, rappresentata per la prima volta nel 1957 e riproposta oggi al Teatro Eliseo di Roma fino al 20 maggio.

Un grande successo di critica e pubblico ottenuto sin dalla sua prima nazionale, risalente all'ottobre 2016, per lo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Genova, un racconto dissacrante e ironico sulla routine lavorativa dietro le quinte di un grande ristorante, uno sguardo disincantato sulle dinamiche frenetiche di una cucina, al di là dell'apparenza fatta di piatti gourmet e atmosfere patinate.

Spettacolo La cucina Teatro Eliseo

Qui i protagonisti sono i cuochi, i camerieri, gli sguatteri, al lavoro in uno smisurato labirinto di fornelli, pentole, padelle e utensili, dove, in un ritmo febbrile e frenetico, fra litigi, pregiudizi ed equilibri difficili, si intrecciano le storie, le frustrazioni, le passioni, le gelosie del personale multietnico al lavoro.

La cucina di Wesker diventa così metafora del mondo intero, con i suoi tempi, le sue regole ed il suo cinico pragmatismo in l'umanità arranca per sopravvivere, rappresentata in questo caso dai 24 attori protagonisti, ognuno incarnazione di una debolezza, di una virtù, di un sentimento, di un talento.

Spettacolo La cucina Teatro Eliseo

«Per prepararci – spiega Binasco - sia io che gli attori ci siamo intrufolati nelle cucine di alcuni grandi ristoranti, un mondo a parte che è stato straordinaria fonte di ispirazione. Wesker rappresenta la cucina come un mondo disumanizzante, perché il suo primo obiettivo era la denuncia sociale sulle condizioni di lavoro. Per lui, che voleva affermarsi come ‘poeta del popolo’, la cucina è un brutto posto, è la metafora della fabbrica. Io, invece, penso che non sia un brutto posto e che le persone che lavorano lì rappresentino - come in una miniatura - l’intera umanità. Per me la cucina è una metafora della vita sociale, ma è anche un posto dove si può vedere qualcosa di bello: il lavoro di squadra, l’impossibile insieme di uomini che lavorano in équipe… è un luogo di notevole bellezza. Involontaria, certo, ma pur sempre bellezza. Il nostro compito è quello di catturarla e per me il Teatro contiene di per sé un messaggio di pace, sempre».

Photo Credits: Bepi Caroli

www.teatroeliseo.com