Brunello di Montalcino… what else?

Percorrendo la Via Cassia in direzione nord da Roma, passando da Viterbo e valicando i confini dell’Etruria, sulla Via Francigena si giunge a Montalcino.

Il nome Montalcino ha un origine misteriosa: si narra che derivi da Mons Lucinus, monte dedicato alla dea romana Lucina, altro nome con cui i Romani chiamavano Giunone. Tuttavia l’ipotesi più accreditata collega l’origine del nome a Mons Ilcinus, Monte dei Lecci, per la grande presenza di lecceti tutt’intorno al paese, tanto che proprio nello stemma di Montalcino si ritrova un leccio stilizzato su tre monti.

Brunello di Montalcino

Un sinuoso turbinio di poggi, protetto dalle vette del Monte Amiata, conduce alla sommità del paese, dove si staglia l’antica Fortezza, sfoggio di architettura militare, dalle cui mura si può ammirare lo splendore della Val d’Orcia e delle valli dei tre fiumi Orcia, Asso e Ombrone che delimitano il territorio di Montalcino.

Siamo nella Bordeaux italiana, ove regna incontrastato il Brunello, come annunciano orgogliosi i cartelli lungo la strada, e dove il Sangiovese esprime l’identità vinicola di queste terre, e forse dell’Italia intera. Tutto qui richiama l’idea del vino: non solo le vigne che caratterizzano il paesaggio o le cantine storiche, ma anche le piccole botteghe che permeano l’ascesa al Monte dei Lecci ove si trovano farmacisti, tessitori e bottegai di ogni genere che custodiscono bottiglie del prezioso nettare.

Brunello di Montalcino

La presenza sul territorio di versanti con ambienti pedologici diversi, la modulazione delle  colline e lo scarto altimetrico (tra i 120 mt ed i 650 mt s.l.m.) tra le zone più a valle ed i  poggi più scoscesi, determinano una variegata diversificazione delle aree vinicole, che  ritroviamo poi nelle sfumature delle numerose cantine che animano la zona.

Il respiro del vino regala un calice granato caratterizzato da una complessità aromatica straordinaria: con una marcata nota eterea di boiserie, ma anche sentori speziati di  liquirizia, pepe nero; un sorso scuro di cuoio, corteccia di china che accompagna rotondo quelle note di sottobosco terragno dal timbro inconfondibile e dai tannini elegantissimi.

Brunello di Montalcino

Il Brunello è protetto da un rigidissimo disciplinare: è prodotto da uve sangiovese in  purezza ed invecchia in botti di rovere almeno quattro anni (cinque nelle versioni riserva), dotato di una longevità infinita, migliora con l’invecchiamento nel tempo. La storia racconta che fu la Famiglia Biondi Santi a codificare per la prima volta il Brunello, da cui prese il nome anche la varietà clonale delle barbatelle BBS11, anche se già nel Medioevo era nota la vocazione vitivinicola di questo territorio.

Montalcino è naturalmente evocativo del Brunello ed è piacevole perdersi di cantina in cantina avendo solo l’imbarazzo della scelta tra i circa duecento produttori aderenti al Consorzio: cominciando dalle cantine storiche Biondi Santi, ove la visita in cantina diventa un’esperienza senza eguali, per cui è necessaria una prenotazione con largo anticipo.

Brunello di Montalcino

Si procede poi visitando il blasonato Castello Banfi, la storica Fattoria de’ Barbi, le magnifiche Col d’Orcia, Casanova di Neri, Il Poggione, ma anche Colle Massari e Pacenti per dirne solo alcune.

In queste cantine non si va tanto per acquistare il vino, che si trova nei numerosi punti vendita in paese, ma per essere rapiti in un suggestivo viaggio alla scoperta delle meraviglie che il sangiovese qui riesce a regalare, con espressioni di stile uniche al mondo, dove il fascino delle tradizioni antiche fa sì che il tempo scorra con un altro ritmo, che è poi il segreto della longevità di questo monumento enologico che è il Brunello di Montalcino.

Photo Credits: © Consorzio del Vino Brunello di Montalcino

Carlotta Pirro