Gualtiero Marchesi lascia la carica di Rettore della Scuola di Cucina Alma

Dopo 13 anni di impegno nella formazione culinaria d’eccellenza, il maestro Gualtiero Marchesi lascia la carica di Rettore della prestigiosa Scuola Internazionale di Cucina Italiana Alma, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico 2017/2018.

Scuola di Cucina Alma Gualtiero Marchesi

Scuola di Cucina Alma Gualtiero Marchesi

Correva l’anno 2004, infatti, quando la Scuola Alma intraprendeva la propria attività formativa, in una sede storica e suggestiva come la Reggia Ducale di Colorno, piccolo paese in provincia di Parma situato nel cuore della Food Valley Italiana, cuore di prodotti d’eccellenza come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto Crudo di Parma, la pasta fresca e altre delizie.

Scuola di Cucina Alma Gualtiero Marchesi

Scuola di Cucina Alma Gualtiero Marchesi

Un territorio votato naturalmente alla formazione dei futuri professionisti del settore: dalla cucina alla pasticceria, dalla sommellerie alla gestione della sala, fino al management della ristorazione, Alma abbraccia ogni ambito professionale, con un approccio che ha fatto dell’insegnamento dell’arte dell’ospitalità il proprio fulcro, grazie soprattutto al contributo del maestro Marchesi.

Scuola di Cucina Alma Gualtiero Marchesi

Ora il timone della Scuola verrà affidato a un Comitato scientifico presieduto da Enzo Malanca, Gualtiero Marchesi, Andrea Sinigaglia e Matteo Berti, mentre il padre della cucina italiana annuncia il desiderio di dedicarsi a un nuovo e ambizioso progetto, la Casa di Riposo per Cuochi.

Scuola di Cucina Alma Gualtiero Marchesi

Ecco il discorso di Gualtiero Marchesi per l'inaugurazione dell'Anno Accademico 2017/2018:

«Cari studenti, cari docenti, cari amici,

posso dire, senza esagerare, ma con orgoglio, che se Alma è, lo è anche per merito del sottoscritto. Non so se è stato più un parto o una paternità. Forse le due cose insieme. Mi sento madre e anche padre di questa bellissima scuola.

Qui, si viene a imparare le basi del mestiere, ad apprendere le tecniche con cui lavorare per rendere merito e per fare grande la cucina italiana. Si può fare qualcosa di grande solo se si studia sodo e si pratica senza sosta il mestiere. Lungi da me e lungi da noi, però, l’idea di creare esclusivamente dei tecnici. La cucina a cui ho sempre aspirato è la cucina della forma e della materia., la cucina intesa come cultura e come linguaggio per esprimere il meglio di se stessi. Non basta la padronanza della tecnica, occorre anche una sensibilità per le cose belle e la curiosità per il mondo. Vi auguro di conquistare quella per affermarvi attraverso le altre due.

Per me è arrivato il momento di dedicarmi a qualcosa che mi sta molto a cuore.

Un progetto che coltivo da tempo e che sta per nascere. Sentivo il bisogno di dar vita, sul modello della Casa di riposo dei musicisti, anche a una Casa di riposo dei cuochi. Sono molte le analogie tra i due mestieri, la ricetta è in fondo uno spartito e la nostra categoria è formata da due livelli di preparazione: i bravi esecutori e i buoni compositori. Sapete già che a loro aggiungo sempre un terzo livello: l’artista. Raro, ma capace di proiettare la cucina sul piano degli altri linguaggi artistici. Come è giusto che sia.

Per dedicarmi al mio nuovo progetto lascio la carica di Rettore. Una scelta che arriva quando Alma stessa non ha più bisogno di una simile figura. Per i successi fin qui ottenuti e per i nuovi obiettivi che si è data - corsi di sala e di sommellerie, tanto per citarne due - ha più bisogno di un Comitato Scientifico. Una guida collegiale, esperta nei singoli settori. Non vi abbandono del tutto, perché anch’io farò parte di quel Comitato.

Siamo a una svolta, viviamo oggi uno di quei momenti di crescita che mettono addosso una gran voglia di fare e provocano una giusta dose di adrenalina.

Io vi ringrazio per avermi sopportato come Rettore e per avere la pazienza di ascoltare con attenzione il pensiero di Toulouse Lautrec, un pittore che la sapeva lunga sulla cucina e sulla vita: "In ogni arte e ciò vale anche per la cucina, la grande raffinatezza consiste nella sintesi e nella semplicità; evidentemente bisogna rifarsi alla tradizione, ma bisogna anche dimenticarla senza tuttavia tradirla per ignoranza, negligenza e per non volerne tenere conto. È così che si diventa dei cuochi senza pregiudizi, degli anarchici che nella confezione di un piatto rispettano esclusivamente la legge dell’equilibrio, imposta dalla natura".

Vi saluto e vi abbraccio tutti».

Gualtiero Marchesi