La guerra tra le pizze è una guerra sempre accesa.

Particolare del forno a legna

Una guerra calda, caldissima, che profuma di forno a legno e scotta come rovente brace. 

Sarà per questo motivo che in dialetto romanesco esistono coloriti modi di dire come “Aho, ma mò se nun te ne vai te dò ‘na pizza o espressioni ben più strutturate del tipo:

“Se te dò na pizza, pe’ er tempo che te lascio girà t'arestano pe' vagabondaggio”

Bene, qualunque sia la direzione presa dal malcapitato, risulta evidente che “la pizza”, così proverbialmente detta, in dialetto romanesco fa esplicito riferimento ad uno schiaffo, ad un ceffone, ad un sonoro manrovescio o sberla, che dir si voglia.

Dire poi “Che pizza” spesso identifica un contesto noioso, monotono, privo di interesse. Insomma a Roma la pizza, a meno che non sia quella croccante nel piatto, non è proprio una bella cosa.

 A Napoli tutto questo sarebbe follia. La Pizza è Pizza e basta. E’ cosa Sacra e popolare. È saggezza antica.

 Ma la guerra di pizze continua a durare. Roma vs Napoli dunque. Ai romani spesso non piace la pizza napoletana, ai napoletani quasi mai piace la pizza romana. Le tesi delle fazioni sono sempre le stesse. A detta dei romani quella napoletana è "alta, gommosa e rimane pesante". Per i napoletani quella romana "non è quasi degna d'esser chiamata pizza."

Io sono del partito degli estimatori della buona pizza. Esistono buone e pessime pizze romane. Esistono pizze buone e pessime napoletane. Chiarito ciò vi potrà far piacere sapere che proprio nel cuore di Roma, e più precisamente a Via del Moro 43, a due passi da Piazza Trilussa in quel di Trastevere, c’è la "Pizzeria Nerone" pronta a conciliare i due estremi, San Paolo e L’Olimpico, Maradona e Bruno Conti.

La "Pizzeria Nerone" infatti da una parte si colora della tipica atmosfera delle pizzerie romane, dall'altra sforna fragranti pizze d'ispirazione partenopea.

Se vi guardate attorno, sulle pareti potrete rintracciare tanti tra i più noti simboli capitolini, dalla Bocca della Verità alle citazioni latine, ai romanissimi nomi delle pizze. Palatino, Pantheon, Seneca, Messalina, Tacito e Nerone, qui sono i padroni.

Ma sotto la tunica romana, palpita un cuore napoletano. La pizza fa infatti chiaro rifermento alla "Napoli mille colori"  ed alle pizze della migliore tradizione partenopea.

Ben lievitata, con i bordi gonfi, leggera e ben condita. Interessantissima nella versione "Panuozzo" (tributo a Gragnano) con friarielli partenopei e salsiccia. Un menu ampio che va dai Panzerotti ripieni di alici, mozzarella e pomodoro alla Pizza Agrippina con pesto, fiordilatte, rucola, crema di ricotta e scaglie di parmigiano, degna di nota!

L'impasto vanta 48 h di lievitazione, il forno è a vista, anzi dal vostro tavolo trasteverino potrete osservare tutte le fasi dell'attenta preparazione ad opera di Thiago Ricci, che non è né romano né napoletano, bensì un brasiliano innamorato della pizza e della variopinta gastronomia italiana.

L’atmosfera del locale è semplice, rilassata e senza pretese di voler essere altro. Il personale vi accoglierà con il sorriso che, a seconda dei giorni, potrà identificarsi con Sonia, Lavinia, Rosanna o magari Luciano, Andrea o Mimmo. Ma chiunque di loro sarà ad accogliervi troverete sempre la stessa cortesia e disponibilità ad esaudire perfino le singole richieste o eventuali variazioni sul tema pizza.

E, per chiudere in bellezza, al momento del conto avrete un'ulteriore bella sorpresa, qui infatti il rapporto qualità prezzo sembra essere particolarmente vantaggioso; argomento questo che, al di là delle fazioni di sorta, ed unito alla qualità convince e mette tutti d'accordo, perfino romani e napoletani!

Sara De Bellis

Thiago Ricci & Luciano