Perfetto connubio tra Natura e opera dell’uomo, oasi di pace degli amanti del green e del par, il circolo del golf di Castel Gandolfo si svela anche al pubblico dei gourmand. Da pochi mesi, infatti, il circolo ha aperto la propria cucina al talentuoso chef Alberto Colacchio (per leggere l’intervista, cliccate qui) che mira a fare dell’Aqua Mater un punto di riferimento della ristorazione gourmet a pochi chilometri da Roma.

Convinto sostenitore della tradizione, il giovane Alberto alletta a pranzo il palato dei soli iscritti al club e condomini con proposte semplici ma curate, mentre di sera incuriosisce i foodlovers con ricette interpretate in chiave moderna. Una doppia anima, dunque, pulsa nella bellissima club house, tra affreschi seicenteschi, elegante mise en place ed una vista mozzafiato che abbraccia le diciotto buche del campo in un solo colpo d’occhio. L’incontro tra tradizione e modernità è stato anche il file-rouge della cena a quattro mani dello scorso 15 luglio, che ha visto protagonisti lo chef patron e Anna Dente, la “signora” della tradizione culinaria romana. Per l’occasione, un menu pensato ad hoc, un itinerario che si districa tra “veracità” e “reinterpretazione”, in bilico tra i cult del territorio e piatti rivisitati, che si susseguono in assoluta sintonia e correttezza di esecuzione.

Abbandonato il caldo di metà luglio dell’urbe e all’ombra dei Castelli Romani, l’aperitivo attende gli ospiti desiderosi di accompagnare i colori di un tipico tramonto estivo con un calice di bollicine e con i manicaretti preparati dal “padrone di casa”: supplì, crocchette e fritto vegetale svelano i trascorsi dello chef presso le cucine di Arcangelo Dandini, il rinomato oste dei piatti della caput mundi. Alberto, però, svecchia le classiche versioni della “nonna”, aggiungendo spezie o altri ingredienti, oppure utilizzando tecniche di cottura non contemplati nei famosi vademecum, lasciati quasi in dote dall’una all’altra generazione.

Le preparazioni, infatti, vengono riproposte in una veste differente, capace di unire lo spirito da buon custode della cucina del territorio, e l’indole incline ad aggiungere quel q.b. d’innovazione. Ed il grande dilemma di determinare il famoso Quanto Basta, noto a chiunque viva tra i fornelli, sembra essere risolto alla perfezione dallo chef. Così come Anna Dente, entrata in cucina alla tenera età di otto anni, riesce – con occhio “clinico” e mani avvezze ad impasti, salse e quant’altro – a bilanciare le proprie creazioni.

Le portate si susseguono pertanto “a coppia”: 2 antipasti, 2 primi, 2 secondi, 2 contorni e 2 dolci; ogni coppia pare essere un felice matrimonio di saperi e sapori, tra vecchio e nuovo; un matrimonio che, quando non divide nettamente i Guelfi dai Ghibellini, perlomeno incentiva il confronto tra progressisti e conservatori.

Una serata che trascorre piacevole grazie all’interazione con gli artefici dei gustosi piatti, alla professionalità e savoir-faire della presentatrice Giulia Murdocca. Un modo diverso di vivere un’esperienza conviviale, un’opportunità di soddisfare le proprie curiosità sulle ricette, ma soprattutto, una piacevole rappresentazione dell’affascinante mondo della cucina…un universo che lascia ad ognuno piena libertà di espressione, facoltà di interpretare una stessa materia prima in maniera talvolta assai diversa, ma capace di emozionare chiunque sappia leggere nell’intreccio innovazione-tradizione un “sano” confronto generazionale.

Così, che si tratti dell’esuberante entusiasmo di Alberto o della vissuta ma genuina spontaneità di Anna, si legge nei loro sguardi l’amore per il proprio lavoro, la passione che li accomuna e li motiva a perseguire l’obiettivo di regalare all’ospite vere e proprie suggestioni. Un regalo che continua quando, tornati a casa, si ripercorre con la mente il ricordo della serata…bellissimo spaccato di una “Romanità” senza tempo.

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Manuela Mancino