Sollùcchero di Monte Valentino: nel suo nome una promessa

“Sensazione e stato di grande soddisfazione, compiacimento e godimento, per parole o fatti che rispondono alle proprie aspirazioni e ambizioni, e lusingano la propria vanità.”

È la definizione di sollùcchero tratta da vocabolario Treccani e infatti è la parola che per Nicola Polchi, e prima ancora per il suo bisnonno Giuseppe, ai primi del Novecento farmacista del paese di Pietralunga e ideatore della ricetta, si è tradotta in un liquore che lusinga il palato e la vista.

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Prodotto dalla macerazione delle visciole, i frutti del Prunus cerasus, rigorosamente biologiche, che i produttori coltivano in più di 600 alberi nei 40 ettari dell’Azienda Agricola Monte Valentino in Umbria, nella provincia di Perugia, lo completano le uve rosse di Canaiolo, Ciliegiolo e Sangiovese, l’alcol e lo zucchero, in un’alchimia segreta e misteriosamente equilibrata.

sollùcchero di monte valentino

A bassa gradazione alcolica, appena 15 gradi, può considerarsi un vino liquoroso da fine pasto, abile ad accompagnarsi ai formaggi erborinati, se bevuto ad una temperatura tra i 16 e i 18 gradi, e, più freddo, a crostate con confettura di frutta a bacca rossa, alla pasticceria secca, a crepes dolci e, soprattutto, al cioccolato.

Eccellenza enoica della Valle del Carpina, è un prodotto dalla storia antica. Al 1400 si datano infatti le prime apparizioni del vino di visciola nella zona. Se ne trovano tracce nella biografia di una delle più note figure del Rinascimento, Federico da Montefeltro, Duca di Urbino (Gubbio 1422 – Ferrara 1482) dove si legge che il duca quasi «non beve vino se non de ciriege o de granate».

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Vino tipico della più estesa area dell’Appennino umbro-marchigiano, simile, ma diverso, al forse più noto visner, all’epoca veniva prodotto per rendere più gradevoli i vini robusti e tannici e accostato alle cacciagioni, o considerato un liquore femminile per il suo profumo e la sua morbidezza. Distribuito da anni nella regione ed esportato anche all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, Il Sollucchero di Monte Valentino viene affinato in fusti d’acciaio e poi in bottiglia, mentre nella sua versione “Riserva” subisce un passaggio nella mezza barrique, ad irrobustirne i sentori.

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Il suo colore è un rosso intenso dai riflessi viola, al naso ha un odore fine, e così il gusto, con una evidenza di note fruttate, setose nel finale. Potrebbe a buon diritto inserirsi in quel filone ora tornato un po’ di moda e apprezzato dai cultori dei vini dolci e da dessert, che passa dal rosolio al nocino, dall’infuso di caffè al vino di visciole e che, attraverso prodotti d’eccellenza, ripropone bevande alcoliche che un tempo tradizionalmente si preparavano in casa. Il Sollucchero è invece realizzato in un laboratorio moderno, seppure adagiato su una collina magica, letteralmente ‘sul tetto del mondo’, ma nulla tuttavia è stato volutamente tolto, dai produttori Nicola Polchi e Fabrizia Gargano, alla dimensione artigianale della produzione, a garantire al liquore qualità e tipicità autentiche.

Diana Daneluz