Il vino italiano piace al palato asiatico

Il vino italiano piace sempre più al mercato estero ma sono quattro i Paesi Emergenti nei quali si sta avendo un aumento di livello di crescita e propensione all’acquisto dei prodotti vitivinicoli.

Vino italiano

Messico, Singapore, Taiwan e Vietnam, sono questi i mercati interessati al vino italiano e in cui le aziende possono trovare nuovi sbocchi commerciali. Proprio per questo Confagricoltura attraverso il Consorzio Confagri Promotion sta offrendo una opportunità alle 25 aziende vitivinicole provenienti da quasi tutte le regioni italiane di confrontarsi con i principali buyer, distributori e importatori del mercato asiatico. L’appuntamento si è svolto, in una quattro giorni, suddiviso tra Roma, nella sede nazionale di Confagricoltura e ad Alba nell’ambito della 87° Fiera Internazionale del tartufo bianco. E’ stata una occasione di conoscere più da vicino il mercato di questi Paesi.

Vino italiano

In Messico, nell’ultimo decennio, si è registrato un +10% di incremento annuo sul consumo di vino. Le maggiori aree di gradimento, che rappresentano il 75% del totale, sono: Città del Messico, Monterrey, Guadalajara, Queretaro, Cancun e Playa del Carmen. Singapore, da sempre considerato la porta di accesso al mercato dell’Est Asiatico, ha  forti potenzialità, sia per l’alto reddito pro-capite, sia perché la popolazione, a maggioranza cinese, ama il vino italiano, in particolar modo il vino rosso e i fruitori (acquirente, cliente, compratore) hanno una età media di 25-50 anni. Gli standard di vita in Vietnam stanno crescendo ed è aumentata la richiesta di vino, diventato bevanda comune, che può essere trovato ovunque nei negozi, nei supermercati, all’interno di ristoranti, hotel e bar. Un mercato piccolo, ma molto promettente, infine, è Taiwan,  con i suoi 23 milioni di abitanti e con una elevata capacità di spesa.

Vino italiano

Cucine d’Italia chiede a Silvia Annavini, business promotion della società di consulting A&Elle, qual è la difficoltà, per una azienda italiana, di entrare nel mercato asiatico.  «Principalmente per gli alti prezzi e per le elevate tasse doganali, come in Vietnam e in Taiwan meno a Singapore perché è una zona detassata e questo comporta, in questi Paesi, un circuito di vini a basso costo, sicuramente questo non vale per il Giappone che si rileva il primo mercato di vino in Asia però si verifica per gli altri mercati come Corea, India o Cina. Quindi quelle ad entrare nel mercato sono le aziende più strutturate ma soprattutto le aziende che riescono a fare un prodotto ad un costo accessibile e con ottime capacità di gusto naturalmente».

Diletta Piazza