A Roma oltre 1.200 imprese per la terza tappa territoriale del tour MAECI-Ice. Nel 2026 esportazioni in crescita del 4,6%. Tajani: «La parola d’ordine è diversificare i mercati». Zoppas (Ice): «Imprese assistite crescono dell’8,4%, traguardo 700 miliardi vicino». Unione Italiana Vini: «La vera sfida dell’export oggi è sul valore, non sui volumi».
Nonostante le incertezze geopolitiche, il rischio dazi e le persistenti tensioni energetiche, l’export italiano non frena la sua corsa e punta dritto all’ambiziosa soglia dei 700 miliardi di euro entro il 2027. È questo il quadro delineato martedì 6 ottobre all’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” di Roma, palcoscenico dell’evento Obiettivo Export: Imprese e Territori del Centro Italia Verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026.
L’iniziativa, promossa dal Ministero degli Affari Esteri in sinergia con ICE Agenzia, CDP, SACE, SIMEST e il supporto di Unioncamere, ha rappresentato l’ultima tappa in vista della Conferenza Nazionale dell’Export 2026, in calendario a Milano il prossimo dicembre. Una vera e propria mobilitazione per il tessuto produttivo di Lazio, Abruzzo, Umbria, Marche, Toscana e Sardegna, che ha visto la partecipazione di oltre 1.200 aziende e la realizzazione di circa 600 incontri operativi con i capi degli Uffici commerciali delle Ambasciate e gli esperti del Sistema Paese.
I numeri della crescita e la diversificazione dei mercati
A tracciare il bilancio macroeconomico è stato il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Dopo il record di 643,2 miliardi di euro toccato nel 2025, nei primi sette mesi del 2026 le esportazioni tricolori hanno registrato un ulteriore balzo del 4,6%, un ritmo che viaggia a velocità quasi doppia rispetto alla media europea. In questo scenario, il Centro Italia riveste un ruolo cruciale, forte di un +11,6% messo a segno lo scorso anno e confermato nel trend attuale.
La strategia della Farnesina per consolidare la crescita resta la diversificazione dei mercati. «Stati Uniti ed Europa restano mercati fondamentali – ha precisato Tajani – ma abbiamo moltiplicato l’impegno verso le aree a più alto potenziale. Stiamo dando un forte impulso ai partenariati con India, Asia, Paesi del Golfo, Africa e Balcani, ed esplorando le opportunità in Argentina e Brasile dopo l’accordo Ue-Mercosur». A supporto dell’internazionalizzazione, è stata inoltre lanciata una nuova applicazione mobile inserita nel Piano per l’Export, concepita per portare contatti e strumenti del Sistema Italia direttamente sullo smartphone degli imprenditori.
Ice: export a +8,4% per le imprese assistite e traguardo 700 miliardi
A misurare l’impatto del Sistema Paese sulle esportazioni sono i i numeri presentati da Matteo Zoppas, Presidente di ICE, agenzia che proprio nel 2026 celebra il suo centenario. Nel 2025 sono stati erogati quasi 70.000 servizi a circa 14.000 imprese. Una valutazione congiunta realizzata con l’Istat ha certificato che, nel biennio 2023-2024, le aziende fruitrici dei servizi di assistenza personalizzata hanno visto crescere il proprio export dell’8,4%, performando di circa 10 punti percentuali in più rispetto alle imprese non assistite.
«Mantenendo il ritmo attuale, la proiezione per fine 2026 si attesta intorno ai 673 miliardi di euro – ha calcolato Zoppas –. Da quel livello mancherebbero poco più di 4 punti percentuali per raggiungere quota 700 miliardi. Se nel 2027 manterremo un tasso di crescita in linea con il decennio precedente (superiore al 4%), l’obiettivo sarà alla portata. Un percorso che impone di continuare ad accompagnare soprattutto le Pmi verso nuove geografie».
Il motore delle Pmi e la sfida delle catene del valore
A trainare i volumi sui mercati esteri sono ancora una volta le Pmi. Fausto Bianchi, Presidente della Piccola Industria di Confindustria, ha ricordato un dato inequivocabile: in Italia, 31mila imprese tra i 10 e i 50 addetti generano da sole 53 miliardi di export, un valore che le omologhe francesi, tedesche e spagnole raggiungono soltanto sommandosi.
La sfida, tuttavia, evolve: la mera vendita non basta più. «Dobbiamo aiutare le piccole imprese a entrare nelle catene del valore locali attraverso joint venture, accordi industriali e partnership – ha sottolineato Bianchi –. Una Pmi non deve necessariamente diventare grande prima di andare nel mondo, ma può crescere proprio andandoci, purché accompagnata dal credito, dalle garanzie e dall’assistenza normativa del Sistema Paese».
Un potenziale confermato da Giuseppe Tripoli, Segretario generale di Unioncamere: nel Centro Italia operano 25.000 Pmi esportatrici che marciano a due velocità. Se i distretti di Toscana e Marche esportano molto ma con ritmi di crescita più stabilizzati, le altre regioni (Lazio, Abruzzo, Umbria e Sardegna) hanno volumi relativi inferiori ma tassi di sviluppo nettamente superiori alla media.
Il focus settoriale: l’export vitivinicolo punta sul valore
Per il comparto vitivinicolo il paradigma commerciale è mutato. Intervenendo sul tema delle nuove frontiere dell’export, Marzia Varvaglione (vicepresidente Unione Italian Vini) ha delineato le priorità strategiche del settore: la sfida, oggi, non si gioca più sui volumi, ma sulla necessità di raggiungere più consumatori e più mercati aumentando il valore per singola bottiglia. Un traguardo da raggiungere azionando tre leve imprescindibili: la capacità di adattamento delle imprese, una promozione mirata e una politica commerciale europea concretamente ambiziosa, orientata a cogliere nuove opportunità.
Photo Credit: Ministero degli Affari Esteri