Perché l’Alta Langa è Oggi il Metodo Classico da Seguire

47 produttori del Consorzio Alta Langa DOCG, attraverso una selezione di 115 cuvée, presentano una degustazione del primo metodo classico d’Italia, nato alla metà del 1800.

L’Alta Langa DOCG sceglie Palazzo Brancaccio per la 3^ edizione della degustazione B2B. Riservato a operatori e stampa, l’evento pone al centro le case spumantiere piemontesi, sotto gli stucchi di fine ‘800, tra Esquilino e Santa Maria Maggiore. L’obiettivo di questa edizione di Alta Langa Roma è chiaro: creare un ponte diretto tra l’eccellenza delle bollicine piemontesi e il cuore della capitale, offrendo a esperti e professionisti una chiave di lettura autentica di questo metodo classico.

Il numero record di aziende presenti quest’anno non è solo una statistica, ma il segno tangibile di una comunità dinamica: la forte adesione all’’invito del Consorzio racconta con convinzione la loro profonda voglia di mettersi in gioco.

In ogni calice versato emerge l’orgoglio di chi lavora la terra con dedizione. Ciascuna azienda ha portato con sé un’interpretazione personale e unica di un prodotto di alta qualità che, anno dopo anno, continua a conquistare l’attenzione e il sincero apprezzamento del pubblico.

Secondo i dati 2025 del Consorzio presieduto da Giovanni Minetti, gli ettari vitati sono saliti a quasi 500, portando la commercializzazione a superare per la prima volta la soglia dei 2 milioni di bottiglie, con un incremento del 10%. Se l’85% del prodotto è attualmente assorbito dal mercato interno, il restante 15% guarda all’estero con prospettive di crescita ambiziose, rinvigorite dalla vetrina globale di Expo Osaka 2025.

L’areale produttivo attraversa Cuneo, Asti e Alessandria. Terre a forte vocazione viticola, dedicate esclusivamente a uve da spumante metodo classico. Il disciplinare impone uvaggi provenienti da allevamenti a un’altitudine non inferiore ai 250 metri s.l.m. e raccolte rigorosamente manuali. Espressione di un sapiente assemblaggio di Pinot Nero e Chardonnay (dal 90 al 100%), l’Alta Langa può integrare un 10% di altri vitigni non aromatici, purché piemontesi. Che sia Bianco o Rosato, nelle versioni Brut, Extra Brut o Pas Dosé, il vino affina almeno 30 mesi sui lieviti, portando sempre in etichetta l’anno della vendemmia: l’Alta Langa, infatti, è orgogliosamente e sempre millesimata.

In occasione dell’evento Alta Langa Roma 2026, la mixology d’autore si conferma protagonista accanto alle grandi bollicine piemontesi grazie al cocktail “Torino Royal“, una creazione firmata da Christian Comparone, attuale Bar Manager di Palazzo Ripetta.

Il drink è un omaggio contemporaneo alle radici sabaude, orchestrando un dialogo raffinato tra ingredienti iconici del territorio. La formula bilancia con sapienza Vermouth di Torino IGP rosso (30 ml), Frangelico (30 ml), – per un richiamo alla nocciola –, Rosolio di Torino (30 ml) e succo di limone (30 ml), il tutto completato dall’ Alta Langa DOCG extra brut (100 ml). Questa combinazione dà vita a un sorso equilibrato e vibrante, dove le note agrumate e floreali incontrano la struttura verticale del Metodo Classico. Il risultato è un cocktail dalla grande bevibilità che esalta la versatilità delle ‘Alte Bollicine’ piemontesi anche in contesti di miscelazione creativa.

Nel corso della giornata, tra le degustazioni di bianchi, rosati e riserve, il programma ha ospitato due masterclass tematiche guidate da Marco Reitano, head sommelier de La Pergola di Heinze Beck (Rome Cavalieri). Reitano è stato recentemente insignito del Premio per le ‘Eccellenze della Sala Italiana’ (1^ Edizione), conferitogli presso il Senato della Repubblica.

Il focus si è quindi spostato sulle cantine selezionate per i suoi approfondimenti. Il genius loci dell’Alta Langa nasce proprio qui: marne calcaree di origine marina, altitudine ed escursioni termiche disegnano la spiccata acidità e la struttura di questi calici.

Prima Masterclass

Airali Metodo Classico Blanc de Blancs Extra Brut 2022

Ad aprire la sessione è l’Airali BdB Extra Brut 2022: uno Chardonnay in purezza che dichiara immediatamente la propria vocazione alla freschezza e all’eleganza. Il calice si presenta in una veste giallo paglierino brillante, impreziosita da luminosi riflessi verdolini e da un perlage di pregevole fattura, fine, costante e di ottima persistenza. Al naso emerge un bouquet fragrante e nitido: l’incipit, dominato da note di panificazione e lievito fresco (mollica di pane), lascia spazio a sfumature di fiori di campo e petali bianchi, in un quadro di grande piacevolezza citrina.

L’assaggio rivela un carattere deciso; il sorso è teso, sostenuto da una sapidità minerale che ne allunga la persistenza, mentre la struttura avvolgente dello Chardonnay garantisce un equilibrio armonioso e una beva dinamica. È un vino che predilige la purezza della materia prima, trovando la sua massima espressione con la cucina marinara d’impronta classica: pesci bianchi al forno o pescato del giorno preparato ‘al naturale’, dove l’assenza di condimenti aggressivi permette di esaltare la finezza della bollicina.

La firma è quella di Tenuta Carretta, storica realtà nel cuore del territorio UNESCO di Langhe-Roero e Monferrato. La proprietà, circa 70 ettari, comprende un suggestivo anfiteatro naturale intorno alla cantina, oltre a prestigiosi appezzamenti nelle zone del Barolo, come la celebre collina di Cannubi, e del Barbaresco. L’azienda propone un’esperienza enoturistica completa, capace di unire ospitalità di charme, alta ristorazione e una filosofia produttiva improntata alla sostenibilità ambientale

Azienda Agricola Brandini, metodo classico 655, BdB Brut annata 2021

Il secondo calice ci porta alla scoperta del ‘655’, un Blanc de Blancs il cui nome richiama i metri di altitudine dei vigneti da cui nasce questo Chardonnay, affinato sui lieviti per 38 mesi.

Si presenta con un perlage fine e di impeccabile persistenza, introducendo un naso complesso dove la freschezza della scorza d’agrumi e dei fiori d’arancio incontra il calore delle nocciole tostate e del miele. Eleganti richiami alla crosta di pane e una distinta nota salmastra completano un bouquet di grande fascino. In bocca è strutturato e croccante, animato da una bollicina delicata che accompagna un sorso ampio e avvolgente. Il finale, secco e sapido, chiude la beva con rarissima perfezione. Abbinato a un vitello tonnato, oppure ai tajarin al burro di alpeggio o a delle capesante scottate, regala un finale pulito e coerente.

Questo metodo classico nasce nell’Azienda Agricola Brandini: una realtà giovane delle Langhe con una produzione contenuta, ma di elevata qualità. Qui i vitigni autoctoni sono in regime biologico, rifiutando la chimica di sintesi e privilegiando la cura manuale e le basse rese. Dalla vigna alla cantina — situata a pochi passi dai filari — seguendo i ritmi della natura: si vinifica secondo metodi antichi e nel rispetto profondo della terra per produrre vini longevi, sostenibili e di grande carattere.

Giulio COCCHI Metodo Classico BdB, 2019 Pas Dosè

Il terzo assaggio ci conduce al Pas Dosé 2019 di Giulio Cocchi: un Blanc de Blancs 100% Chardonnay che riposa sui lieviti per ben 60 mesi. All’esame visivo si presenta di un giallo paglierino con un nucleo dorato e da un perlage fine. L’olfatto è stratificato e profondo, con sentori nitidi di pesca bianca, agrumi e cedro.

Al palato, il sorso si rivela denso, materico e croccante, con una struttura avvolgente sostenuta da una carbonica persistente. Il finale è lungo e balsamico, caratterizzato da una lieve virata fumé e da ritorni di tostatura di mandorle e spezie bianche. Grazie a questa complessità, è uno spumante capace di accompagnare anche piatti elaborati a base di carni bianche — come i classici ‘saltimbocca alla romana’ — o paste ripiene condite con burro di malga.

Fondata ad Asti nel 1891 dal pasticciere fiorentino Giulio Cocchi, l’azienda è oggi un simbolo dell’eccellenza vinicola piemontese, celebre per i suoi spumanti e i vini aromatizzati. Passata nel 1978 alla famiglia Bava, la cantina ha saputo coniugare l’innovazione tecnica con un rigoroso spirito artigianale, preservando le ricette storiche del fondatore. Oggi Cocchi è rinomata a livello internazionale, apprezzata per prodotti che hanno fatto la storia come il Barolo Chinato e il Vermouth di Torino, oltre alla prestigiosa linea di spumanti Alta Langa DOCG: un racconto di autenticità capace di rafforzare il legame indissolubile con il proprio territorio.

Tenuta Il Falchetto, BDB Riserva 2018, 60 Mesi sui lieviti, Magnum

A chiudere la prima masterclass è la Riserva 2018 di Tenuta Il Falchetto: un Blanc de Blancs in formato Magnum che trae la sua complessità da una sosta di ben 60 mesi sui lieviti. Lo Chardonnay nasce dai vigneti di Santo Stefano Belbo, radicati su terreni dove sabbie, calcare e marne arenarie si fondono in un mosaico geologico d’elezione per il Metodo Classico.

Dalla sapiente danza del remuage sulle pupitres fino alla sboccatura finale, ogni dettaglio è curato per rifinire un profilo d’eccellenza. Il risultato è un vino che non si limita a farsi bere, ma racconta una storia di attesa e precisione. Al calice appare come oro liquido brillante, solcato da un perlage finissimo e instancabile. Al naso esprime l’eleganza della crosta di pane, unita a delicati sentori floreali e fruttati di pesca e fragolina di bosco: il lievito incontra la freschezza di un prato in fiore. Il sorso è estrattivo, l’attacco minerale e voluttuoso: un equilibrio perfetto che crea dipendenza.

Servito rigorosamente a 6°C, esalta la purezza di crudi di mare e crostacei, prestandosi con estrema eleganza anche ad accostamenti con carni bianche elaborate, paste ripiene e condimenti delicati a base di noci o burro e salvia.

La Tenuta Il Falchetto rappresenta un’eccellenza storica di Santo Stefano Belbo, tra le le colline delle Langhe e del Monferrato. La sua narrazione affonda le radici nella metà del Seicento, quando la famiglia Forno iniziò a coltivare la terra presso la storica ‘Cascina Forno’, nucleo originario di quella che oggi conosciamo come Tenuta Il Falchetto.

La tenuta vive la sua stagione di massima maturità grazie alla quarta generazione: i fratelli Giorgio, Fabrizio e Adriano Forno guidano l’azienda con una visione moderna e dinamica, curando con dedizione la produzione dei grandi classici piemontesi. Sotto la loro gestione, la cantina continua a essere un punto di riferimento per chi cerca vini capaci di raccontare, con eleganza e rigore, l’anima autentica di uno dei terroir più prestigiosi al mondo.

La degustazione di questa prima masterclass è stata accompagnata da una raffinata selezione di formaggi: un Camembert di bufala a crosta fiorita, seguito dall’Hofels, un formaggio svizzero del Canton Turgovia prodotto con latte termizzato di pascolo montano e stagionato per due anni. Si è proseguito con un caprino a latte crudo a crosta fiorita, proveniente da una piccola fattoria dell’Oltrepò Pavese che conta solo sessanta capi. Il finale è stato dedicato allo Strachitunt, l’antico antenato del Gorgonzola: un erborinato naturale DOP della famiglia degli stracchini, sintesi perfetta della grande tradizione casearia italiana.

Seconda Masterclass

Produttori in Clavesana, metodo classico Extra Brut, 2021

Il primo calice della degustazione è un blend di uve Pinot Nero e Chardonnay. La vendemmia è rigorosamente manuale tramite l’utilizzo di apposite cassette per preservare l’integrità del grappolo. Soffice la pressatura a seguito della quale il mosto fermenta in vasche di acciaio inox a temperatura controllata. Al termine della fermentazione, il vino inizia un periodo di maturazione a contatto con i propri lieviti per 30 mesi.

Alla vista si presenta giallo paglierino con lieve riflesso dorato, brillante e dal perlage finissimo. Al naso, l’attacco configura un’impronta olfattiva elegante e di notevole spessore, dominato da netti richiami alla panificazione con sentori di pesca a polpa gialla e ravvivata da una componente agrumata di cedro e arancio. La beva è scattante e profonda, dal finale sapido e secco che lascia presagire un match perfetto per aperitivi o in accompagnamento a primi piatti delicati e menù di mare.

Nata nella primavera del 1959 come sfida cooperativa dal coraggio di un manipolo di viticoltori determinati a salvaguardare il proprio territorio collinare e superare insieme le criticità del settore, l’azienda ha saputo evolvere la propria identità con lungimiranza. Accanto alle storiche eccellenze rosse del territorio Barolo e Nebbiolo, Clavesana esprime con l’Alta Langa una nuova vetta qualitativa. Questa costante tensione verso la perfezione è testimoniata dai numerosi riconoscimenti che, di anno in anno, confermano l’alto profilo qualitativo raggiunto.

Cantina Colombo, Blanc de Noirs 2022, Extra Brut

Il secondo calice è Pinot Noir in purezza. Il vino si presenta con una veste di giallo paglierino brillante, solcato da riflessi verdolini che ne sottolinea la freschezza. Il perlage, fine, dona luminosità al calice. Al naso l’impatto è sorprendente e complesso. Nonostante l’aspetto cromatico, il bouquet rivela con eleganza l’anima del vitigno d’origine: nitidi sentori di piccoli frutti rossi — fragolina di bosco e mora selvatica — rifiniti da una leggera nota agrumata. Sul finale sfumature croccanti di crosta di pane.

Al palato, il sorso entra con un corpo deciso e autorevole, rivelando la potenza struttura del Pinot Noir. La progressione è dinamica, trainata da una freschezza tagliente che conferisce tensione e verticalità alla beva. Il sorso mostra esemplare coerenza retrolfattiva, dove i ricordi di frutti boschivi si intrecciano a una sapidità quasi salina, per un finale è lungo, pulito e di grande carattere.

Per la sua natura vigorosa e sapida, questo Blanc de Noirs, invita ad accostamenti di pietanze dalla decisa componente grassa o aromatica. Sì, dunque, a carni rosse leggere oppure a selvaggina da piuma con riduzione ai frutti di bosco. Risotti ai funghi porcini o pesci di struttura come il salmone selvaggio allo zenzero.

La storia della Cantina Colombo si intreccia con le colline della Val Bormida, al centro dell’Alta Langa astigiana dove, dal 2003, custodisce di dieci ettari di vigneto. Sotto la guida esperta della proprietà e dell’enologo Riccardo Cotarella, ogni gesto in vigna è volto a estrarre l’anima del suolo.

BERA Rosé, Extra Brut, 2021 – Pinot Noir in purezza

Terza degustazione, un’Alta Langa Rosé: una delle espressioni più raffinate della denominazione. All’esame visivo rivela brillante e di rosa cipria dai riflessi dorati. Il perlage, finissimo e persistente, testimonia una lenta maturazione sui lieviti.

Al naso l’impatto è immediato e aristocratico. L’incipit, dominato da fragranti note di crosta di pane e lievito fresco, lasciano subito spazio alla tipicità varietale del Pinot Nero: un bouquet intensamente fruttato di ribes e lampone con sentori di rosa appassita. Chiude una scia minerale e salmastra, quasi marina.

In bocca, un vino di rara tensione e personalità, dall’attacco tagliente e verticale, è sostenuto da freschezza agrumata e da sapidità quasi tattile. Deciso e strutturato, rivela una complessità seducente che si distende verso un finale lungo e asciutto.

Per un calice di tale levatura, l’abbinamento deve giocare sulla persistenza e sul contrasto tra grassezza e sapidità: ostriche, caviale e capesante. Sostiene con disinvoltura anche piatti più opulenti, dalle linguine all’astice al foie gras.

La storia della famiglia Bera è l’esempio di come la fedeltà alle radici possa alimentare un’evoluzione continua. Se a metà degli anni ’70 la svolta è stata l’inizio dell’imbottigliamento in proprio, oggi la gestione di Valter e dei figli Umberto e Riccardo dimostra una versatilità d’eccezione.

Sebbene l’azienda resti legata alla tradizione aromatica, da cui il celebre Moscato d’Asti e lo storico Asti Spumante, i Bera hanno saputo imprimere il loro stile anche nei grandi rossi. Il Nebbiolo è il protagonista, declinato nell’eleganza del Barbaresco e nel carattere dell’Alladio e del Sassisto. Senza mai tradire il legame quotidiano con il territorio, rappresentato da Barbera e Dolcetto, i Bera hanno saputo spingersi oltre, scommettendo sulla sfida dell’Alta Langa DOCG. Con l’impianto di Chardonnay e Pinot Nero, hanno dato vita alle cuvée Brut, Blanc e Rosé.

Tosti 1829, Riserva Giulio I, Pas Dosè, 2010, Blanc de Noirs – 154 mesi

Il finale è affidato alla Riserva Giulio I di Tosti 1829, un omaggio a Giulio Bosca — sesta generazione della famiglia — che, insieme alla versione Brut Giulio I, rappresenta il vertice di un’eccellenza produttiva nata nel 1820. Entrambe le etichette sono custodite in una bottiglia con l’incavo frontale, unica nel suo genere, simbolo dell’azienda.

Nel calice, si presenta con un oro pieno, denso e brillante, animato da una spuma soffice e un perlage di straordinaria finezza che risale instancabile, anticipando il peso specifico di un vino di grande struttura che affonda le proprie radici nelle terre di Canelli.

Al naso l’intensità è magnetica: un bouquet complesso dove l’ananas e la vaniglia si intrecciano a una tostatura raffinata, lasciando poi spazio alla polpa succosa di pesca matura e albicocca. Ogni respiro svela nuovi dettagli: sfumature biscottate ed echi boisé fusi con eleganza. In bocca l’esperienza è totale; il sorso entra con potenza e autorità, allargandosi immediatamente grazie a una ricchezza estrattiva imponente. Questa materia densa e quasi tattile viene magistralmente bilanciata da una vena sapida e minerale che ne slancia la beva, conducendo verso un finale interminabile, scolpito tra opulenza e finezza.

Forte di ben 154 mesi sui lieviti, questo Blanc de Noirs è un monumento di complessità e struttura. L’imponente materia estrattiva e la profondità evolutiva esigono abbinamenti di grande intensità aromatica e grassezza: dalle carni bianche nobili — come l’anatra all’arancia o il cappone ripieno al tartufo bianco d’Alba — ai crostacei più pregiati. L’aragosta al burro chiarificato e gli scampi grigliati con riduzione di crostacei ne esaltano magistralmente la sapidità e le nuance tostate del Pinot Nero. È un vino che non teme i sapori decisi, compagno naturale per formaggi di lunga stagionatura — dal Parmigiano Reggiano oltre i 36 mesi al Castelmagno d’alpeggio — o per primi piatti opulenti a base di tartufo o porcini.

Durante la seconda masterclass, l’Alta Langa DOCG ha sfidato la tradizione incontrando la brioche siciliana e la piccola pasticceria alle mandorle. Un abbinamento audace che gioca sulla consistenza ariosa e sui profumi agrumati, dove la ‘spalla’ acida e la persistenza degli spumanti metodo classico hanno saputo reggere il confronto con la struttura e la grassezza del dolce, creando un equilibrio inaspettato e raffinato.

Un’eleganza custodita nel silenzio delle colline di Canelli, dove gli spumanti Alta Langa maturano nelle Cattedrali Sotterranee, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2014. Tra le volte ipogee e le pareti di marna e gesso, il metodo classico piemontese diventa espressione del territorio.

Foto in evidenza: Alta Langa DOCG

Foto bottiglie: Tenuta Carretta, Tenuta Il Falchetto, Azienda agricola Brandini, BERA, Cantina Colombo, Produttori in Clavesana, Tosti 1829

Alessandra Fiori

Perché l’Alta Langa è Oggi il Metodo Classico da Seguire

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