Nella visione di Antonio Citterio, il segno geometrico si libera dai vincoli dell’ortogonalità per ridefinire i flussi e i rituali della convivialità moderna.
Ogni autentico progetto di architettura d’interni si situa nel punto di intersezione tra la rigidità del luogo reale e l’astrazione dello spazio potenziale. È entro questo perimetro concettuale che si colloca Kora, l’ultimo sistema cucina disegnato da Antonio Citterio per Arclinea. Non una semplice iterazione di moduli preesistenti, bensì una ridefinizione morfologica dell’ambiente cucina, dove l’introduzione della linea curva scardina i tradizionali schemi ortogonali per inaugurare una grammatica formale inedita.
L’elemento catalizzatore del progetto è un’isola dalla marcata identità scultorea. Una presenza monumentale eppure fluida, che emerge nell’ambiente come un volume plastico e svincolato da direttrici predeterminate. Le linee stondate non assolvono a una funzione meramente decorativa, ma sono il risultato di una ricerca strutturale: raccordando senza soluzione di continuità il piano di lavoro, i fianchi e lo zoccolo, il design annulla la frammentazione visiva tipica dei sistemi componibili, traducendo il blocco operativo in un monolite continuo.
La Genesi della Forma
Il percorso intellettuale intrapreso da Citterio reinterpreta i nodi speculativi della teoria architettonica del secondo Novecento, richiamando esplicitamente le speculazioni spaziali espresse nel volume Topos – Khora e Architettura di Attilio Marcolli del 1969. Kora evoca lo spazio generativo, la matrice entro cui la materia prende forma in risposta ai movimenti e alle interazioni umane.
Se con il modello Convivium la ricerca si era concentrata sull’integrazione fisica tra il tavolo e l’isola – alterando i rapporti dimensionali e le altezze operative –, con Kora l’evoluzione si sposta sulla fluidità dei percorsi. L’eliminazione degli spigoli vivi asseconda il movimento naturale del corpo nello spazio, trasformando l’azione del cucinare da sequenza di gesti isolati a rituale coreografico condiviso.
"Con Kora portiamo avanti un’altra evoluzione: un’isola dalle forme curve che introduce maggiore fluidità nello spazio e permette un inserimento libero, senza vincoli ortogonali. Nasce da una riflessione sullo spazio prima ancora che sull’oggetto: uno spazio che accoglie e rende possibile la forma."
— Antonio Citterio
Materia Continua e Precisione Micro-Architettonica
La narrazione espressiva di Kora si sviluppa attraverso una rigorosa selezione materica che affianca ai metalli in PVD e al legno la profondità tettonica del marmo. Nella pietra, utilizzata con valenza strutturale, le venature naturali assecondano la curvatura dei volumi, enfatizzando la percezione di un corpo unico e indivisibile.
Il sistema declina la propria interfaccia verticale attraverso due differenti interpretazioni formali: se da un lato l’anta Italia conserva la matrice professionale della cucina integrando l’iconica maniglia incassata – che nella versione in marmo viene incisa direttamente nel blocco lapideo con un dettaglio ad altissima precisione artigianale –, dall’altro l’anta Thea predilige un approccio orientato all’essenzialità purista, dove il disegno del profilo si sottrae alla vista per privilegiare l’assolutezza geometrica delle superfici e la purezza millimetrica dei tagli.
La transizione dall’area tecnica all’area dining avviene senza fratture stilistiche attraverso una famiglia di tavoli satelliti – Folia, Vesper, Orbita e Lapis – progettati come estensioni naturali dell’isola centrale. Dalla silhouette organica a foglia di Folia ai volumi monolitici in marmo di Vesper, ogni elemento contribuisce a estendere il codice visivo della cucina verso la zona giorno, configurando un paesaggio domestico flessibile e coerente.
L’Evoluzione dei Sistemi di Conservazione: Teca
Il completamento del sistema cucina si compie con l’integrazione di Teca, evoluzione tecnologica e formale della cantina vini Vina, introdotta da Arclinea oltre un decennio fa. Configurabile sia in nicchia sia come elemento monumentale freestanding, Teca coniuga l’architettura d’interni con le massime prestazioni di conservazione.
L’involucro vitreo racchiude un nucleo in acciaio e noce, ottimizzato mediante software avanzati di gestione climatica e un isolamento acustico totale. Intorno a questo fulcro si sviluppano i moduli coordinati Teca Madia e Teca Epicure, quest’ultimo concepito come stazione bar indipendente. L’insieme di questi elementi sancisce l’intento di Arclinea e Antonio Citterio di non produrre meri dispositivi funzionali, ma vere e proprie micro-architetture capaci di strutturare lo spazio dell’abitare contemporaneo.
Foto: Courtesy of Arclinea