15 Regole d’oro di un buon commensale

Un buon commensale è colui il quale conosce e si comporta seguendo queste semplicissime regole di bon ton a tavola, per essere ammessi con piacere a qual si voglia convivio, avendo a mente che la tavola è il luogo dove cadono le maschere e si è nudi davanti al commensale.

  1. A un invito non ci si presenta né con un largo anticipo, né tanto meno in ritardo.
  2. Prima dell’inizio del pasto non si augura “buon pranzo”, né “buon appetito”. In Francia e negli Stati Uniti, per esempio, non è considerato una mancanza. Questa usanza, risalente al medioevo, veniva utilizzata dai nobili e dai feudatari per distribuire, al personale di servizio e anche ai meno abbienti, i resti dei loro lauti banchetti. In questa occasione il padrone di casa rivolgeva ai poveri “buon appetito” per ingraziarseli e con tale atto dimostrava una liberale generosità. Quindi è come dare dello “straccione” ai nostri commensali, soprattutto se a augurarlo è l’anfitrione.
  3. Al momento del brindisi i bicchieri non si toccano e non si dice cin cin, espressione rigorosamente bandita dalla tavola, ma ci si limita a alzare il bicchiere sorridendo.
  4. Aspettare che inizi a mangiare la padrona di casa, che a sua volta avrà avuto cura di osservare che tutti si siano serviti.
  5. Avrà il buon senso, nei casi in cui gli si presentino oggetti verso i quali non ha eccessiva familiarità, di osservare con aria disinvolta l’impiego fattone dalla padrona di casa, alla quale spetta il compito di aprire le danze, dopo essersi assicurata che tutti gli ospiti abbiano preso posto e siano stati adeguatamente serviti.
  1. Sempre seguendo i dettami del bon ton a tavola bisogna, mantenere una postura eretta, poggiando i polsi al bordo del tavolo, ai lati del proprio piatto. Non allungare le gambe, né accavallarle, ma tenerle riunite e raccolte.
  2. Non è la testa che si china sul piatto per avvicinarsi più possibile al cibo, ma è il cibo che va portato alla bocca, servendosi correttamente delle posate.
  3. Tenere i gomiti stretti al busto, quando mangiate. È davvero sgradevole avere un commensale vicino che apre le ali.
  4. Quando si mangia, le posate impiegate vanno sempre lasciate dentro il piatto, mai appoggiate fuori anche se solo il manico.
  5. Porre le posate in modo corretto, perché la loro posizione fornirà le informazioni necessarie per un corretto svolgimento del servizio. Le posate posizionate sulle 8.20, con i rebbi della forchetta verso il basso, indicheranno che state facendo una pausa. Le posate unite sulle 6.30, con i rebbi della forchetta verso l’alto e la lama del coltello rivolta verso la forchetta, inviteranno il cameriere a ritirare il piatto, in quanto termine del pasto.
  1. Non brandire le posate in aria, anche quando la conversazione si fa più animata.
  2. Non si parla con la bocca piena, regola scontata, ma mai abbastanza applicata. Per favorirla basta portare alla bocca porzioni di cibo moderate, che daranno il tempo sufficiente a deglutire per poter affrontare una conversazione. Pensate all’imbarazzo se qualcuno ci rivolge una domanda e deve aspettare la nostra risposta.
  3. Vietati i rumori di qual si voglia natura: legati alla masticazione, alla deglutizione; i gorgoglii quando si beve e risucchi, ma anche allo sfregamento delle posate o delle stesse sul piatto per infilzare il cibo.
  4. Evitare di ingurgitare un bicchiere intero, che sia acqua o vino, d’un sol fiato. Si beve a piccoli sorsi.
  5. Divieto assoluto di uso di stuzzicadenti a tavola.

Sono questi alcuni dei suggerimenti di bon ton per le persone capaci di comprendere che un’occasione conviviale, quale una colazione o un pranzo, è un momento privilegiato di conoscenza, a volte determinante nella conclusione di un affare, nell’avviare una trattativa o nel sedurre una persona. Il cibo si nutre della ritualità del gesto e del comportamento. La conoscenza delle regole di bon ton a tavola, quindi, permetterà di essere più disinvolti, sicuri e concentrati sull’obiettivo prefissato.

Photo credit: Nils Stahl

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