Con la scomparsa del fondatore di Slow Food, il mondo della gastronomia perde il suo rivoluzionario gentile. Dalle Langhe a Terra Madre, la storia di una visione che ha ridefinito il nostro rapporto con la Terra.
La scomparsa di Carlo Petrini, avvenuta ieri in tarda serata nella sua casa di Bra all’età di 76 anni, lascia al mondo della gastronomia e dell’ecologia una delle eredità culturali più solide e trasformative del nostro tempo. Carlin, come tutti lo chiamavano affettuosamente, non è stato semplicemente un gastronomo o un intellettuale della tavola; è stato un militante culturale, un rivoluzionario gentile e un profeta dell’ecologia integrale che ha cambiato radicalmente il nostro modo di concepire il rapporto tra cibo, terra, economia e politica.
Con la sua celebre massima, «Chi semina utopia, raccoglie realtà», Petrini ha dimostrato nel corso di quarant’anni che i sogni più ambiziosi, se coltivati con passione, intelligenza affettiva e una sana austera anarchia, possono trasformarsi in movimenti globali capaci di contrastare le derive dell’omologazione industriale.
Le origini della rivoluzione: Dalle Langhe al Manifesto del 1987
Nato a Bra nel 1949 da una famiglia radicata nel Piemonte rurale (figlio di un ferroviere e di una maestra), Petrini si forma politicamente nell’associazionismo di sinistra e nelle file dell’Arci. È proprio in questo contesto di fermento ideologico e culturale che, sul finire degli anni Settanta, prende vita l’esperienza di Arcigola (nata ufficialmente nel luglio 1986). Lungi dall’essere un club per palati d’élite, Arcigola si configura sin da subito come un laboratorio politico e sociale volto a difendere le osterie, i vini popolari e la dignità dei lavoratori della terra.
Il punto di svolta internazionale avviene alla fine di ottobre del 1987. Il 30 ottobre, a Bra, viene ufficialmente siglato e lanciato in modo indipendente il Manifesto fondativo del movimento Slow-food (inizialmente scritto con il trattino). Questo testo d’avanguardia, redatto collettivamente da un nucleo di intellettuali, giornalisti e attivisti guidati dalla visione di Petrini, nasce come un documento autonomo dirompente, concepito per scuotere l’opinione pubblica e diffondersi capillarmente attraverso i canali della stampa e dell’associazionismo.
Dall’analisi del documento storico originale, emergono chiaramente le radici profonde di questa resistenza gastronomica. Sotto il titolo principale campeggiava un’avvertenza chiarissima: “Una proposta rivolta a tutti coloro che vogliono vivere meglio”. Il testo si apriva con una vera e propria dichiarazione di guerra culturale alla frenesia della modernità:
«La nostra difesa deve cominciare dalla tavola con lo Slow Food contro l’imbarbarimento del Fast Life. Contro coloro, e sono la gran parte, che confondono l’efficienza con il frenetico, esaltiamo la cultura materiale.»
Il manifesto del 1987, simboleggiato graficamente da una chiocciola («La lumaca è il simbolo della tranquillità produttiva»), intuiva con quarant’anni d’anticipo che il cibo sarebbe diventato il fulcro delle grandi battaglie globali del XXI secolo: la tutela della biodiversità, la lotta ai cambiamenti climatici, il contrasto alle disuguaglianze sociali e la riappropriazione del tempo e del piacere contro i ritmi alienanti del consumismo.
“Buono, pulito e giusto”: L’eco-gastronomia diventa globale
Nel dicembre del 1989, a Parigi, delegazioni provenienti da oltre venti Paesi firmano il Manifesto ufficiale, sancendo la nascita di Slow Food Internazionale, di cui Petrini rimarrà presidente fino al 2022. Da quel momento, il movimento si espande a macchia d’olio in oltre 160 nazioni, strutturandosi attorno a una triade concettuale divenuta uno slogan universale.
L’intera filosofia si fonda sul pilastro del buono, indissolubilmente legato al piacere sensoriale, alla qualità organolettica e al rispetto profondo delle tradizioni locali. A questo si affianca il principio del pulito, che impone una produzione in totale armonia con l’ambiente e gli ecosistemi, escludendo l’uso di sostanze chimiche invasive e tutelando il benessere animale. Infine, il valore del giusto corona la visione, traducendosi in giustizia sociale, in una remunerazione dignitosa e sacrosanta per i produttori e nella massima trasparenza per i consumatori.
Il merito storico di Petrini è stato quello di aver ribaltato il baricentro della gastronomia classica, spostando l’attenzione dal lusso della ristorazione stellata alla terra. Nella sua visione, il vero protagonista non era lo chef, ma il contadino, l’allevatore, il pescatore. Introducendo il concetto rivoluzionario di “co-produttore” (in sostituzione del termine passivo “consumatore”), Petrini ha ricordato al mondo che ogni scelta alimentare individuale è, a tutti gli effetti, un atto agricolo e politico.
L’eredità sul territorio: I Presìdi, l’Università di Pollenzo e Terra Madre
Petrini non si è limitato all’elaborazione teorica, ma ha saputo tradurre l’utopia in strutture tangibili e progetti di cooperazione internazionale che oggi godono di immensa visibilità. Questa straordinaria eredità pratica si riflette innanzitutto nei Presìdi Slow Food, nati con l’obiettivo cruciale di salvare dall’estinzione le razze animali e le varietà di frutta, verdura e prodotti artigianali tradizionali costantemente minacciate dall’avanzata dell’agroindustria.
Altrettanto visionaria è stata la fondazione, nel 2004, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima istituzione accademica al mondo interamente dedicata allo studio olistico e interdisciplinare del cibo. Attraverso questa intuizione, Petrini ha conferito una reale dignità scientifica alla figura del gastronomo; un percorso culminato nel 2017 con l’istituzione della specifica Classe di Laurea da parte dello Stato italiano e che oggi conta oltre 4.000 professionisti formati provenienti da ben 100 nazioni.
Nel 2004 nasce anche Terra Madre, la rete globale che unisce ogni due anni a Torino, e costantemente nei territori, migliaia di piccoli produttori, accademici, cuochi e giovani attivisti, dando vita a una forma di globalizzazione positiva, solidale e basata sullo scambio paritario di saperi.
Le grandi battaglie e il legame con Papa Francesco
Le posizioni di Petrini sono state spesso radicali e, per questo, al centro di vivaci dibattiti intellettuali. Storica fu la sua ferma opposizione agli OGM nei primi anni Duemila, che considerava il simbolo della colonizzazione industriale delle sementi e della rottura definitiva dell’equilibrio tra uomo e natura. Nonostante le critiche del mondo scientifico pro-biotecnologie (memorabile il confronto con il divulgatore Dario Bressanini), Petrini difese sempre il diritto delle comunità locali alla sovranità alimentare.
Negli anni, la sua visione si è ulteriormente allargata verso i temi della giustizia sociale e della spiritualità ecologica. Nel 2017, insieme a Monsignor Domenico Pompili (attuale Vescovo di Verona), ha fondato le Comunità Laudato si’, ispirate all’omonima enciclica di Papa Francesco. Questa collaborazione ha portato nel 2020 alla pubblicazione del volume “Terrafutura”, una serie di dialoghi intensi con il Pontefice sull’ecologia integrale. Petrini, da intellettuale e militante di estrazione laica, ha saputo trovare nel messaggio del Papa una sintesi perfetta per avviare una transizione ecologica dal basso, unendo persone di ogni fede sotto l’amore comune per il pianeta.
Il cordoglio delle istituzioni e della cultura
La notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione in tutto il mondo politico, culturale e dell’attivismo ambientale, ma ha toccato da vicino anche tutte quelle persone che, al di là delle appartenenze e delle ideologie, hanno creduto nella sua idea di futuro e si sono riconosciute nei suoi valori di umanità e rispetto per la Terra.
Tra i primi messaggi di affetto si registra quello di Maurizio Martina, vice direttore generale della FAO, che lo saluta ricordando come il cibo resti la migliore forma di diplomazia e di pace tra i popoli, definendosi fortunato per averlo conosciuto. Anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha espresso il suo profondo cordoglio per la perdita di un uomo straordinario che ha cambiato la cultura agricola mondiale, sottolineando come Carlin abbia insegnato a tutti che l’attività contadina è prima di tutto una cultura che merita dignità ovunque venga praticata.
Il ministro della Difesa e amico di vecchia data, Guido Crosetto, ne ha poi tracciato un ritratto intimo, parlando della perdita di un sognatore vero e rievocando gli anni trascorsi insieme a costruire l’Università del Gusto, le risate e le lunghe discussioni che tra loro avvenivano rigorosamente in dialetto piemontese. Infine, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha voluto rendere omaggio al Maestro evidenziando come Petrini sia riuscito a lasciare sulla Terra un’impronta indelebile che il tempo non potrà cancellare, certi che il seme da lui piantato continuerà a dare i suoi frutti.
Nel 2008 il quotidiano britannico The Guardian lo aveva inserito come unico italiano tra le “50 persone che potrebbero salvare il pianeta“. Un titolo che Petrini ha accolto sempre con sferzante ironia piemontese. Eppure, l’eredità che lascia dimostra che la sua non era una semplice stravaganza: oggi concetti come filiera corta, chilometro zero, tutela della biodiversità e lotta allo spreco alimentare sono patrimonio collettivo grazie alla sua instancabile semina.
Carlo Petrini ci lascia la consapevolezza che dietro ogni singolo ingrediente non c’è solo un sapore, ma la memoria, il lavoro, la dignità dell’uomo e il futuro della Terra.
Foto in evidenza di Carlo Petrini: Slow Food
Foto We Feed the Planet: Slow Food © Archivio Slow Food
Foto Carlo Petrini in Kenya: Slow Food © Archivio Slow Food