Il viaggio Road to Itinere inizia da Roma: battesimo a firma Castello Bonomi

Dal debutto al “The Rome EDITION” fino al traguardo di Palazzo Brancaccio. Road to Itinere 2026: viaggio nella visione di Castello Bonomi, tra Pinot Nero “selvatico”, dosaggio zero e la scommessa Erbamat, guidati dalla microzonazione.

Il Progetto Itinere

Il circuito 2026 Road to Itinere parte a Roma, nell’esclusiva Punch Room, del boutique hotel The Rome EDITION. Un debutto affidato a una masterclass per approfondire l’evoluzione stilistica e le interpretazioni spumantiere di Castello Bonomi, solida firma della Franciacorta DOCG.

Nato dalla sinergia tra Alessio Ranaldi (Taste Factory) e Lorenzo Campoli (BereFacile), il format giunge alla sua terza edizione. Un ecosistema enogastronomico in cui l’alta viticoltura e la distillazione incontrano le espressioni più autentiche dell’artigianato bianco.

«Il nostro obiettivo è creare una vera e propria fiera del gusto itinerante, coinvolgere il partecipante in un’esperienza multisensoriale, unendo il mondo del vino alle piccole botteghe artigiane», spiega Lorenzo Campoli.

Road to Itinere attraverserà Roma con tappe di prestigio, alternando masterclass tecniche a degustazioni abbinate, per poi convergere nell’evento finale del 15 novembre 2026 a Palazzo Brancaccio. L’ingresso, gratuito su accredito, riflette una volontà precisa: aprire le porte a un’esperienza d’alto livello, preservando l’assoluta qualità dei produttori selezionati.

La sfida formativa: il one-to-one di Campoli

Parallelamente ai grandi eventi, Lorenzo Campoli ha lanciato un servizio di one-to-one coaching dedicato al personale di sala. Sviluppato in sinergia con pilastri del vigneto italiano: Ferrari, Elena Walch e Bertani, il progetto punta a scardinare l’asimmetria cronica tra la qualità di una cantina e la competenza di chi la serve, nodo critico della ristorazione italiana. Secondo Campoli, infatti, la flessione dei consumi non è legata esclusivamente a fattori esogeni come i rincari, ma sconta una carenza di racconto e di empatia nel servizio.

Una didattica pragmatica strutturata per tradurre la tecnica in padronanza gestionale. Attraverso l’allineamento tra competenze agronomiche e dinamiche relazionali, il percorso dota il personale degli strumenti necessari per governare la sala con disinvoltura, elevando lo standard dell’accoglienza e il valore dell’esperienza.

«Nove volte su dieci il cameriere conosce perfettamente i piatti del menu, senza andare oltre le due o tre etichette di vino. Una formazione mirata consentirebbe di acquisire maggiori armi alla vendita, dimestichezza e, soprattutto, il desiderio di proporre e raccontare ogni bottiglia con reale passione».

Masterclass Castello Bonomi: Il Monte Orfano e la longevità in Franciacorta

La masterclass è guidata dall’autorevolezza tecnica e comunicativa dei due relatori: Stefania De Franceschi, Brand Ambassador di Castello Bonomi per il Lazio, e Alessandro Scorsone, critico enologico e Responsabile del Servizio del Cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il focus si apre immediatamente sulla specificità territoriale della cantina attraverso il racconto di De Franceschi: «Ci troviamo sul Monte Orfano, a 452 metri d’altitudine, nell’estremo sud della Franciacorta e nella zona più distante dal lago d’Iseo. La collina ha una genesi geologica antichissima, risalente all’epoca pre-paleolitica: il sottosuolo custodisce stratificazioni calcaree marine, ricche di fossili e gesso affiorate in superficie. Una matrice minerale che si ritrova nel calice sotto forma di decisa sapidità, quasi iodata, vero filo conduttore di tutta la produzione di Castello Bonomi».

L’area vitata nell’Anfiteatro Morenico, sul colle di Coccaglio, gode di un microclima favorevole: il versante sud beneficia di un incremento termico costante di circa 2 o 3 gradi rispetto alle medie della denominazione, accelerando lo sviluppo dei grappoli. Un anticipo vegetativo che apre la vendemmia già nella prima settimana di agosto, un primato in Franciacorta.

La morfologia del territorio detta anche il protocollo operativo. Lo sviluppo dei vigneti su terrazzamenti collinari ad alta pendenza esclude qualsiasi meccanizzazione, imponendo una gestione agronomica e una raccolta interamente manuali. Al contempo, la ventilazione costante della collina neutralizza l’umidità e le fitopatologie, preservando l’integrità assoluta del grappolo prima della pressatura.

Un’identità stilistica radicata in una vicenda storica singolare. Le origini della dimora che oggi sovrasta i vigneti di Castello Bonomi risalgono alla fine dell’Ottocento e si legano alla figura di Andrea Tonelli. Rientrato in patria dopo sette anni di reclusione nello Spielberg — dove aveva condiviso i moti carbonari con Silvio Pellico — Tonelli ottenne la grazia dalla Corona d’Austria e affidò all’architetto Antonio Tagliaferri il progetto della residenza.

Passata nel 1910 ai Bonomi, la tenuta divenne la residenza di campagna della famiglia. Fu tuttavia l’ingegnere Marino Bonomi, nel 1985, a inaugurarne la definitiva vocazione vitivinicola, segnata dal ripristino dei vigneti storici e dalla conversione di un antico arsenale scavato nel Monte Orfano, sede dell’attuale cantina.

Dal 2008 l’azienda confluisce nel gruppo Casa Paladin, solida realtà vitivinicola presente con le proprie tenute all’interno di alcune delle denominazioni più prestigiose d’Italia. Un’unione volta a tutelare l’identità e l’autonomia produttiva di Castello Bonomi sotto un’unica visione strategica.

Filosofia Produttiva e Micro-Zonazione Borgognona

La conduzione tecnica dell’enologo Luigi Bersini, adotta una procedura di micro-zonazione parcellare, calibrata a valorizzare le singole espressioni del vigneto, pianta per pianta. La variabilità parcellare, determinata da suolo, esposizione e pendenza, impone una vendemmia frazionata con interventi mirati al perfetto raggiungimento della maturità fenolica di ogni ceppo.

La medesima cura dedicata ai filari si traduce in cantina in una rigorosa selezione, volta a estrarre e vinificare il mosto fiore in purezza, premessa per una delle scelte d’avanguardia più identitarie di Castello Bonomi: il rigido protocollo di dosaggio. L’azienda esclude, infatti, l’utilizzo di liqueur d’expédition tradizionali, ricolmando le bottiglie, dopo la sboccatura (dégorgement), esclusivamente con il medesimo vino. Un’interpretazione purista, nel segno dell’assoluta fedeltà al millesimo e della naturale acidità dei vitigni. È proprio questa tensione stilistica a garantire alle cuvée una straordinaria longevità, capace di superare i vent’anni di affinamento in cantina.

La valorizzazione del Pinot Nero e la scommessa sull’Erbamat

Castello Bonomi custodisce il primato per la maggiore densità di Pinot Nero in rapporto alla superficie vitata della Franciacorta. Pionieri nel territorio con la spumantizzazione di un Rosé da Pinot Nero in purezza, raggiungono il vertice della ricerca sul vitigno, con la cuvée CruPerdu (vigneto perduto). Un Franciacorta da biotipo unico di Pinot Nero selvatico. Individuato casualmente nel 1986, proprio da Bersini ai margini dei boschi della proprietà, fu successivamente isolato, replicato e impiantato nelle parcelle più elevate della tenuta.

A questa storica vocazione per il Pinot Nero si affianca, fin dal 2010, il ruolo di primo piano dell’azienda nella sperimentazione sull’Erbamat. «Castello Bonomi è stata tra le prime realtà a scommettere sull’Erbamat, antico vitigno autoctono bresciano inserito nel Disciplinare dal 2017, per quota massima consentita del 10%», spiega Stefania De Franceschi. «È una varietà a maturazione tardiva e dal profilo aromatico molto discreto che tuttavia possiede una caratteristica oggi fondamentale: un’elevata acidità fissa, cruciale per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e preservare la freschezza, nonché la longevità delle nostre cuvée».

La massima espressione di questo percorso sperimentale trova sintesi nell’etichetta 1564 — anno della prima testimonianza storica del vitigno a opera del medico e naturalista Agostino Gallo — presentata in masterclass per illustrare le potenzialità evolutive della varietà nel futuro della Franciacorta.

Inizio della degustazione condotta da Alessandro Scorsone

Il salotto del vino

L’incontro si apre con un cambio di prospettiva: l’esclusività non deve isolare, ma rimettere al centro l’unicità del palato di chi assaggia. «Non chiamiamola Masterclass, preferisco definirlo un salotto tra pochi amici», sottolinea Alessandro Scorsone. «Il giudizio finale su un vino si riduce sempre a un bivio soggettivo ed emotivo: mi piace o non mi piace. I tecnicismi esasperati appartengono alle aule di studio, non alla vita reale. Io stesso non assaggio mai i vini prima di sedermi al tavolo, per vivere l’emozione della scoperta e della condivisione insieme al pubblico».

«La crescita qualitativa della Franciacorta è da sempre legata alla capacità delle singole cantine di far emergere personalità e genius loci», continua Scorsone.

«Per un appassionato, la vera cifra da memorizzare e cercare in una carta dei vini non è il singolo sentore di fiore o di frutto, ma lo stile distintivo, che diventa un punto di riferimento e una certezza nel tempo. A tal proposito la tendenza commerciale di alcune case spumantiere, a prolungare la sosta sui lieviti oltre misura — fino a 120 o 240 mesi — spesso serve solo a posizionare il brand più in alto, col rischio di trovarsi nel calice vini stanchi. La soglia ideale e perfetta per l’uscita sul mercato si attesta attorno ai 60 mesi: questo equilibrio esprime la vera tipicità del vino».

L’impronta enologica di Castello Bonomi poggia su una scelta deliberata e coraggiosa: assecondare la vigna riducendo al minimo il dosaggio. Sfruttando la naturale maturità e il ricco bagaglio zuccherino delle uve, l’orientamento è mantenere i livelli di zucchero estremamente bassi. Con appena 5 o 6 grammi per litro, i Brut si configurano di fatto quasi come Extra Brut. Nelle grandi annate — come è stato per la 2016 o la 2019 — la natura si supera: gli Extra Brut scendono addirittura a soli 2 grammi per litro, regalando una purezza e una verticalità assolute.

L’intera gamma millesimata riflette un’accuratezza ben calibrata: etichette identitarie come il CruPerdu, il Rosato e il Satèn restituiscono il carattere di ogni singola vendemmia. L’unica eccezione è rappresentata dal Cuvée 22: un metodo classico sans année che firma il benvenuto nel mondo di Castello Bonomi e inaugura la degustazione.

Cuvée 22 Brut sans année

Un Franciacorta Blanc de Blancs nato dal blend di 22 micro-parcelle di solo Chardonnay. I vigneti vengono vinificati singolarmente per preservarne la specificità legata all’altitudine e alla morfologia del suolo. Dopo la fermentazione a freddo e una sosta sulle fecce fini, le diverse basi vengono unite dallo Chef de Cave, per poi affrontare un affinamento di oltre 30 mesi sui lieviti in bottiglia. Al palato è immediato e fresco, dominato da note floreali e fruttate a polpa bianca, per poi distendersi su un delicato accenno di frutta secca. Al secondo assaggio il sorso si stabilizza, mostrando tutta la sua pulizia e aprendosi, nel finale, a una spiccata nota agrumata.

CruPerdu Brut Millesimato annata 2020

La degustazione evolve verso la complessità del CruPerdu, un blend di Chardonnay e Pinot Nero della stessa annata. Dopo la prima fermentazione, il Pinot Nero matura per circa otto mesi in vasche d’acciaio termocondizionate; viene poi assemblato allo Chardonnay, quota parte del quale ha fermentato per lo stesso periodo in piccole botti di rovere. Il vino prosegue quindi l’affinamento sui lieviti per oltre 36 mesi.

Dal colore giallo brillante, esprime all’olfatto sentori di frutta a polpa bianca e tropicale, in una prospettiva che promette note balsamiche. Si dischiude fresco e strutturato al palato, supportato da un perlage fine e ottimo equilibrio. Qui il Pinot Nero emerge con decisione, regalando un sorso materico e profondo: un millesimato definito avanti nel tempo, nato per sfidare il lungo affinamento.

Rosé Brut Millesimato annata 2022

L’annata 2022, torrida e siccitosa, ha temprato i vigneti, ma una gestione agronomica meticolosa ha preservato intatta la vitalità delle viti. In questo scenario, la vendemmia del Pinot Nero si è tradotta in una sfida contro il tempo: anticipata e rapidissima, per raccogliere grappoli perfettamente sani e salvaguardarne la freschezza acida. La precisione nella macerazione e un contatto fugace tra mosto e bucce hanno permesso l’estrazione di un’elegante tonalità di rosé. Dopo la rifermentazione in bottiglia, la sosta sui lieviti di trenta mesi ne ha cesellato il carattere definitivo.

Nel calice, il vino rivela un profilo di grande fascino. La veste visiva mostra un colore rosé intenso e brillante, caratterizzato da un perlage fine, fitto e persistente. Al naso si concede elegante e pulito, calibrato su piccoli frutti rossi, cenni balsamici e una sfumatura speziata. In bocca è ben equilibrato: la lama acida contrasta e bilancia la maturità del frutto, distendendosi in un finale persistente e coerente.

Cuvée 1564 Brut Nature millesimato annata 2018

Chardonnay, Pinot Nero e un 10% di Erbamat, varietà autoctona allevata a Guyot sui terrazzamenti più alti della tenuta, esposti a ovest. Dopo un germogliamento regolare guidato da una primavera piovosa, la vendemmia prende il via a inizio agosto con il Pinot Nero, prosegue con lo Chardonnay e si chiude a settembre con la selezione dell’Erbamat.

La vinificazione parcellare ne valorizza le singole identità. L’acciaio governa la fermentazione e il primo affinamento, ma con una precisa eccezione: il mosto fiore dello Chardonnay e una frazione di Erbamat passano in barrique per 7 mesi, lasciando al Pinot Nero il solo percorso in acciaio.

All’esame visivo rivela una veste giallo oro luminoso, attraversata da un perlage fine e costante. Al naso l’incipit è floreale ed erbaceo, seguito da un affondo agrumato e minerale, per poi chiudersi su delicate note terziarie di fungo fresco. Il sorso si distingue per garbo e struttura in un perfetto bilanciamento. Elevata l’acidità e impeccabile l’equilibrio complessivo. Un Franciacorta elegante, dal finale asciutto e cremoso.

Si conclude qui la prima tappa di Road to Itinere 2026: un mosaico di micro-suoli e vigne collinari che restituisce l’espressione più pura e autentica del Franciacorta di Castello Bonomi. Restiamo in itinere il viaggio è appena iniziato.

Foto: Castello Bonomi

Taste Factory

Alessandra Fiori

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