Fratelli Boffi presenta una nuova serie di progetti che riportano al centro una tecnica fondativa della propria identità: l’intarsio. Non come elemento decorativo, ma come principio costruttivo, capace di articolare superficie, struttura e linguaggio in un unico sistema.
Per le nuove proposte, Fratelli Boffi torna a interrogare il proprio sapere ebanistico, mettendo in relazione lavorazioni manuali e tecnologie avanzate. L’alta ebanisteria si definisce così come processo: una costruzione lenta e controllata, in cui la tecnica non si esibisce ma si riconosce nella precisione del risultato.
La creatività di Maria Vittoria Paggini incontra la maestria di Fratelli Boffi con il tavolo Alberto, un progetto che costruisce lo spazio a partire dalla superficie. Il piano, un ottagono allungato, introduce una geometria volutamente irregolare che genera una tensione controllata nell’equilibrio complessivo. La superficie è realizzata attraverso un intarsio a scacchiera rettangolare che alterna tessere in essenza di mogano lucido e inserti di vetro specchiato color arancio, perfettamente calibrati a filo del piano.
Questo sistema interrompe la continuità materica del legno e frammenta la luce in una sequenza di riflessi che amplificano la profondità visiva. Le scelte cromatiche – l’arancio accostato al bianco e al nero delle basi – derivano da una memoria visiva della designer legata all’immaginario di Arancia Meccanica e si traducono in una tensione tra controllo e istinto. La base romboidale, disponibile anche in piuma di mogano, rafforza il dialogo tra naturalità del materiale e brillantezza della finitura, mentre il piano è previsto anche in una versione interamente in mogano, con intarsio in essenze coordinate.
Ad accompagnare il tavolo, le sedie Nocina di Storagemilano si rinnovano in una versione dai richiami estivi ed esotici. La struttura in legno laccato lucido turchese accoglie seduta e schienale imbottiti, rivestiti in un tessuto jacquard dal motivo palmato che introduce nel progetto una nota decorativa vibrante e scenografica.
Dalla stessa collaborazione nasce Matteo, un progetto che supera la distinzione tra tipologie tradizionali. Non un semplice mobile da bagno né una madia in senso convenzionale, ma un elemento capace di adattarsi a contesti diversi mantenendo una forte identità architettonica. Il volume si costruisce attraverso una composizione sfaccettata, in cui i diversi piani si articolano in una sequenza continua. Le superfici alternano parti laccate, elementi rivestiti in essenza e inserti in vetro specchiato fluted, che introducono variazioni materiche e riflessi calibrati. Il fronte è dominato dalla radica, utilizzata come superficie compatta e continua, mentre le parti laterali, inclinate e quasi “tagliate”, introducono un elemento di discontinuità.
Qui il disegno si fa più grafico: un pattern geometrico scandisce le superfici in contrapposizione alla naturale irregolarità della venatura, creando un dialogo tra ordine e materia. Questo contrasto materico definisce il carattere del progetto, rendendo il volume più dinamico e leggibile da più punti di vista. Per l’ambiente bagno, Matteo si configura come base lavabo, integrando la funzione all’interno della struttura; in versione living o dining, si presenta come madia. In entrambe le configurazioni, il progetto mantiene una coerenza formale basata su proporzione, equilibrio e precisione del dettaglio.
Con la cassettiera Gigi XVI Mosaic, Ferruccio Laviani interviene sull’archetipo del mobile Luigi XVI non per citarlo, ma per ricostruirne la logica decorativa attraverso un sistema completamente ridisegnato. L’intarsio, composto da tessere irregolari in essenze e finiture differenti, costruisce una superficie continua ma dinamica, in cui il colore non si applica ma si struttura. I toni – rosa, verde acido e panna – sono organizzati secondo un principio quasi musivo, dove ogni elemento contribuisce alla definizione di un equilibrio complessivo. La base nera introduce un contrappunto netto, accentuando la percezione del disegno e restituendo al mobile una presenza grafica e tridimensionale al tempo stesso.
Accanto a questa, la versione Gigi XVI Hip-hop rappresenta un ulteriore sviluppo del progetto. In questo caso, Laviani interviene sull’apparato decorativo introducendo un immaginario contemporaneo. Le iconografie classiche vengono sostituite da simboli della cultura musicale – cuffie, microfoni, musicassette, cavi – tradotti attraverso la stessa disciplina compositiva dell’intarsio tradizionale. La struttura, realizzata in legno con cornici e inserti in massello sagomato, integra essenze multiple e dettagli metallici, elementi propri del lessico ebanistico storico. Il piano superiore si configura come una console, in cui componenti funzionali – piatti, manopole, controlli – vengono assorbiti all’interno del disegno complessivo. Anche in questo caso, l’intarsio si conferma strumento di rilettura progettuale: un lessico storico che assorbe nuovi immaginari senza perdere rigore formale.
Il tavolino Arcano, progettato da Storagemilano, è un volume compatto e monomaterico che cela al proprio interno uno scrigno centrale con ripiani apribili e compartimenti nascosti. Realizzato in legno impiallacciato di eucalipto laccato lucido, il progetto rivela all’apertura un interno in vetro specchiato color ottone e ripiani in essenze differenti, costruendo un dialogo calibrato tra sorpresa funzionale, ricchezza materica e precisione esecutiva.
Foto: Fratelli Boffi, Ufficio Stampa R+W | Giulia Fregonese