Gli Attori del Gusto – percorsi tra cinema e cibo

‹‹La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere perché quelle volte che riuscite o avete superata una difficoltà provate compiacimento e cantate vittoria››.

[Pellegrino Artusi – La scienza dell’arte in cucina]

Il cinema ed il cibo ed il loro rapporto stretto, anzi strettissimo che trapela fin dagli albori della nascita del grande schermo, con i primi cortometraggi del cinema muto e che attraversa senza sosta da più di cento anni di storia della celluloide.
Cinema e cibo. Entrambe forme d’arte, entrambe grandi passioni fatte di talento, genio e tradizione, dal fascino potente e irresistibile per molti. Nel libro “Gli Attori del Gusto” si parla di questo magico rapporto attraverso i rimandi alle scene di alcuni celebri capolavori della cinematografia internazionale. Le descrizioni sono vere e proprie analisi dei film: minuziose descrizioni delle metafore che i registi hanno portato sul grande schermo e che incarnano storie di vita, comportamenti umani, eventi storici ed episodi di fantasia che passano attraverso un unico elemento comune, il cibo.

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Sono sei i film analizzati in “Gli Attori del gusto”, e probabilmente, chi è amante del cinema potrebbe citare anche molte altre pellicole che hanno usato il cibo come veicolo dell’immaginario popolare.

I film che ripercorrerete a grandi linee con la descrizione delle immagini chiave in cui è ricorrente o protagonista il cibo, sono “Il Viaggio di Felicia”, “Pomodori verdi fritti”, “By Night”, “Un tocco di Zenzero”, “Mangiare Bere Uomo Donna”, “Come l’acqua per il Cioccolato”.

Perché sono stati scelti questi film?

Leggendo il testo si comprende il filo conduttore che l’autrice ha voluto seguire per giungere poi alle proprie considerazioni conclusive. Tre sono i macrotemi affrontati con i film proposti: il tema del ricordo, il tema dell’appartenenza ad un luogo, il tema delle passioni.

Per chi non avesse visto i film proposti nel testo “Gli Attori del gusto” ne consiglio caldamente la visione, sia perché si tratta di film di una bellezza unica – capaci di trasmettere emozioni mediante scene di una perfezione esemplare – , sia perché si tratta di trame che portano con se non solo delle

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meravigliose storie ma messaggi, insegnamenti, lezioni di vita racchiuse in istantanee dirette col tocco di maestri del cinema.

Potevate mai pensare che il cibo potesse essere veicolo di tutto ciò?

‹‹La materia culinaria, nella sua brutalità (l’alimento naturale) o nella sua compiutezza (il piatto cucinato), è in sé un linguaggio che trova la propria codificazione nella tradizione alimentare, ed è la rete più interna, più intima, di una simbologia di cui la fantasticheria è raramente estranea. Il cibo è, suo malgrado, portatore di un messaggio innanzi tutto per la società che lo istituisce, ma anche per l’immaginazione incline a sondarne le inestinguibili ricchezze››.

[Châtelet, 1980:188]

Il Timpano di Maccheroni dalla ricetta segreta nel film Big Night (1996) diretto da Campbell Scott, con Stanley Tucci Shown: Stanley Tucci (Secondo), Marc Anthony (Cristiano), Tony Shalhoub ( Primo)
Il Timpano di Maccheroni dalla ricetta segreta nel film Big Night (1996)
diretto da Campbell Scott, con Stanley Tucci
Shown: Stanley Tucci (Secondo), Marc Anthony (Cristiano), Tony Shalhoub ( Primo)

È proprio così: il cibo desta dei sensi, è testimone di epoche passate e portatore di propositi per il futuro.

L’autrice di “Gli Attori del gusto”, Miriam Visalli, ha indagato sul connubio cinema-cibo offrendoci il significato intrinseco di ciò che viene generato da questo complesso sistema comunicativo – diretto e indiretto –.

È impressionante come una storia raccontata per immagini colpisca tanto l’emozione di uno spettatore, ed è ancora più impressionante come una storia che narri rappresentazioni culinarie colpisca letteralmente una parte fisica come lo stomaco, non tanto per motivi legati alla fame o al senso del gusto – chiaramente stimolati da alcuni particolari episodi – , quanto per il messaggio intrinseco inglobato.

Una scena del film Un tocco di zenzero
Una scena del film Un tocco di zenzero

Maestra: Il bambino dove studia a casa?

Salas: In cucina. È lì che passiamo gran parte del tempo.

Maestra: Bisogna assolutamente allontanarlo dalla cucina. Il cibo e gli aromi che voi usate gli impediscono di adattarsi alla vita greca.

[Dialogo tratto dal film : Un tocco di Zenzero]

La sezione del testo che mi ha maggiormente incuriosita è quella relativa al rapporto cibo e passioni. 

Nel film “Come l’acqua per il cioccolato” la protagonista, Tita è sottoposta continuamente ad un ribollire

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di sentimenti: amore e passione per l’amato Pedro che non può soddisfare i suoi sentimenti. Trapela da questa condizione uno stato d’animo fatto di rabbia, dolore, frustrazione…..che la portano a sfogarsi con l’atto del cucinare. Il cibo che Tita prepara diventa veicolo dei sentimenti che lei è costretta a reprimere ma che trovano libertà di manifestarsi attraverso i corpi e le azioni delle persone che mangiano quelle pietanze, tanto che in una scena questa metafora del trasferimento di sentimenti attraverso il cibo viene rappresentata con un dolce nel quale è caduta una lacrima della giovane, che, dopo essere stato mangiato dai commensali provoca in loro una reazione di pianto! 

Scene che nella realtà sarebbero impensabili ma che nei film hanno una giustificazione, quella di essere metafore di vita.

Altro film cult che racchiude l’essenza del rapporto tra passione e cibo è il capolavoro di Ang Lee “Mangiare Bere Uomo Donna”. 

Il titolo “Mangiare Bere Uomo Donna” proviene da un antico proverbio cinese che descrive le necessità della vita. Chu (protagonista del film) medita con un amico:

Mangiare bere uomo donna. Cibo e sesso. Desideri fondamentali dell’uomo. Non se ne può fare a meno, ma è tutto qui? Questa me la chiami vita tu?” 

Ang Lee vuole trasportare in video una particolare tipologia di comunicazione, la famiglia, infatti, comunica attraverso il cibo. I sentimenti non sono espressi con le parole, ma con le pietanze e quindi con l’esaltazione dei sensi. E’ presente uno scontro tra città e vite che cambiano, la modernità si cancella a

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tavola con l’antica tradizione culinaria. Film ideale per descrivere la metafora della passione incarnata nella preparazione dei cibi attraverso l’immaginifico della cucina giapponese. La cultura orientale è sinonimo di armonia, equilibrio, eleganza, eppure nello stesso tempo racchiude quell’essenza di forza, sensualità e carica emotiva che scaturisce dall’interpretazione di gesti come la preparazione di piatti della tradizione.

‹‹L’anatra è una, i piatti sono due, con due sapori in contrasto: uno caldo, uno freddo. È filosofia antica: trovare nel cibo l’equilibrio di energia , sapore e natura››. [Monolgo dal film : Mangiare Bere Uomo Donna] 

Titolo Gli Attori del Gusto – percorsi tra cinema e cibo
Autore Miriam Visalli
Casa Editrice Cartman
Pagine 147
Edizione Novembre 2010
Lingua Italiano
ISBN 9788889671238

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Una scena tratta dal film di Ang Lee “Mangiare Bere Uomo Donna”

L’autrice…

Miriam Visalli ha conseguito il dottorato presso il Dipartimento di Discipline Artistiche, Musicali e dello Spettacolo dell’Università degli Studi di Torino, dove attualmente svolge attività di ricerca e collabora alla didattica dei corsi di “Semiotica del racconto audiovisivo” e “Forme e generi dello spettacolo radiotelevisivo”. Ha curato il fascicolo L’iconosfera italiana tra fotografia e cinema della rivista di studi sul cinema “La Valle dell’Eden” edita da Kaplan. 

Mariangela Martellotta

Gli Attori del Gusto – percorsi tra cinema e cibo

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