Grazie alla sponsorizzazione di prestigiose aziende, il nuovo allestimento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) comincia a instaurare un dialogo tra design e arti visive, per riconoscere il ruolo del design nell’ambito della creatività contemporanea e rendere le sale più confortevoli. Il progetto celebra il design italiano come un fenomeno artistico rilevante: che ha tradotto gli stimoli provenienti dalla globalizzazione, dalla competizione sui mercati e dall’innovazione tecnologica in una forma di arte che sviluppa la cultura del progetto, mantenendo l’equilibrio tra componenti artistiche e tecniche, e delega l’esecuzione materiale dell’opera, o meglio, la ingegnerizza, per renderla più economica e diffusa. Il percorso espositivo, ancora in fase di completamento, inizia a raccontarlo, accompagnando le opere d’arte con oggetti che mutano la percezione delle sale e invitano i visitatori ad “abitarle”.
La GNAMC annuncia, inoltre, l’interesse verso partenariati con aziende di design per la realizzazione di una linea di merchandising concepita come estensione curatoriale. I capolavori della propria collezione, reinterpretati secondo la prassi della post-produzione, potranno diventare narrazioni oggettuali delle poetiche artistiche contemporanee. Il progetto di cultural-branding nasce con l’intenzione di trasformare il bookshop nell’ultima sala espositiva del museo e, parimenti, di rendere il la collezione più diffusa, contando sulla distribuzione delle aziende partner. Per questo, la pubblicazione di specifiche manifestazioni d’interesse invita aziende e professionisti del settore del design a ideare prodotti a marchio GNAMC, volti a inventare nuove relazioni quotidiane dei capolavori della collezione con il pubblico.
I primi esiti di tali manifestazioni, promosse in collaborazione con ADI, sono: una la linea tableware realizzata da Guzzini, legata anche alla nuova identità visiva della GNAMC, disegnata da Lorenzo Marini. Si presenta poi la lampada Emilio prodotta da Slamp che trasforma in luce la celebre cancellatura di Emilio Isgrò. Infine, il designer cinese Wang Yi presenta Ipporia, prodotto dalla Fondazione Zhong Art International, che celebra il segno del Cavallo, protagonista del 2026.
Con questi primi articoli, la GNAMC è presente al Salone del Mobile 2026, dal 21 al 26 aprile, all’interno del padiglione del Ministero della Cultura, partecipando al progetto di merchandising museale Made in MiC nato per valorizzare e promuovere il Made in Italy, declinandolo nei suoi valori storici, creativi ed economici.
“La presenza del MiC in un contesto di primo piano per il design italiano rappresenta un’importante
innovazione per le pratiche museali, che estendono il loro ambito di attività coinvolgendo direttamente realtà aziendali in collaborazioni originali e fruttuose. I musei si fanno veicolo di conoscenza delle collezioni e dei propri capolavori promuovendo al contempo la cultura del design grazie a progetti con imprese creative operanti in diversi settori produttivi”, commenta Alfonsina Russo, Capo Dipartimento del DiVA – MiC.
“In una visione multidisciplinare, la dimensione creativa del design può contribuire ad arricchire l’immagine della Galleria, a migliorarne la fruibilità e a diffonderne le icone, instaurando una virtuosa collaborazione con le aziende protagoniste del made-in-Italy”, afferma Renata Cristina Mazzantini, Direttrice GNAMC.
“ADI – Associazione per il Design Industriale è lieta di collaborare con GNAMC per la realizzazione di prodotti design oriented in questo importante museo dedicato all’arte Modena e Contemporanea. La relazione tra arte e design è parte ormai della storia culturale dell’Italia e la creatività italiana può scrivere nuove pagine di valore proprio quando si mette al servizio di un progetto forte e di alta qualità”, spiega Andrea Cancellato, Direttore ADI Design Museum – Compasso d’Oro.
Il design alla GNAMC
Il progetto legato al design che ha interessato gli spazi della Galleria, dalle sale museali all’area accoglienza, ha coinvolto numerose aziende italiane, che hanno partecipato in qualità di sponsor tecnici dell’iniziativa.
Sedia Clizia Agapecasa – Sala Capogrossi – Cardazzo
La seduta Clizia trasforma il rigore del cemento in una scultura sinuosa. Grazie a un unico taglio monolitico ispirato a Escher, il design ottimizza la materia riducendo gli scarti. Questo capolavoro è uno dei frutti della collaborazione tra lo Studio Mangiarotti e Agapecasa, che dal 2009 ne detiene i diritti esclusivi. Il brand riedita i classici del Maestro, aggiornandoli con rigore filologico per esaltarne la sensibilità materica e l’atemporale eleganza italiana.
Armani/Casa – Sala Klimt
La nuova veste della Sala Klimt è stata realizzata con la carta da parati e i tendaggi di Armani/Casa. Plain (Precious Fibers 2) è una carta da parati realizzata in seta e filati metallici. La lavorazione pregiata e l’inserimento di filati laminati conferiscono al rivestimento luminosità e delicati riflessi alla luce, incarnando l’eleganza senza tempo di Armani.
Canterbury è un tessuto leggero per tende. La trama raffinata e la trasparenza delicata disegnano un’eleganza sobria, espressa nelle cromie tipiche del mondo Armani.
Caimi Brevetti – Sale museali
Le sale museali rinnovate nel nuovo allestimento della collezione permanente sono state dotate di nuovi supporti per le schede di sala, le colonnine Totem Battista di Caimi. Ogni scheda illustra le opere esposte in ciascuna sala espositiva, che verranno rese disponibili in diverse lingue.
Thinking Man’s Chair Cappellini – Cortile Centrale
La Thinking Man’s Chair è un invito alla contemplazione. Jasper Morrison progetta una seduta essenziale dove il profilato piatto sostiene il corpo e la struttura tubolare garantisce leggerezza visiva. L’ispirazione nasce nel 1985 osservando una sedia antica priva di imbottitura: Morrison decide così di creare un oggetto di sola struttura, senza superfici chiuse. Il nome originale, Drinking Man’s Chair, divenne Thinking dopo che il designer lesse uno slogan su un pacchetto di scovolini per pipe. Dopo i primi prototipi artigianali esposti a Tokyo e Londra, la svolta arriva nel 1987 grazie a Giulio Cappellini. Il lancio alla Fiera di Milano del 1988 segna l’ingresso del design britannico nel cuore dell’industria italiana.
Sedia Zig Zag Cassina – Sala Sironi
Progettata nel 1934 da Gerrit Rietveld, la sedia Zig Zag rappresenta una sfida radicale ai canoni della seduta tradizionale. Eliminando le gambe tradizionali, l’architetto olandese crea una linea continua e spezzata in legno massello, trasformando il vuoto in architettura portante. Oggi Cassina riedita questo capolavoro nella Collezione iMaestri, preservandone l’audacia tecnica. La solidità è garantita da raffinati incastri a coda di rondine, sintesi perfetta tra ebanisteria d’eccellenza e rigore geometrico. Un pezzo storico che eleva il design a forma d’arte.
Sedia 699 Superleggera Gio Ponti, Cassina – Sala Burri
Progettata nel 1957 da Gio Ponti e prodotta da Cassina, la 699 Superleggera è uno dei vertici del design razionalista. Evoluzione della sedia di Chiavari, riduce la materia all’essenziale con montanti in frassino di soli 18 mm. La sua incredibile robustezza fu provata dal celebre lancio dal primo piano, da cui uscì intatta. Oggi Cassina la produce per la Collezione iMaestri, preservando i complessi incastri originali e quel perfetto equilibrio tra audacia tecnica e leggerezza assoluta. “Creando la Superleggera – diceva Gio Ponti – ho seguito il processo perenne della tecnica, che va dal pesante al leggero: togliendo materia e peso inerti, identificando al limite la forma con la struttura, saggiamente e senza virtuosismi, cioè rispettando allo stesso tempo l’utilità e la solidità esatta”.
Sedia Göteborg 1 Erik Gunnar Asplund, Cassina – Sala De Chirico
Disegnata nel 1934 da Erik Gunnar Asplund per il Municipio di Göteborg, questa sedia segna il passaggio dal classicismo nordico al funzionalismo. La struttura in frassino si distingue per lo schienale curvo e avvolgente, che fonde rigore geometrico e comfort organico. Nella riedizione della Collezione iMaestri (1983), Cassina ne preserva l’integrità poetica con un’ebanisteria di alta precisione. Un’icona di eleganza senza tempo che trasforma un arredo pubblico in un capolavoro domestico.
Aeternus Eternus II Philippe Cramer – Sala Calder
Philippe Cramer lavora combinando curve organiche con forme geometriche, con riferimenti all’antichità, all’arte moderna e alla natura, esplorando come forma e materiale possano trascendere le parole. Scultura e opera funzionale al tempo stesso, Aeternus Eternus II ricorda un nastro di Möbius, sublimata dall’impresa tecnica necessaria per modellare il granito nero dello Zimbabwe. L’artista vuole suggerire che questa antica massa di roccia, apparentemente congelata da millenni, sia stata trasformata dall’influenza di una forza superiore. Il titolo dell’opera, una frase latina che significa “per sempre”, evoca il concetto di eternità. L’anello scolpito della seduta simboleggia il ciclo incessante della vita nella morte e della morte nella vita. La superficie rivolta verso il cielo ruota per diventare la superficie rivolta verso il suolo e viceversa. Si può tracciare un collegamento con la cosmogonia egizia, che descrive un ciclo eterno in cui il sole muore al tramonto per poi rinascere ogni mattina.
Bangkok Flexform – Sala Guttuso – Sala Brandi Rubiu
Il pouf Bangkok, firmato dal Flexform Design Center, è un’icona di eleganza che fonde rigore geometrico e alta manifattura italiana. Caratterizzato da una solida struttura in legno e metallo dagli angoli smussati, questo volume funzionale trova la sua massima espressione nel raffinato rivestimento in cuoio o camoscio intrecciato a mano. La complessa lavorazione artigianale conferisce all’oggetto una profondità materica unica, elevandolo a pezzo iconico del design contemporaneo.
Lampada Infinito Davide Groppi – Bookshop
Infinito è un concetto spaziale. Un nastro sottilissimo taglia lo spazio e produce luce indiretta. Infinito smaterializza l’oggetto lampada, trasformandolo in qualcos’altro, lasciandone solo una traccia, una riga e poi nemmeno più quella, solo la luce. La lampada è stata scelta per illuminare l’area dedicata al bookshop del museo.
Sedia Victoria Ghost Kartell – Sala dell’Ercole
La sedia Victoria Ghost disegnata da Philippe Starck è realizzata iniettando granuli di policarbonato in uno stampo industriale. Al suo esordio è stata prodotta con il materiale proveniente da una multinazionale della chimica che veniva utilizzato per gli scudi della polizia americana e oggetti di funzione, trasparente ma altamente resistente. Victoria Ghost continua la sua evoluzione in policarbonato 2.0 brevettato da Kartell. Oggi, l’innovazione tecnologica di Kartell ha portato a realizzare la seduta nel nuovo policarbonato green, ottenuto attraverso un processo di sintesi derivato in gran parte da scarti industriali della cellulosa e della carta certificato ISCC* (International Sustainability and Carbon Certification) che assicura una riduzione fino al 60% dell’impatto ambientale in termini di emissioni di anidride carbonica.
Sedia Belvedere Kartell – Sala Balzico
Belvedere è un progetto creativo di Ludovica Serafini e Roberto Palomba, ispirata all’eleganza senza tempo del Palazzo viennese del Belvedere, custode di arte e tradizione austriaca. Questo progetto nasce dall’incontro tra la raffinata eredità delle sedute viennesi e l’innovazione di Kartell. La paglia di Vienna si combina con una struttura in plastica riciclata, conferendole leggerezza e modernità. Questi materiali, apparentemente distanti, dialogano in modo inedito, dando vita a una cifra stilistica originale. Il risultato è un equilibrio perfetto tra artigianalità e tecnologia, passato e futuro. La sedia Belvedere incarna un’eleganza sobria e rigorosa, simbolo di raffinatezza contemporanea. Non è un semplice omaggio alla tradizione, ma una reinterpretazione che guarda avanti, delineando un nuovo codice estetico.
Molteni&C Gio Ponti, D.151.4 – Sala Morandi
La collezione di Gio Ponti, che Molteni&C dedica al grande designer, nasce nel 2012 in collaborazione con l’Archivio Gio Ponti sotto la direzione artistica di Studio Cerri & Associati. Un omaggio ad uno degli architetti più complessi del XX secolo e un’opportunità di confronto con la storia, rinnovando così l’attenzione sui protagonisti dell’architettura italiana e internazionale. La poltrona D.151.4 viene disegnata da Gio Ponti per l’Andrea Doria, considerata ai tempi la nave più bella del mondo. Interessatosi al progetto dell’arredo navale già a partire dagli anni ‘20, Gio Ponti ne fece diretta esperienza tra il 1949 e il 1951 in quattro transatlantici e due navi da crociera rinnovati o costruiti ex novo dopo la guerra: Conte Grande, Africa, Oceania, Conte Biancamano, Andrea Doria e Giulio Cesare. In queste occasioni Ponti progetta questa poltroncina con lievi varianti, ricercando comodità, comfort, leggerezza mostrando un uso sapienti dei materiali.
SKiN Molteni&C – Sala Fontana
All’interno della sala che ospita opere di Fontana ma anche di Giacometti, Manzoni, Melotti e Kline, è stata inserita la poltrona SKiN per un’intrinseca assonanza formale e cromatica con l’universo segnico dell’Artista. SKiN, disegnata da Jean Nouvel per Molteni&C, è un oggetto “scultura” dalla forte presenza, immaterialità, leggerezza e compattezza. Una seduta in sospensione, dove l’elemento decorativo in cuoio diventa strutturale. SKiN nasce dalla capacità di dare seguito all’idea che ha ispirato il Musée du Quai Branly a Parigi, progettato da Jean Nouvel, reinterpretando soluzioni architettoniche uniche in un prodotto. Frutto della pluriennale collaborazione tra Jean Nouvel e Molteni&C, SKiN è caratterizzata da una struttura tubolare in acciaio con rivestimento portante in cuoio inciso al laser. Per il suo alto valore innovativo, SKiN è stata premiata con prestigiosi premi internazionali, tra cui il Red Dot Award “Best of the Best”, L’ELLE DECOR Design Award e l’inserimento nella selezione ADI Design Index nel 2008.
Panca Glenn Poltrona Frau – Sala Michetti
Il celebre pianista canadese Glenn Gould era talmente affezionato al suo sgabello da pianoforte personale, in realtà una vecchia sedia adattata dal padre ai suoi particolarissimi criteri di seduta, al punto da rifiutarsi di suonare senza. E proprio allo sgabello da piano del grande musicista si è ispirato Roberto Lazzeroni per disegnare Glenn, un pouf che può essere utilizzato indifferentemente anche come panchetta o poggiapiedi. Originariamente era stato concepito proprio come un pouf per prendere poi la forma della panca realizzata nel 2019. La sua seduta in Pelle Frau ® è arricchita da una lavorazione manuale in capitonné, ormai simbolo della perizia artigianale e della qualità del marchio Poltrona Frau. La personalità, la grande armonia e l’equilibrio nelle proporzioni hanno reso il pouf Glenn un elemento d’arredo autonomo e versatile.
Panca Groove Porro – Sala Twombly
Disegnata da Piero Lissoni per Porro, la panca Groove è una sintesi magistrale di minimalismo zen e rigore geometrico. La struttura, sottoposta ad un processo di semplificazione massima delle forme, si compone di una seduta in legno massiccio sostenuta da due basi inclinate ad incastro che esaltano la purezza della materia. Realizzata in pregiato hemlock o nelle numerose essenze della collezione Porro, l’opera incarna perfettamente il connubio tra tradizione artigianale e precisione tecnologica, celebrando un’estetica della sottrazione dove la bellezza risiede interamente nella nobiltà del materiale e nella pulizia delle forme.
Panca Origata Porro – Sala Dorazio
La Panca Origata, creata dalla designer Nao Tamura per Porro, è una sintesi magistrale tra geometria industriale e poesia giapponese. Il progetto traspone nel metallo l’essenza dell’Origata, l’antica arte cerimoniale di piegare la carta per avvolgere doni senza l’uso di tagli. Proprio come un foglio di carta sapientemente modellato o un abito tradizionale che riduce al minimo gli sprechi di tessuto, la panca nasce da un unico foglio di alluminio tagliato e piegato con estrema precisione. In questa struttura monolitica, le pieghe superano la funzione decorativa per farsi pilastri strutturali: garantiscono stabilità e rigore, conferendo all’alluminio una leggerezza quasi eterea. Il risultato è un oggetto dal profilo minimale ed essenziale, capace di trasformarsi in un gesto di accoglienza e armonia.
Rubelli – Sala Mondrian
La Sala Mondrian è stata impreziosita dalle tende realizzate con il tessuto Shanghai di Rubelli,
azienda tessile veneziana giunta alla quinta generazione. Caratterizzato dalle tipiche irregolarità dello shantung, Shanghai è un tessuto tecnico che conserva l’aspetto naturale della seta rustica tessuta a mano e assicura un drappeggio perfetto. Dall’ampia palette colori in cui Shanghai viene proposto, per la Sala Mondrian è stata scelta la variante gialla.
Lampada Poppy Slamp – Area ristoro
Poppy è un’installazione luminosa modulare nata tra l’incontro fra Marc Salder e Slamp, in un processo che incrocia artigianalità e tecnologia. Ogni bocciolo è realizzato in Lentiflex® tecnoformato a mano, ogni pezzo è unico e realizzato dalle “Sarte della Luce” artigiane specializzate che operano all’interno dell’atelier Slamp a Pomezia, alle porte di Roma. Un fiore su sette viene aerografato a mano in rosso, un gesto artistico che rende ogni composizione ancora più esclusiva.
Sedia Fenis Zanotta – Sala Arte povera
La sedia Fenis rappresenta uno dei vertici espressivi di Carlo Mollino, figura tra le più versatili e dinamiche del panorama creativo italiano. Progettata nel 1959 per il Castello del Valentino – sede della Facoltà di Architettura di Torino – la seduta non è un semplice oggetto d’arredo, ma una vera e propria scultura domestica che sfida i confini tra design e arte. Il passaggio dalla dimensione del pezzo unico alla diffusione su scala più ampia si deve all’iniziativa di Aurelio Zanotta, che nel 1981 scelse di includere la Fenis nel proprio catalogo, preservando l’integrità del disegno originale, trasformando un progetto d’élite in un esempio di alto artigianato seriale. In legno massello, è lavorata con una perizia che cela la complessità degli incastri strutturali. La fluidità con cui lo schienale si raccorda ai sostegni verticali definisce un profilo ispirato alle linee naturali, tipico del linguaggio di Mollino. Tutti i diritti di proprietà intellettuale su opere, disegni e documenti di Carlo Mollino sono di titolarità dello Stato Italiano ex art. 586 c.c. – Prodotto su licenza esclusiva – concessione dell’Agenzia del Demanio.
Foto: Courrtesy of GNAMC