Alle Gallerie d’Italia – Torino l’evento conclusivo del percorso di tesi del Triennio in Interior Design di IED Torino diventa un’esperienza immersiva che mette in dialogo progetto, cultura del cibo e territorio. Dai giovani diplomati undici progetti per undici visioni diverse del ristorante di domani.
Undici tavole, undici visioni, undici modi diversi di interpretare l’ospitalità contemporanea. Con Mise en Place, l’evento conclusivo del percorso di tesi del Triennio in Interior Design, IED Torino trasforma la presentazione finale dei lavori in un’esperienza immersiva in cui spazio, cibo e narrazione si intrecciano, restituendo al pubblico l’esito di un anno di ricerca sviluppata in collaborazione con Guido Ristorante di Ugo e Piero Alciati, una delle realtà simbolo dell’arte culinaria piemontese.
Il punto di partenza è stato un contesto reale: il Ristorante dell’Albergo dell’Agenzia, a Pollenzo, in provincia di Cuneo. Non un semplice caso studio, ma un interlocutore con cui gli studenti, affiancati dallo studio di progettazione lamatilde, hanno potuto confrontarsi per comprendere come stiano evolvendo i modi di vivere il cibo e la convivialità. Come può lo spazio contribuire a costruire un’esperienza gastronomica? In che modo l’interior design può raccontare un territorio, favorire nuove forme di relazione o dare forma ai rituali contemporanei del convivio?
Pur nella diversità degli approcci, tutti i lavori condividono una stessa convinzione: il ristorante smette di essere soltanto uno spazio funzionale o la semplice cornice del convivio. Diventa un luogo che accoglie, orienta e racconta, affermandosi come dispositivo culturale capace di generare nuove forme di partecipazione, dove il confine tra chi prepara e chi condivide il pasto si fa sempre più sottile.
Le riflessioni sviluppate in classe si traducono in undici progetti profondamente diversi tra loro, che non cercano un modello unico di ristorazione ma aprono prospettive complementari. Alcuni guardano all’intimità della casa e ai gesti quotidiani come origine di una nuova idea di accoglienza; altri esplorano una dimensione multisensoriale, dove luce, materiali, acustica e profumi accompagnano la degustazione. C’è chi rende visibile il lavoro della cucina e il sapere custodito nelle mani, chi costruisce ambienti capaci di cambiare insieme alle persone, chi interpreta il convivio come una vera e propria scena teatrale in cui ogni ospite diventa protagonista.
La memoria dei luoghi attraversa molti dei concept, senza mai tradursi in nostalgia. Le Langhe diventano paesaggio da abitare attraverso le loro geometrie e i loro ritmi naturali. La storia di Pollenzo e la tradizione sabauda viene riletta con linguaggi contemporanei così come il riuso dei materiali diventa occasione per riflettere sul valore delle stratificazioni e sulla capacità del progetto di generare nuovi significati a partire da ciò che già esiste.
Durante l’evento questa ricerca ha preso forma in una speciale cena in cui grandi visualizzazioni sugli schermi della Sala Immersiva delle Gallerie d’Italia – Torino hanno restituito gli scenari immaginati dagli studenti, mentre una selezione di finger food realizzati da Guido Ristorante ha dialogato con ciascun concept, traducendone atmosfere, intuizioni e valori in un racconto gastronomico. Un dialogo continuo tra interior design e cucina, in cui ogni assaggio è diventato parte del racconto e ogni spazio ha trovato una corrispondenza sensoriale, rendendo tangibile la natura interdisciplinare del lavoro sviluppato in classe. L’evento è stato realizzato con il supporto di Pedrali, che ha contribuito all’allestimento degli spazi mettendo a disposizione i propri arredi.
“Il design degli interni disegna gli spazi e, soprattutto, le relazioni che li animano – afferma Paola Zini, Direttrice di IED Torino -. Mise en Place nasce da questa consapevolezza, invitando gli studenti a interrogarsi non solo su come debba essere un luogo della ristorazione, quanto sull’esperienza che desideriamo condividere attorno a un pasto. La collaborazione con Guido Ristorante ha permesso di confrontarsi con una realtà che rappresenta l’eccellenza della cultura gastronomica piemontese e di trasformare un progetto di tesi in uno strumento per interpretare il presente. È questo il valore della formazione IED: usare il design per leggere i cambiamenti culturali e mettere in connessione persone, territori e imprese”.
MISE EN PLACE I PROGETTI
Alcova di Giulia Chisciuc e Alessia Passalacqua
Un ristorante che evoca la casa di Guido: un luogo radicato nella tradizione langarola, fatto di gesti semplici e oggetti senza tempo reinterpretati con sensibilità attuale. Lo spazio si svela gradualmente come una domesticità diffusa, in una sequenza di alcove intime che ridefiniscono la convivialità. Qui l’ospite non occupa solo un posto a sedere, ma abita una storia, ritrovando il calore spontaneo di un ritorno a casa.
Langa Mater di Giorgia De Paoli, Davide Ferri e Mikaela Nicolaci Simba
Come i filari modellano le colline delle Langhe, le curve di livello disegnano il paesaggio con una sequenza di linee. Trasformate in un sistema di dispositivi, organizzano un percorso che guida il visitatore attraverso diversi momenti, integrando aree di degustazione, esposizione e convivialità, con un linguaggio contemporaneo che valorizza il rapporto tra vino, territorio e design.
Manera di Sofia Montesion, Cire Drame
Un luogo che nasce dall’osservazione del gesto come origine di ogni trasformazione. Nelle Langhe, come in cucina, materia e paesaggio prendono forma attraverso azioni ripetute e consapevoli. Il progetto traduce questo principio in architettura, rendendo visibile il processo del fare. Lo spazio diventa così una narrazione di materia, tempo e conoscenza custodita nelle mani.
Banchetto Sabaudo di Hajar Adimi
Dal dialogo tra Langhe ed eredità sabauda nasce uno spazio che celebra il valore della convivialità. Il banchetto storico viene reinterpretato in chiave contemporanea, trasformando il gesto del condividere il cibo in un’esperienza collettiva. Architettura, materia e paesaggio si intrecciano per raccontare una memoria che non viene conservata, ma vissuta, rendendo ogni ospite parte attiva di una nuova ritualità del convivio.
Euritmia di Denise Maureddu e Luca Regaldo
Uno spazio trasformista che traduce in architettura la metamorfosi del cibo, dalla materia prima alla portata. Configurazioni flessibili ed elementi attivati dalla presenza delle persone rendono percepibile il cambiamento. La cucina, cuore dell’esperienza, resta visibile insieme a gesti e lavorazioni, favorendo una relazione diretta con gli ospiti. Spazio, persone e cucina si fondono in un sistema dinamico e coerente.
Error 404 di Federica Rosetti e Martina Sasso
La tradizione non è memoria immobile, ma una trama viva che continua a generare nuove forme. Dalla griglia romana di Pollenzo emerge una nuova geometria progettuale: un “404 ERROR / GRID NOT FOUND” in cui passato e presente dialogano. Dispositivi spaziali contemporanei, ispirati all’high-tech, rendono visibili strutture, gesti e pratiche della cultura gastronomica, trasformando la convivialità in un dialogo tra epoche e linguaggi.
Mise en Scène di Francesca Bonino e Erika Gabriele
Il rito culinario è un’opera corale: chi prepara, chi accoglie e chi condivide. Per metterla in scena usiamo l’esperienza teatrale come metafora, immaginando uno spazio che orienta lo sguardo e trasforma ogni commensale da spettatore passivo a parte attiva della scena. Qui, sotto la giusta luce, l’umanità diventa protagonista.
Sinestesia di Alessandra Pugno Vanoni
Un’esperienza immersiva e multisensoriale che reinterpreta il fine dining valorizzando la convivialità e la cultura gastronomica italiana. Materiali naturali, comfort acustico, suggestioni olfattive e forme organiche accompagnano gli ospiti in un percorso accogliente, dove spazio, percezione e cibo dialogano in armonia, creando momenti di condivisione autentica.
Spolia di Giovanni Barello e Javier Vallet
Lo spazio del ristorante viene ripensato attraverso la pratica del riuso. Come nell’architettura antica, dove materiali dismessi trovavano nuova vita in nuove costruzioni, qui profili metallici, coppi, legno e vetro diventano elementi costruttivi dell’ambiente. Ognuno conserva la propria storia e il proprio carattere: il risultato è un luogo che non nasconde le proprie origini, ma le trasforma in valore estetico e identitario.
Il Tempo della Terra di Roberta Sorrentino e Alessia Tetaj
Il tempo meteorologico e cronologico guida la vita della terra. La sfida è rendere tangibile questo flusso nel luogo in cui i frutti della natura vengono consumati. Attraverso l’interazione tra materiali e luce, l’ambiente si trasforma e reagisce alle variazioni dal giorno alla notte, raccontando il continuo mutare della natura e riconnettendo l’ospite ai suoi ritmi.
Reverti di Sara Andrea e Alessia Curreli
La materia non divide lo spazio, lo filtra. Lo spazio della ristorazione viene ridefinito traducendo in architettura la selettività del paesaggio delle Langhe: superfici traslucide, riflettenti e opache graduano luce, visione e percezione. Non sono le pareti a separare, ma soglie immateriali che guidano l’esperienza dell’ospite, accompagnandolo fluidamente dall’apertura conviviale della sala all’intimità assoluta del privé.
IED ISTITUTO EUROPEO DI DESIGN
IED è il più grande network europeo di scuole di Arte e Design. Fondato a Milano nel 1966, è presente con 11 campus in 3 paesi, Italia, Spagna e Brasile e con un hub culturale a New York. IED unisce la ricchezza del patrimonio culturale italiano con una visione globale e un forte legame con il contesto locale in cui opera. Il suo modello formativo coniuga pensiero critico, sperimentazione e un approccio transdisciplinare che permette di affrontare sfide reali e rispondere a bisogni contemporanei.
Nel 2022 IED diventa una Società Benefit e formalizza il suo impatto positivo sulla società e sul pianeta. Coerentemente con la mission di utilità sociale della Fondazione Francesco Morelli – proprietaria e custode dell’eredità morale di IED – l’Istituto Europeo di Design si impegna a generare valore condiviso e a favorire l’inclusione sociale attraverso la formazione. Oggi IED e Fondazione operano in un sistema circolare che restituisce conoscenza alla scuola stessa o alla comunità, secondo un modello che alimenta il cambiamento e la trasformazione sociale.
Photo Courtesy: ellostudio IED Torino