Salvi a San Lorenzo: la cena che non ti aspetti..

San Lorenzo. Le sue strade, la sue geometrie, le sue fontanelle agli angoli delle vie che impregnano umidi marciapiedi. Quartiere popolare, umano, di artisti, di intellettuali, di radical chic, di attori, di cantanti, di camerieri, di serrande colorate, di scritte sui muri, di botteghe vintage, di poltrone di velluto, di biliardini, di videoteche, di polvere e lampioni.

Bottiglie, luci e soffitti

San Lorenzo mi sembra un uomo con un lungo cappotto di panno, che se ne va con passo lento, con addosso la sicurezza di chi conosce bene le sue strade e negli occhi la viva disponibilità a sedersi ad un tavolo e raccontarti la sua storia. Perchè San Lorenzo è come una piccola città nella città che respira, vive e parla la sua propria lingua; un mircocosmo autonomo stretto e protetto dalle alte mura Aureliane, dai muri logori e veri che trasudano storia, dalla sua gente che ancora sorride e che spesso parla calabrese..!

Roma, San Lorenzo, Via degli Equi 58, 06 44701060

Dentro San Lorenzo c’è un posto dove puoi sentirti a casa ogni volta che vuoi. Dove le pareti sono di quel tono caldo di orca che rilassa, dove l’atomsfera ti accoglie: bottiglie e lampadine appese al soffittol’abat-jour sul tavolino, tra libri e posate, la chitarra nera nell’angolo, i tavoli di legno, la semplice mise-en-place, i bicchieri ampi e pazienti.

Il menu è sempre attento, sempre in movemento, mai pretenzioso. Una lavagna all’esterno illustra le scelte del giorno.  Le pietanze sono preparate con passione, creatività e gusto nella composizione del piatto. Buone le materie prime, scelti con curiosità i vini, selezionate ed artigianali le buone birre.

Mi sono appena seduta nella sala di destra, dall’ampia finestra posso osservare una San Lorenzo che sembra non si stanchi mai di camminare.  Dopo una giornata così lunga ed articolata ho solamente voglia di abbandonarmi e mangiare qualcosa di buono.

Ordino una “Fassona al sangue” accompagnata da “Spinaci uvetta e pinoli tostati”, al resto ci pensano i  Salvi a San Lorenzo.

Fassona al sale grosso e purè di patate e tartufo

In cucina è un piacere vedere due fratelli all’opera, cuochi e gestori, figli di generazioni di ristoratori Doc! Valerio Salvi ai primi, Valentino Salvi ai secondi. C’è poi Camilla alla composizione degli antipasti e dei dolci, mentre Daniele sorveglia la sala con serietà, competenza ed immancabile battuta pronta.

trittico di antipasti

Per antipasto ci arriva un trittico degno di nota composto da  “Zucchina ripiena gamberi e orata“, leggera e delicata, un “Fiore di zucca farcito con ricotta e parmigiano con salsa basilico” ed una “Zuppetta di lenticchie rosse di montagna biologiche” di Colleluna. Arriva anche a sorpresa un sformatino di broccoli romaneschi, timido, seducente e morbido, che trionfa solitario sulla sua base di salsa al pomodoro mantecata al parmigiano, davvero buono.

"Assolo" di broccolo e letto di pomodoro e parmigiano

dettaglio di un trittico

Poi è il turno delle nostre scelte: Fassona in versione “Tagliata di noce”, cottura rigorosamente au bleu per la sottoscritta, “Filetto danese” cotto à pointin salsa al rosmarino“, entrambi accompagnati da un purè aromatizzato al tartufo nero, e “Paccheri al ragù di orata e olive nere di Gaeta“.  Per la session contorni spiccano i lucidi spinaci, buonissimi, che stringono il loro convincente sodalizio con uva passa e pinoli tostati.

Filetto al rosmarino e purè di patate al tartufo

Dettaglio di un pacchero..

Paccheri al ragù d'orata e olive nere di Gaeta

Spinaci uvetta e pinoli tostati

Chiudiamo con un’ampia fetta di “sbriciolata” rigorosamente della casa, fragrante e zuccherina, accompagnata da un passito e seguita da un caffè.

Camilla, Daniele & i dolci

Nel frattempo sono volate due piacevolissime ore; è sempre bello intrattenersi in due chiacchiere con Valerio, Valentino, Daniele e Camilla, tutti sempre sorridenti.

Valerio Salvi

Valentino Salvi

Guardo fuori, serena, appagata, felice. Dall’ampia finestra posso osservare una San Lorenzo che ancora non si è stancata di camminare. Poi l’occhio mi cade su uomo con un lungo cappotto di panno che cammina lento, che se ne va solo e sicuro, calpestando umidi marciapiedi. Adesso è vicino.  Da qui posso perfino seguire le tracce delle rughe sul suo viso, da qui posso perfino osservare i suoi occhi profondi, le sue mani forti.

Sento la porta aprirsi nell’altra sala, forse è davvero lui, forse siederà qui, forse prendere un bicchiere di vino, forse ci racconterà la sua storia o una delle tante storie di San Lorenzo, che seduti piacevolmente qui ogni sera, potrete ascoltare ogni volta che vorrete.

SaraDeBellis

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