Con l’inizio dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 fissato per il 6 febbraio, la Regina delle Dolomiti svela la sua nuova anima. Dalle icone restaurate all’essenzialità alpina: guida agli indirizzi che hanno vinto la medaglia d’oro dello stile.
L’attesa è finita. Manca pochissimo al 6 febbraio, data in cui i riflettori del mondo si accenderanno sui Giochi Olimpici Invernali. Ma mentre gli atleti affilano le lamine in vista delle gare, una competizione altrettanto cruciale si è già giocata — e vinta — sul terreno dell’ospitalità.
Cortina si presenta all’appuntamento olimpico profondamente trasformata. La città ha saputo evolversi oltre la nostalgia della “Golden Age”, utilizzando il volano dei Giochi per riscrivere la propria identità ricettiva. È un rinascimento che ha visto le grandi dames storiche rifarsi il trucco e nuovi boutique hotel introdurre una visione contemporanea di wellness e accoglienza.
È il tempo della discrezione e della sostanza: spazi che dialogano con le Tofane attraverso vetrate invisibili e spa che puntano al recupero profondo, dove il lusso sta nella qualità del tempo e del silenzio. Per chi raggiungerà la valle per vivere la magia olimpica o per chi cerca il rifugio perfetto lontano dal tifo, abbiamo selezionato i 10 indirizzi imprescindibili che disegnano il nuovo corso di Cortina.
Grand Hotel Ampezzo
Il debutto del Grand Hotel Ampezzo segna la rinascita di un simbolo degli anni Venti, custode per decenni della memoria storica della villeggiatura d’élite. Dopo una lunga chiusura, l’edificio di via della Stazione riapre in soft opening sotto l’egida di Dhom Collection, gruppo che a Cortina consolida la sua presenza affiancando questa struttura al Grand Hotel Savoia e al Lajadira Boutique Hotel & Spa. L’obiettivo non è la nostalgia: il progetto fonde la gravitas asburgica dell’esterno con una rilettura cosmopolita degli interni.
La posizione si conferma strategica, risolvendo il classico dualismo ampezzano tra accessibilità e privacy. Situato nel cuore pulsante di Cortina, l’hotel funge da cerniera tra la dimensione sportiva e quella mondana: la vicinanza alla funivia del Faloria garantisce l’accesso diretto al circuito Dolomiti Superski, mentre le boutique e la vita sociale di Corso Italia restano a pochi passi.
Sul fronte architettonico, le 70 camere e suite sono concepite come esercizi di quiet luxury. L’interior design lavora per sottrazione, eliminando il rumore visivo per lasciare spazio a materiali nobili come marmo, boiserie e legni pregiati. La palette cromatica, giocata sui toni del bianco, del beige e delle sfumature della roccia dolomitica, dialoga con la luce per creare un’oasi di silenzio nel centro della Regina.
Oltre mille metri quadrati disegnano una vera enclave del wellness. L’architettura del benessere alterna l’elemento liquido agli shock termici — dalla piscina all’ice room — ma è la filosofia a fare la differenza. L’obiettivo qui è la Longevity: rituali alpini e ingredienti naturali diventano gli strumenti per un recupero psico-fisico integrale e una rigenerazione profonda.
Grand Hotel Savoia
Fondato nel 1922, il Savoia è un’istituzione che ha attraversato la “Golden Age” del viaggio ospitando teste coronate e jet-set, mantenendo immutato il suo posto in prima fila sullo skyline ampezzano. Oggi, sotto l’egida di Radisson Collection, l’hotel vive una seconda giovinezza grazie al restauro curato da Schema 4 Architects (2021). L’approccio non cerca la rottura, ma una rilettura colta: la sfida era conservare lo status storico infondendo una freschezza capace di rispondere all’interrogativo: “In tempi di eccesso, cosa è appena sufficiente?”.
Il risultato è una sintesi felice tra calore rustico ed eleganza cosmopolita. Gli interni traducono l’ambiente alpino attraverso una palette che attinge direttamente dalla natura: il verde chiaro dei larici, il grigio roccioso della Dolomia, il moka della terra. È un continuum visivo che annulla i confini con l’esterno e scivola silenziosamente anche all’interno delle 132 camere e suite.
Qui, l’estetica dello chalet tradizionale evolve in un rifugio privato contemporaneo. La sensazione di home away from home è affidata al calore tattile del parquet, che dialoga con una tecnologia hi-tech onnipresente ma invisibile, garantendo una connettività fluida senza mai spezzare l’atmosfera ovattata e intima della stanza. Il manifesto dell’esclusività, però, si scrive al nono piano: la Royal Suite Savoia è una residenza di 87 metri quadrati che ridefinisce il concetto di privacy: tre camere, terrazza panoramica e, dettaglio cruciale per delegazioni e celebs, un ascensore privato che garantisce l’anonimato assoluto.
L’ambizione si sposta in cucina, dove l’hotel sfida il pregiudizio della ristorazione interna per aprirsi alla città. Se il Ristorante Savoy, guidato dallo chef Luigi Sarsano, rilegge la tradizione con mano leggera (imperdibili i casunziei alla barbabietola), la rottura degli schemi arriva con il 1224 Restaurant. Inaugurato a fine 2024 e affidato allo chef Michele Mezzarosa, questo spazio fine dining punta tutto sul pesce: un’alternativa iodata e raffinata alla classica cucina di selvaggina. Il nome omaggia l’altitudine, ma l’ambizione vola decisamente più in alto.
Il cuore sociale batte sulla 1224 Terrazza: con la sua vista a 360 gradi sulle Tofane, è il place to be per l’après-ski e la vita notturna, tra cocktail signature e dj set. Per ritrovare l’armonia ci pensa poi la Savoia Spa: 700 metri quadrati di rigenerazione in partnership con [comfort zone], dove piscina, saune e trattamenti sportivi chiudono il cerchio di un’ospitalità che sa essere business, leisure e lifestyle allo stesso tempo.
Hotel Ancora
L’Hotel Ancora rappresenta l’irruzione del design contemporaneo nel tessuto storico di Cortina. Nato nel 1826 e da sempre simbolo dell’ospitalità ampezzana, l’hotel rinasce oggi come membro di The Leading Hotels of the World grazie alla visione di Renzo Rosso. Il patron di OTB non si è limitato a un restauro conservativo, ma ha orchestrato una metamorfosi che trasforma l’indirizzo più antico della città in un hub di stile internazionale.
L’operazione, definita un “restauro emotivo“, gioca sul contrasto. All’esterno, la celebre facciata con i balconi in legno decorato continua a dominare Corso Italia, confermandosi punto di osservazione privilegiato per i rituali sociali della Regina. Varcata la soglia, però, il folklore lascia spazio a una visione high-fashion curata dallo studio Charles & Co di Vicky Charles. L’obiettivo era evitare la serialità alberghiera per ricreare la dimensione di una residenza privata d’autore: «Vorrei che gli ospiti si sentissero a casa», spiega Rosso, che ha voluto riempire gli spazi di libri scelti personalmente e pezzi del suo archivio, per permettere a chi soggiorna di «ritagliarsi un viaggio nel viaggio».
Il progetto bandisce la standardizzazione. Le 35 camere (e non più 38, in una logica di maggiore respiro) sono pezzi unici, “rifugi” progettati per essere audaci ma mai rumorosi. Materiali vernacolari come il larice e la pietra locale dialogano con velluti e tessuti tattili, in una palette che vira sui toni caldi della ruggine, del salvia e dei bruni profondi.
Gli spazi comuni sono concepiti come un’estensione fluida della vita urbana. La storica terrazza su Corso Italia diventa un salotto open-air che vive dalla colazione all’aperitivo, mentre il sottosuolo cela un club dedicato alla mixology riservata. Anche il benessere trova una sua dimensione precisa: un rifugio di 200 metri quadrati curato, con sauna, bagno turco e trattamenti firmati.
La filosofia della personalizzazione, vera cifra stilistica della gestione Rosso, investe anche la proposta gastronomica, orchestrata dall’Executive Chef Andrea Crivetto attraverso una doppia declinazione: la convivialità rilassata de La Veranda e l’intimità esclusiva de Il Ristorante. Il percorso sensoriale dell’Ancora prosegue poi nel mondo del beverage con due concetti distinti: il Drinks & Bites, tempio della mixology d’autore per una pausa veloce, e il Club Brave, l’anima underground che promette di riaccendere e ridisegnare la notte cortinese.
Eight Cortina
Cambio di guardia e cambio di pelle per uno degli indirizzi più pesanti della toponomastica ampezzana. L’ex Hotel Europa, fino al 2022 gioiello di Mauro Benetton, rinasce come Eight Cortina. Al timone c’è ora Solido Holding della famiglia D’Avanzo, già veterana dell’hôtellerie di charme, che ha scelto la via del “lusso sartoriale” per ridisegnare la mappa dell’accoglienza in centro storico.
L’intervento è radicale, ma gioca di sottrazione. La prima mossa è stata drastica: ridurre per amplificare. «Siamo passati da 60 a 37 camere, più grandi, più accoglienti», spiega Fabrizia D’Avanzo. Una scelta controcorrente che sacrifica la densità per lo spazio vitale, trasformando ogni stanza in un rifugio privato avvolto dalle montagne. Il design, curato internamente dal dipartimento Eight Lab, fugge l’anonimato delle grandi catene internazionali. L’obiettivo era evitare l’effetto “non luogo”: qui il legno e la pietra non sono decorazioni, ma connessioni dirette con il territorio, rilette in chiave contemporanea grazie anche a pezzi firmati LAGO.
Ma la vera sfida è stata maneggiare un “mostro sacro”: il VIP Club. Set iconico di Vacanze di Natale, il locale dove il Billo di Jerry Calà corteggiava la Ivana di Stefania Sandrelli tra una suonata e l’altra, è stato trattato con i guanti bianchi. Niente stravolgimenti, solo un sapiente maquillage tecnico. Il pianoforte resta dov’è, così come il leggendario pavimento in legno proveniente da un castello scozzese del XVIII secolo. La formula rimane intatta, mantenendo vivo il glamour che ha fatto la storia della notte cortinese.
A governare la cucina c’è l’executive chef Davide Alberti. Classe 1989, un passaporto timbrato tra Londra, Ibiza e l’Amazzonia, Alberti dirige due orchestre diverse: al Bistrot va in scena la tradizione solida, al VIP Club una cucina di ricerca e sperimentazione.
Il servizio punta all’invisibilità e all’iper-personalizzazione, gestito da un team di 70 professionisti addestrati ad anticipare i desideri, dalla biancheria cifrata alla consegna del quotidiano preferito. Con la colazione rigorosamente homemade affacciata sulle Dolomiti e una spa con piscina in arrivo, l’Eight Cortina non cerca di replicare il passato, ma di scriverne il sequel più esclusivo.
Lajadira Boutique Hotel & Spa
Il lusso cambia paradigma e sceglie la sottrazione: niente eccessi, solo sobria eleganza. Riaperto nel dicembre 2025 sotto l’egida di DHOM Collection, il gruppo guidato da Rosanna Conti, il Lajadira Boutique Hotel & Spa ridefinisce le coordinate dell’ospitalità alpina. Dopo un attento restyling che ne rinnova lo spirito senza intaccarne l’identità, qui il termine quiet luxury smette di essere una buzzword per diventare architettura e servizio.
Defilato quanto basta nel quartiere residenziale di La Riva, il Lajadira è un rifugio di quiete a pochi minuti dalla mondanità del centro. La struttura è un inno alla materia: legno di larice spazzolato e pietra locale sono elementi vivi che, inondati dalla luce delle grandi vetrate, dialogano costantemente con le 5 Torri. È un design “mountain modern” che pulisce la tradizione dal folklore, puntando su linee essenziali e una sostenibilità concreta, garantita dall’uso di energia 100% rinnovabile.
Ma il vero cambio di passo si registra nel format dell’accoglienza. Nelle Private SPA Suites, il benessere esce dai confini della Spa comune per diventare un fatto privato: sauna finlandese, bagno turco e jacuzzi entrano direttamente in camera per un isolamento sensoriale totale. Per chi cerca la dimensione sociale, la Lajadira SPA rimane il tempio: piscina riscaldata vista Dolomiti, cascata di ghiaccio e trattamenti sartoriali compongono un percorso di rigenerazione assoluta.
A tavola, le regole cambiano ancora. Il ristorante La Taverna, regno dello chef Carmelo Librizzi, non si limita al repertorio classico. La cucina è un ponte audace tra le Dolomiti e il Mediterraneo: qui i casunziei alla barbabietola convivono con la tartare di gambero di Mazara e i tagliolini cacio e pepe, in un gioco di contaminazioni che porta il mare in quota. E per i momenti in cui il lusso coincide con la libertà informale, il servizio Pizza Palace propone pizze gourmet da gustare in camera o nel living, per un’esperienza svincolata da orari e etichette.
Hotel Tofana
Spostando il baricentro dalla mondanità del Corso verso i 1.527 metri di Pocol, l’Hotel Tofana riscrive le regole del lusso alpino. Qui la Unique Selling Proposition è fisica, tangibile: posizionato direttamente sulla pista Rosà n. 23, l’hotel è l’incarnazione del vero ski-in/ski-out. Collegato fluidamente alla cabinovia Skyline e alla seggiovia Olimpia, garantisce allo sciatore il lusso supremo: azzerare la logistica, cancellare le attese. Dalla colazione alla prima curva sulla neve non ci sono filtri.
L’architettura interna è un manifesto di “Alpine modern“, dove il design si piega alla funzionalità biologica. L’uso massiccio del legno di cirmolo e larice non è un vezzo estetico, ma una tecnologia naturale: note per le proprietà rilassanti e capaci di abbassare la frequenza cardiaca, trasformano le camere in camere di decompressione per il recupero psicofisico. Un concetto ampliaicato nelle suite come la “Croda da Lago” o la “5 Torri”: vere micro-spa private con saune a infrarossi e vasche freestanding vista Dolomiti, progettate per chi cerca l’intimità assoluta.
La gestione dei tempi è dettata dai bioritmi dello sportivo. La formula della “3/4 board” scandisce la giornata perfetta: colazione energetica per l’apertura impianti, merenda sostanziosa al rientro (rito sacro del dopo-sci) e cena gourmet a quattro portate. È un all-inclusive di alto profilo che permette di delegare ogni pensiero organizzativo.
Doppia anima anche nel wellness, che risolve l’eterno conflitto tra le esigenze della famiglia e quelle della coppia. Da una parte la piscina interna di 15 metri con isola d’acqua, hub sociale e ludico; dall’altra il santuario “adults only”, un’area di silenzio rigoroso con sauna finlandese a 90°, biosauna e percorso Kneipp. A chiudere il cerchio del recupero muscolare ci pensano i rituali specifici, come il massaggio con timbri caldi alle erbe alpine: una tecnica che lavora sul metabolismo e scioglie le tensioni, restituendo al corpo l’energia per affrontare nuove vette.
Hotel de Len
Nel salotto buono di Cortina, l’Hotel de Len segna la rottura concettuale più netta, visibile già al primo sguardo. Il progetto dello studio GRIS+DAINESE riscrive l’estetica alpina partendo proprio dall’involucro: un gioco di equilibri tra legno, vetro e acciaio che cita il passato per superarlo. Il rivestimento in larice, con le sue tavole inclinate, evoca la memoria dei fienili storici ma ne accelera il ritmo. A rompere la continuità materica intervengono l’acciaio nero dei serramenti e le grandi vetrate, che smaterializzano i confini portando il paesaggio dentro l’architettura.
Dietro la facciata contemporanea si nasconde una tecnologia invisibile. Grazie alla partnership con la svizzera SOLS e all’uso di materiali attivi come Magma13, le camere sono concepite come “macchine per il recupero”: spazi schermati dall’inquinamento elettromagnetico e riequilibrati energeticamente. È un approccio da bio-hacker, dove il soggiorno diventa una terapia passiva per disintossicarsi dall’iperconnessione.
Il design degli interni prosegue questa ricerca di purezza. Niente opulenza, ma un minimalismo caldo: le 22 camere — ognuna diversa per essenze, dall’abete antico al cirmolo — sono gusci tattili dove la luce naturale scolpisce i volumi.
La ricerca dell’elevazione culmina all’ultimo piano, proprio lì dove le grandi vetrate aprono la vista sulle vette. La Spa panoramica è un rifugio sospeso: tra saune, bagni di vapore e una vasca idromassaggio en plein air affacciata sulla Faloria, il percorso benessere diventa un dialogo privato con la montagna. Col bel tempo, il rooftop si trasforma in un’oasi per lo yoga e la contemplazione.
A chiudere il cerchio della rigenerazione è la tavola. Il ristorante, sotto la firma dello chef Andrea Ribaldone, porta nel piatto la stessa filosofia: materia prima locale, rispetto assoluto per la natura e un tocco contemporaneo che eleva i sapori alpini senza tradirli.
Rosapetra Spa Resort
Defilato quanto basta per garantire il silenzio, connesso quanto serve per non perdere la scena. A Zuel di Sopra, il Rosapetra Spa Resort ridefinisce le coordinate del buen retiro ampezzano. Membro di Small Luxury Hotels of the World e gioiello della collezione Relegance, il resort porta un nome che è già un manifesto poetico: celebra l’enrosadira e la pietra locale, elementi che l’architettura vernacolare porta dentro le mura, spogliandoli del folklore per vestirli di un design contemporaneo caldo e avvolgente.
Il concept è chiaro: “home away from home“. Ma è una casa arricchita da un collezionismo colto, dove le opere di Enzo Fiore e Mario Arlati dialogano con il legno di abete e la pietra, nobilitando gli spazi comuni in un equilibrio sottile tra arte e natura.
La stessa cura sartoriale plasma la dimensione privata. La nuova Penthouse Suite, nata dalla collaborazione con il brand di design Henge, è un manifesto di 90 metri quadri: camino a vapore, wellness privato e una terrazza di 50 metri affacciata sulle Tofane. Non sono da meno la Signature Suite, un open space sensoriale con Jacuzzi privata e tessuti avvolgenti, e la Romantic Dolomites, iconica con la sua vasca in legno circolare sul soppalco, vero nido per esteti.
Scesi dagli sci, inizia il secondo tempo. La Spa è un’enclave di rigenerazione che mixa il rigore scientifico svizzero di Valmont alla filosofia olistica di Herbal Touch. Qui nulla è lasciato al caso: una Personal Spa Assistant disegna percorsi su misura tra la piscina panoramica a 30°C e i rituali massoterapici come l’esclusivo “Hatma”. Anche il fitness guarda al futuro con l’innovativo sistema Technogym Universe.
Quando il sole cala e le cime si tingono di rosa, il resort cambia ritmo. La Terrazza 26 diventa il salotto open air per l’aperitivo con DJ set e cocktail signature, preludio ideale alla cena al Ristorante Vista, dove la tradizione locale viene riscritta con accenti gourmet in un’atmosfera di vibrante intimità.
Faloria Mountain Spa Resort
Il Faloria Mountain Spa Resort è un gesto architettonico radicale, che supera la retorica dello chalet per imporre un nuovo codice alpino. L’intervento di espansione e restyling firmato dall’architetto Flaviano Capriotti (2019) rifiuta il mimetismo per instaurare un dialogo alla pari con le Dolomiti. Pietra Dolomia e larice spazzolato diventano volumi netti che emergono dalla terra con rigore formale, disegnando un’estetica che prosciuga la tradizione da ogni orpello per restituirne la pura potenza geometrica.
Il progetto nasconde un’anima colta. Capriotti ha trasformato gli interni in un erbario di design: le testate dei letti riproducono dieci fiori autoctoni selezionati dall’atlante settecentesco “Florae Austriacae” di Nikolaus von Jacquin. È un dettaglio che unisce botanica e cultura visiva, trasformando le 65 camere in piccoli musei naturali. Il vertice di questa narrazione si tocca nelle nuove Tofane Suites e nella Penthouse Suite, affacciata sullo storico trampolino olimpico: qui i soffitti a doppia altezza e le vetrate a tutta parete incorniciano le montagne come opere d’arte viventi.
La Spa del Faloria è, per dimensioni e concezione, una delle più imponenti dell’intero arco alpino. 1.000 metri quadrati di puro benessere. La piscina semi-olimpionica a tre corsie, con le sue tessere di vetro di Murano, tinge l’acqua di un verde lacustre profondo, mentre la Vitality Pool si proietta verso l’esterno guidando lo sguardo sul Monte Faloria in un continuum visivo di forte impatto. Sauna, fontana di ghiaccio e sale trattamenti completano il circuito, disegnando un recupero funzionale di alto livello.
Gli spazi comuni celebrano una socialità raffinata attorno al fuoco. La grande stufa in maiolica, citazione colta delle case ampezzane, domina la lounge, riscaldando l’atmosfera dopo lo sci. A tavola, la scena è dominata dallo chef Giovanni Gagliardo. La sua cucina è un ponte geografico che porta ingredienti di prossimità e accenti mediterranei nel cuore delle Alpi, serviti in un ristorante vetrato separato dal bistrot da una scenografica parete in pietra a spacco “opus incertum”.
Casa Guargnè: l’eleganza della misura a Verocai
Nello scenario delle grandi riqualificazioni ampezzane, Casa Guargnè gioca una partita diversa, quasi in contropiede. Lontana dai riflettori dei grandi poli del lusso, questa struttura sceglie la via del boutique hotel puro, eleggendo la tranquilla enclave residenziale di Verocai a proprio quartier generale. Qui il concetto di “casa” è una filosofia operativa: un’accoglienza calibrata sui rapporti umani, dove il servizio vince per empatia e capacità di risoluzione immediata.
L’estetica segue la linea del mountain modern: un codice stilistico che asciuga il rustico dai suoi eccessi per lasciare spazio a linee pulite e comfort contemporaneo, senza mai raffreddare l’atmosfera. Nelle camere, la funzionalità sposa la contemplazione. I balconi sono affacci diretti sulla fauna locale e la presenza di binocoli in dotazione è il dettaglio che fa la differenza: un invito silenzioso a trasformare la finestra in un osservatorio privato, scrutando il bosco alla ricerca di cervi e caprioli.
Le dimensioni contenute non impongono rinunce, anzi, concentrano l’esperienza. Il ristorante interno traccia rotte mediterranee in un ambiente raccolto, mentre la terrazza solarium dilata gli spazi trasformandosi in un living en plein air appena il meteo lo consente.