Struttura materica, trazione acida e vocazione al tempo. Dalla prova d’assaggio romana di Derthona on Tour emerge l’identità plurale di una denominazione giunta a piena maturità tecnica: cinque letture per tracciare la geografia contemporanea del Timorasso e decifrare il rigore del millesimo 2024.
Dalla prova d’assaggio andata in scena al WEGil di Roma per la tappa capitolina di Derthona on Tour 2026 — appuntamento promosso dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi con il coordinamento di Vinòforum — emerge il ritratto fedele di una denominazione matura.
Archiviata la fase pionieristica e avviata verso l’obiettivo dei 3,5 milioni di bottiglie entro il 2027, la realtà tortonese conferma la tenuta del proprio modello tecnico proprio nel misurarsi con le insidie del millesimo 2024. Sotto il profilo meteorologico, l’annata è stata infatti segnata da precipitazioni incessanti tra febbraio e la metà di luglio: l’elevato tasso di umidità, unito al caldo anomalo, ha imposto interventi tempestivi e determinato una severa contrazione delle rese in diverse parcelle del comprensorio.
Eppure, in questo scenario di estrema difficoltà, il Timorasso ha dato prova di assoluto carattere. Il rigore nella gestione agronomica e nelle scelte di cantina ha tradotto una stagione complessa in un autentico esercizio di precisione stilistica, restituendo vini verticali e taglienti. Si conferma così la vocazione del varietale: un bianco dalla struttura paragonabile a un rosso da invecchiamento, governato da una pronunciata spinta acida, spiccata matrice salina e uno straordinario potenziale evolutivo.
Un’identità solida ma plurale, che varia sensibilmente al mutare delle altitudini, della composizione marnosa dei suoli e delle scelte di cantina. Ecco cinque letture del millesimo 2024 che tracciano la geografia del Derthona contemporaneo, dall’Alto Monferrato ai crinali storici di Monleale, Costa Vescovato e Montemarzino.
Sassaia – De Alessandrini
Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso 2024
Boveri Luigi
Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso 2024 (Filari di Timorasso)
Vigneti Letizia
Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso “Stappasogni” 2024
Vigneti Massa
Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso “Costa del Vento” 2024
Davico Stefano Wines
Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso “Regina” 2024
Sassaia – De Alessandrini Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso 2024
Terroir e Cantina. A Capriata d’Orba, tra le colline dell’Alto Monferrato, il progetto fondato da Enrico de Alessandrini — formazione enologica alla UC Davis e origini liguri-piemontesi — insieme alla moglie Ellen coniuga gestione agronomica di precisione e sensibilità borgognona, avvalendosi della consulenza di Pierre Naigeon, autorevole vigneron di Gevrey-Chambertin noto per l’approccio purista e la maestria nelle micro-vinificazioni.
I venti ettari aziendali, certificati SQNPI, poggiano su un antico fondale marino, da cui il nome stesso della tenuta, Sassaia (“letto roccioso”): matrici ricche di scheletro e minerali capaci di imprimere grande struttura e una decisa vena salina a una produzione declinata tra varietà autoctone e internazionali (Timorasso, Dolcetto, Nebbiolo, Pinot Nero e Chardonnay), guidata dal Derthona Platinum, cru di punta dell’azienda, da anni stabilmente ai vertici della critica e annoverato tra i bianchi piemontesi più rappresentativi.
Dalla parcella di Vigna Monleale nasce invece il Derthona Colli Tortonesi Doc Timorasso 2024, bianco dal profilo teso e verticale. Mappate via satellite e vendemmiate a mano all’alba in cassette da 6 kg per preservarne l’integrità, le uve subiscono un immediato abbattimento termico a 5 °C utile a fissare il corredo aromatico primario. La vinificazione prevede una pressatura soffice a grappolo intero, fermentazione spontanea e nove mesi di affinamento in barrique neutre di rovere francese Chassin per calibrare con estrema misura l’apporto del legno. Scanditi dalle fasi lunari, i travasi illimpidiscono il vino in modo naturale senza bisogno di chiarifiche, preservandone la struttura e la naturale attitudine all’invecchiamento.
Degustazione. Degustazione. Nel calice, una brillante veste giallo paglierino animata da lievi riflessi dorati anticipa un profilo olfattivo sfaccettato e cangiante. L’esordio su note dolci di miele, fiori e frutta a polpa bianca — segnato da un netto richiamo alla pesca — evolve rapidamente, fondendo frutta secca, sfumature speziate, accenti balsamici d’eucalipto e una profonda impronta iodata. Al palato il sorso è tonico e di straordinaria persistenza, sostenuto da una freschezza tesa che ne preannuncia l’eccellente potenziale evolutivo.
Boveri Luigi Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso 2024
Terroir e Cantina. A Montale Celli, frazione di Costa Vescovato, l’azienda guidata da Luigi Boveri e Germana Ciccotti — affiancati dai figli Francesco (enologo), Matteo e Sara — figura tra le realtà storiche del rilancio territoriale: fondata nel 1987 e giunta al primo imbottigliamento nel 1992, conta una produzione di circa 80.000 bottiglie annue distribuite tra mercato interno ed estero, guidata dal Derthona “Filari di Timorasso”, etichetta di riferimento e di autentica aderenza territoriale, insignita dei Tre Bicchieri Gambero Rosso e dei Cinque Grappoli Bibenda.
I 28 ettari vitati si distribuiscono in diverse parcelle tra Costa Vescovato e i comuni limitrofi. Nei 18 ettari a bacca nera (Barbera destinata ai cru Boccanera e Poggio delle Amarene, oltre a Croatina e Bonarda), le matrici argilloso-calcaree garantiscono materia e struttura; i 10 ettari a bacca bianca (Timorasso, Cortese e Moscato) insistono invece su marne calcaree, substrato d’elezione per imprimere sapidità e longevità.
Fedele al principio che «il vino si fa in vigna», Luigi Boveri applica a ogni fase produttiva un dogma rigoroso ma non interventista: una volta assicurata la perfetta integrità della materia prima, il lavoro in cantina si limita ad assecondarne l’identità. Il protocollo tecnico esclude infatti macerazioni pellicolari o criomacerazioni, privilegiando una vinificazione in bianco essenziale, seguita da un lento bâtonnage sulle fecce fini e dall’imbottigliamento a quasi dodici mesi dalla raccolta.
Degustazione. Brillante e intenso nella sua veste giallo paglierino, è un vino destinato ad arricchirsi di riflessi dorati con l’invecchiamento. Al naso regala un bouquet fresco ed elegante: aromi di pesca e bergamotto si fondono con erbe aromatiche e una marcata scia salmastra e minerale. In bocca è caldo, strutturato e di grande persistenza, sorretto da una perfetta acidità. Viene servito a 12°C in calici di media ampiezza.
Vigneti Letizia Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso “Stappasogni” 2024**
Terroir e Cantina. Tra Oltrepò Pavese e Piemonte prende forma il progetto di Aldo Dallavalle. Avviato alla cura della vigna fin da giovanissimo dal nonno e dallo zio, fonda l’azienda agricola Finigeto nel 2005 ad appena diciannove anni, per poi inaugurare la sua prima cantina nel 2012. A ridisegnare i confini produttivi è tuttavia la forza del terroir tortonese: nel 2023, con il confronto e il supporto di figure storiche del territorio come Walter Massa, Dallavalle acquisisce terreni a Monleale e dà vita a Vigneti Letizia.
Oggi il patrimonio vitato conta 47 ettari divisi tra i due territori — una dualità sintetizzata nel logo aziendale dai due triangoli compenetrati attorno a un vinacciolo — unendo vocazioni diverse ma profondamente complementari. Autentico crocevia tra Piemonte, Lombardia, Emilia e Liguria, le matrici argilloso-marnose del Tortonese imprimono ai vini spiccata sapidità e una netta propensione all’invecchiamento. Ad interpretare il potenziale di queste colline sono etichette come il Piccolo Derthona e il Monleale Carpe Diem, guidate dal vino simbolo della tenuta: il Derthona Timorasso Stappasogni.
Prodotto in circa 7.000 bottiglie da parcelle esposte a nord-est a 300 metri d’altitudine sui colli di Monleale. Dopo una breve macerazione pellicolare a freddo per estrarne il corredo aromatico, viene vinificato in acciaio con una sosta di dodici mesi sulle fecce fini, per poi completare l’affinamento in bottiglia prima del rilascio sul mercato. In vigna si applica il protocollo sostenibile “Love Nature”, mentre in cantina l’enologo Marco Terzoni traduce la materia prima coniugando rigore tecnico e totale rispetto del varietale. La filosofia è chiara: produrre «vini secondo natura», complesse espressioni di ogni singola annata, ma capaci di regalare immediatezza, grande bevibilità e un’eleganza pulita.
Degustazione. Paglierino limpido e brillante. All’olfattivo è complesso: mette subito in evidenza i descrittori varietali e minerali di pietra focaia e idrocarburo, integrati a susina gialla, pesca bianca, bergamotto, biancospino e note esotiche, con accenni ed erbe officinali di biancospino, fiori bianchi ed erbe officinali. In bocca regala un sorso dinamico, pulito e straordinariamente corrispondente. La tessitura morbida è sostenuta da una sferzata di fresca acidità agrumata e da una marcata impronta salina. Il finale è lungo, teso e persistente, arricchito da eleganti ritorni di finocchio selvatico, camomilla, tè verde, liquirizia e un piacevole richiamo di mandorla. Un Timorasso di grande razza, dal sorso ritmato e profondo, capace di evolvere nel tempo.
Vigneti Massa Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso “Costa del Vento” 2024
Terroir e Cantina. Sulle dorsali marnose di Monleale, il nome di Vigneti Massa coincide storicamente con il recupero e la definitiva affermazione del Timorasso. Erede di una tradizione agricola avviata nel 1879, negli anni Ottanta Walter Massa ha codificato un nuovo paradigma per il territorio: scommettendo sul potenziale inespresso del vitigno, ha dimostrato come questa varietà autoctona — allora a forte rischio di estinzione — potesse generare espressioni di monumentale struttura e inaspettata longevità.
Oggi l’impostazione produttiva si fonda su una rigorosa lettura parcellare: accanto al Derthona, etichetta identitaria di riferimento, il carattere dei singoli suoli è restituito da cru emblematici come Sterpi e Montecitorio, per trovare la sintesi più alta nel Costa del Vento. Espressione di una singola vigna segnata da matrici argilloso-calcaree e da una costante ventilazione, il vino nasce da un protocollo artigianale rigoroso e minimamente interventista: a una macerazione pellicolare a freddo di circa quaranta ore segue la fermentazione spontanea con lieviti indigeni, completata da un affinamento in acciaio di dodici mesi sulle fecce fini cadenzato da bâtonnage regolari.
Degustazione. Nel calice, il Derthona Timorasso Costa del Vento 2024 di Vigneti Massa si veste di un lucente colore giallo dorato, denso e luminoso, che preannuncia la ricchezza strutturale e densità materica. Portato al naso, l’impatto è generoso e ricchissimo di sfumature: esordisce con note polpose di mela, pesca e albicocca matura, subito sostenute da avvolgenti richiami di pappa reale e da un tocco croccante di nocciola, mentre sullo sfondo si armonizzano freschi profumi di erbe della macchia mediterranea.
Un sorso potente e dinamico, segnato da un attacco caldo e avvolgente che si distende con un passo lungo e misurato; la spiccata vena sapida e minerale – impronta stilistica inconfondibile dei terreni argillo-marnosi di Monleale – bilancia alla perfezione la materia del vino, lasciando sul finale un nitido ed elegante ritorno retroolfattivo di camomilla, prolungando il ricordo e sigillando la straordinaria persistenza.
Davico Stefano Wines Derthona Colli Tortonesi Doc – Timorasso “Regina” 2024
Terroir e Cantina. Attiva dai primi dell’Ottocento, l’azienda agricola Davico Stefano si sviluppa a Montemarzino, crocevia collinare tra Monleale e la Val Curone. Lungo la linea del 45° parallelo — latitudine storicamente vocata alla grande viticoltura mondiale —, la famiglia mantiene un’impostazione rigorosamente artigianale. Alla guida della tenuta c’è Stefano Davico, forte di una profonda conoscenza maturata in oltre sessanta vendemmie. I quattro ettari vitati, situati a quattrocento metri d’altitudine, riposano su suoli marno-calcarei e argillosi ricchi di scheletro e minerali: un patrimonio geologico che imprime ai vini una netta propensione all’invecchiamento.
Supportata da una gestione agronomica incentrata sulla biodiversità, priva di diserbanti, e da protocolli di cantina minimamente interventisti, la produzione si attesta su una tiratura limitatissima, restituendo un’interpretazione fedele del terroir tortonese. Sintesi assoluta di questa vocazione è il Timorasso Regina, espressione nitida ed essenziale del varietale. La vinificazione segue una filosofia rigorosa e rispettosa: la fermentazione in acciaio a temperatura controllata ne preserva intatto il corredo aromatico, mentre la prolungata sosta sui lieviti indigeni — condotta per circa dodici mesi in acciaio prima dell’affinamento in bottiglia — bilancia la vibrante freschezza del sorso garantendone l’eccellente potenziale evolutivo.
Degustazione. Si presenta in tutta la sua luminosità con sfumature cristalline e brillanti. L’esame olfattivo rivela un bouquet di rara grazia ed eleganza: un intreccio delicatissimo dove fragranti profumi di acacia e sfumature florali di violetta si fondono con vivaci note di agrumi e richiami di frutta fresca. Al palato, la trama si mostra raffinata: il sorso è pulito, sorridente e molto fine, guidato da un’impostazione diretta ed essenziale che evita ogni appesantimento. È un vino molto aggraziato, capace di bilanciare la naturale struttura del Timorasso con un profilo armonioso, fresco e sottile, che invita continuamente al riassaggio lasciando una scia di candida eleganza.
Foto in evidenza: Zoltan Szarvas da Pixabay
Foto bottiglie: Courtesy of Sassaia, Boveri Luigi, Vigneti Letizia, Vigneti Massa, Davico Stefano Wines