Oltre 5.000 presenze e 30 realtà monastiche nel borgo cistercense per il quinto capitolo di Vini d’Abbazia. ARSIAL chiama a raccolta Enrico Chiavacci (Marchesi Antinori), Violante Cinelli Colombini (MTV) e Roberto Cipresso per delineare le strategie future del comparto tra marketing, accoglienza e territorio.
La quinta edizione di Vini d’Abbazia, appena conclusasi nello scenario dell’Abbazia di Fossanova, consolida il valore culturale e commerciale del comparto. Promossa da Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina e dall’Azienda Speciale Informare, la manifestazione registra un incremento del 25% delle presenze rispetto all’anno precedente, superando i 5.000 visitatori nella tre giorni dal 12 al 14 giugno. La tre giorni unisce banchi d’assaggio delle 30 realtà monastiche presenti, sessioni di approfondimento e masterclass dedicate alle produzioni d’abbazia, affiancando ai percorsi di degustazione i microscatti della mostra ViCro – Il vino al microscopio e i confronti tecnici dedicati alle strategie di mercato e alla valorizzazione dei vitigni autoctoni.
«Vini d’Abbazia ci ricorda, prima ancora dei disciplinari, dei mercati e delle denominazioni, l’esistenza di luoghi come Fossanova: scrigni del sapere agricolo che da millenni osservano la natura e tramandano conoscenze da una generazione all’altra. Il futuro ha bisogno di innovazione, ma anche di memoria. La sfida più importante per il Lazio è proprio questa: continuare a sperimentare senza perdere il legame con ciò che ci rende unici», dichiara Massimiliano Raffa, Presidente di ARSIAL.
L’anima gotica di Fossanova
L’Abbazia di Fossanova rappresenta il più antico esempio d’arte gotico-cistercense in Italia. La sua storia inizia nel 1135, quando una comunità di monaci cistercensi provenienti dalla Savoia si insedia nell’antico monastero benedettino preesistente, avviando nel 1163 la costruzione del complesso attuale. Furono proprio i monaci, con il loro lavoro di ingegneria idraulica, a scavare il canale di bonifica necessario a risanare la pianura pontina, all’epoca paludosa: da quello scavo, la fossa nuova, derivò il nome stesso del complesso, che Papa Innocenzo III consacrò solennemente nel 1208.
Qui, nel borgo laziale dove nel marzo del 1274 si spense San Tommaso d’Aquino, oltre 30 cantine monastiche e produttori laici si sono dati appuntamento per testimoniare come il vino sia, oggi più che mai, espressione di biodiversità, ricerca scientifica e identità territoriale.
L’apertura ufficiale è affidata alla Prefetta di Latina, Vittoria Ciaramella, alla presenza del Presidente della Camera di Commercio Frosinone Latina, Giovanni Acampora.
«La manifestazione si conferma un punto di riferimento nazionale, capace di valorizzare le eccellenze vitivinicole e il territorio attraverso un modello che aggrega cultura, ricerca, innovazione e tradizione. Sosteniamo questo progetto all’interno di una strategia di promozione territoriale condivisa con la Regione Lazio, offrendo alle imprese un’importante occasione di visibilità e confronto internazionale», dichiara Giovanni Acampora, Presidente della Camera di Commercio Frosinone Latina.
Dopo la benedizione di rito, a cura di Padre Andrea David, la rassegna si apre tra i colori degli Sbandieratori di Cori e l’inaugurazione, all’interno del Chiostro, della mostra “ViCro – Il vino al microscopio”. Firmata dal fotografo naturalista e divulgatore Valerio Mezzanotti e sviluppata in sinergia con istituti di ricerca enologica, l’esposizione rivela la struttura profonda della materia attraverso microfotografie a luce polarizzata. Gli scatti catturano elementi chimici strutturali — come tannini, polifenoli e cristalli di acido tartarico — che, ingranditi fino a 400 volte, abbandonano l’invisibilità per manifestarsi in precise mappature geometriche e nette variazioni cromatiche.
Il percorso della manifestazione unisce così l’indagine visiva alla valorizzazione del territorio e dell’intera filiera agroalimentare: ai banchi d’assaggio dedicati ai vini monastici si affiancano le produzioni gastronomiche locali e sessioni di approfondimento tecnico focalizzate sulle proprietà nutraceutiche e le virtù qualitative dell’olio extravergine d’oliva.
Cremisan: la vite coltiva la pace
Dalla Terra Santa ai banchi di Fossanova: i vini del Monastero di Cremisan raccontano una storia di frontiera. La cantina sorge infatti a pochi chilometri da Gerusalemme, sulla linea di confine tra Betlemme e Beit Jala. Qui, l’opera fondata nel 1891 dal missionario don Antonio Belloni sui resti di un insediamento bizantino del VII secolo integra da subito la viticoltura, sfidando la complessità del territorio e ricavando i caveau di affinamento direttamente nel ventre della roccia calcarea della Giudea.
La svolta scientifica scatta nel 2008. I monaci avviano una collaborazione con l’enologo Riccardo Cotarella e l‘Università di Milano per mappare il DNA delle piante locali. Un’operazione di pura archeologia enologica, capace di riscattare dall’oblio varietà millenarie risalenti all’epoca biblica. Tra questi filari, comunità cristiane, musulmane ed ebraiche lavorano fianco a fianco, trasformando la vigna in uno strumento concreto di riscatto sociale e convivenza.
Tre le etichette portate in degustazione nel borgo laziale: lo Star of Bethlehem Bianco, blend di Hamdani e Jandali, fresco, minerale e segnato dalla sapidità della roccia di Betlemme; lo Star of Bethlehem Rosso, espressione intensa ed elegante dell’antico vitigno autoctono Baladi (letteralmente del luogo); infine, il Cremisan Cabernet Sauvignon, dove l’approccio internazionale si piega alla struttura e al calore del terroir mediorientale.
Il seminario: risposte alle complessità del comparto
Espressione chiara dell’orientamento della manifestazione è il seminario formativo curato da ARSIAL: un focus serrato sulle potenzialità dei vitigni locali come volano per il turismo d’esperienza. Il panel riunisce voci autorevoli per tracciare le soluzioni alle complessità del comparto. Enrico Chiavacci (Direttore Marketing di Marchesi Antinori) analizza le strategie comunicative dietro un brand simbolo del made in Italy nel mondo; Violante Cinelli Colombini (Presidente del Movimento Turismo del Vino) traccia le nuove rotte dell’enoturismo esperienziale; infine, l’enologo e scrittore Roberto Cipresso delinea le linee di sviluppo per il futuro del settore attraverso quattro asset competitivi: scientificità, storicità, sostenibilità e sistema.
Le nuove regole del Brand: dal Mass Market al Marketing One-to-One
Il passaggio del vino da alimento quotidiano a scelta di valore ridefinisce le regole del posizionamento. Enrico Chiavacci, Direttore Marketing di Marchesi Antinori, evidenzia come il crollo dei consumi storici — passati dai 114 litri pro capite della fine degli anni ’60 ai 33 attuali — imponga un cambio di rotta. In uno scenario italiano frammentato in 300.000 produttori, l’obiettivo non è più il mass market ma il Customer Relationship Management (CRM): sviluppare un dialogo one-to-one per trasformare il consumatore in un ambasciatore del marchio.
«Competere sul prezzo genera profitti precari», spiega Chiavacci. «La longevità aziendale si garantisce solo costruendo un’identità forte. L’agricoltura ha tempi biologici: un valore intangibile può richiedere anche dieci anni di gestazione, contrariamente, ad esempio, al mondo della moda, laddove se un maglione di cashmere grigio fa tendenza, lo si produce il giorno dopo. La vigna, al contrario, richiede anni e il marchio protegge questo ciclo nel tempo».
«Il consumatore sceglie con l’emozione e poi giustifica la scelta con la logica». continua Chiavacci. «Le persone non ricordano i giorni di fermentazione o i dettagli chimici, rievocano l’emozione di un racconto».
Oggi il concetto di lusso risiede nell’esperienza esclusiva e nell’emozione memorabile. Accorciare la filiera attraverso investimenti diretti nell’ospitalità e nella ristorazione globale consente l’incontro immediato con il pubblico, blindando il rapporto ed evitando la totale dipendenza dagli intermediari del trade. Chiavacci conclude richiamando Steve Jobs: «Se il tuo cliente compra una volta, hai concluso una vendita. Se torna, hai conquistato la sua fiducia. Ma se ne parla agli amici generando passaparola, allora hai costruito un brand».
La nuova sfida delle cantine italiane
Una riflessione pragmatica, ricca di dati e orientata alle strategie future del comparto. Così Violante Cinelli Colombini, Presidente Nazionale del Movimento Turismo del Vino (MTV), fotografa lo stato dell’arte e le nuove sfide dell’enoturismo italiano.
«La nostra associazione è nata nel 1993 da un’intuizione di mia madre», racconta Cinelli Colombini. «All’epoca abbiamo creato un settore: trent’anni fa la prospettiva di accogliere i visitatori alla scoperta di una cantina non era nemmeno contemplata. Oggi la prospettiva è ribaltata e l’accoglienza in azienda è diventata la norma. Per questo il ruolo del Movimento Turismo del Vino si è evoluto: non siamo più solo la cabina di regia di eventi come Cantine Aperte o Calici di Stelle, ma siamo diventati un network strategico tra produttori, un luogo di formazione e un osservatorio privilegiato per confermare competitività sul mercato globale».
«Il nostro vero punto di forza risiede nell’identità», spiega la Presidente. «Siamo un’organizzazione guidata da vignaioli. Parliamo lo stesso linguaggio, condividiamo la medesima visione e conosciamo da vicino le criticità operative di ogni giorno».
L’analisisi si sposta poi sui dati dell‘ultimo rapporto del Centro Studi, sviluppato in collaborazione con l’Università LUMSA: una fotografia dell’enoturismo italiano a tre velocità, segnata da profonde differenze culturali e commerciali. Il Nord si distingue per un pragmatismo saldamente orientato al fatturato e alla redditività dell’esperienza. Il Centro, trainato dalla Toscana, propone un’offerta consolidata e definita, rivolta a un target internazionale e ad alta capacità di spesa, intrecciando in un unico racconto vino, arte e paesaggio. Il Sud investe invece sulla componente umana: un’accoglienza calorosa e conviviale, legata alle feste e alle radici gastronomiche del territorio.
Davanti a questi divari, la Presidente esorta alla fiducia le piccole realtà. «Non serve essere un colosso aziendale per vincere la sfida del mercato. Al contrario, la risorsa preziosa delle piccole cantine è il contatto diretto: il produttore accoglie l’ospite di persona e offre l’assaggio, intrecciando un legame emotivo profondo, capace di trasformare il turista in un vero e proprio ambasciatore del brand nel mondo. Senza dubbio l’autenticità è solo un primo passo, innovazione tecnologica, una solida visione commerciale e la sinergia con istituzioni e tour operator segneranno il passo», conclude la Presidente.
Il valore del significato: la visione di Roberto Cipresso
L’enologo e scrittore Roberto Cipresso punta direttamente alla radice del problema, indicando nella ricerca del significato profondo del vino l’unica difesa contro la saturazione dei mercati e la diffidenza delle nuove generazioni. La longevità del comparto si gioca sull’onestà del racconto e si poggia su quattro pilastri inscindibili.
Al primo posto si colloca la scientificità, intesa come insieme di dati geologici, climatici e biologici oggettivi e incontestabili. Subito dopo viene una storicità dinamica, ben lontana dalla venerazione passiva del passato: la tradizione non può diventare immobilismo. Al contrario, il legame con il Genius Loci richiede un’interpretazione intelligente, laica, capace persino di ridisegnare la geografia delle vigne per rispondere ai cambiamenti climatici.
Gli altri due vettori toccano la sostenibilità e la necessità stringente di fare sistema. Nel pensiero di Cipresso, la sostenibilità abbandona le bandiere ideologiche e le etichette di facciata per trasformarsi in metriche concrete, trasparenti e misurabili, governate da un’etica della restituzione verso la comunità. Questo approccio è l’unico strumento capace di superare il vaglio di un consumatore iper-critico e di scardinare l’individualismo attraverso il gioco di squadra. Richiamando lo storico legame simbiotico tra il Brunello e Montalcino, l’enologo evidenzia come il valore collettivo di un territorio superi sempre l’ambizione del singolo, trasformando la rivalità tra aziende in una complementarità strategica.
La fusione di scienza, storia, sostenibilità e visione corale permette alle cantine di abbandonare la guerra di trincea sui prezzi per abbracciare la celebre Strategia dell’Oceano Blu. Invece di combattere in mercati congestionati — l’oceano rosso —, i produttori virano insieme verso spazi inesplorati di valore e innovazione. È una svolta culturale profonda, che non offre ricette pronte all’uso ma consegna ai viticoltori una bussola rigorosa: un filtro decisionale per capire cosa evitare assolutamente, proteggendo la propria evoluzione e il vino di domani.
Foto: Vini d’Abbazia
Alessandra Fiori