L’Italia che condisce: per 8 italiani su 10 condire è un rito e tra le alternative spicca il succo di limone

La cucina italiana è un tempio di saperi, gusti e tradizioni e condire è il suo rito sacro: 8 italiani su 10 (81%) lo fanno ogni giorno e, per quasi altrettanti (77,7%), il condimento è essenziale per la riuscita di un piatto. Un rito che oggi si accompagna anche all’attenzione al consumo di sale: più di 1 italiano su 2 (56,8%) lo ha già ridotto o sta cercando di farlo e, tra questi, oltre 2 su 10 (25,8%) utilizzano il succo di limone per dare sapore ai piatti. E quando si parla del condimento simbolo della freschezza, gli italiani non hanno dubbi: per quasi la metà (47,5%) è il limone, per 2 su 10 (21,3%) è una prerogativa dell’agrume giallo non paragonabile ad altri condimenti.

È la fotografia scattata da “Che condimento sei? L’Italia che condisce”, la ricerca realizzata da AstraRicerche per Gruppo Polenghi sulle abitudini degli italiani a tavola in materia di condimenti. Se è vero che il condimento conta nella riuscita di un piatto, anche la sua scelta segue criteri precisi: prima di tutto la naturalità (41,3%), poi il gusto intenso (38,5%) e la freschezza (35%).

“Da 50 anni il limone è al centro della nostra storia. In questo tempo sono cambiate le abitudini alimentari, le esigenze dei consumatori e il modo di utilizzare un ingrediente profondamente radicato nella tradizione italiana. La ricerca ci restituisce un quadro interessante: cresce l’attenzione alla naturalità, alla provenienza delle materie prime e alla praticità, mentre si aprono nuove occasioni di consumo. Per noi questi risultati sono un punto di partenza per sviluppare prodotti che rispondano alle aspettative del mercato e, soprattutto, per dare al succo di limone il valore che merita. In Europa, secondo le nostre stime, il prodotto confezionato raggiunge una penetrazione media del 25%, contro oltre il 70% del frutto fresco: un divario che racconta quanto ci sia ancora da fare per far crescere la categoria. È su questa prospettiva che abbiamo costruito il nostro sviluppo, investendo in innovazione, filiera e mercati internazionali. Nel 2025 Gruppo Polenghi ha raggiunto 110 milioni di euro di fatturato, in crescita del 12% sull’anno precedente e del 50% negli ultimi cinque anni, con il 90% dei ricavi realizzato all’estero e un volume di succo commercializzato equivalente a 950 milioni di limoni.Numeri che riflettono un percorso di espansione commerciale e acquisizioni e che ci spingono a continuare a investire nella qualità del prodotto e nella valorizzazione del limone italiano”, commenta Filippo Scandellari, Amministratore Delegato di Gruppo Polenghi.

Il condimento firma la tavola degli italiani, oltre la metà condisce a ogni pasto

Più di 1 italiano su 2 (52,4%) condisce più volte al giorno, a ogni pasto o quasi. Nelle abitudini quotidiane dominano l’olio extravergine d’oliva (78,7%) e il sale (65,6%), seguiti da pepe e spezie (40,6%), erbe aromatiche fresche e aglio (33,6%), salse pronte (18,5%), aceto (18,3%) e succo di limone, fresco o già pronto (15,6%). La frequenza d’uso racconta però solo una parte del rapporto con il limone. Quando gli italiani sono interrogati sul condimento simbolo della freschezza, il succo di limone (47,5%) batte l’olio extravergine d’oliva (39,6%), con oltre 2 italiani su 10 (21,3%) che indicano la freschezza come una prerogativa unica del limone (e del suo succo).

Meno sale nel piatto, le nuove vie del gusto: succo di limone, spezie ed erbe aromatiche

Dall’indagine emerge una diffusa attenzione al consumo di sale. Più di 1 italiano su 2 (56,8%) lo ha già ridotto stabilmente o sta cercando di farlo; un altro 27,5% dichiara di averci pensato. Nel complesso, oltre 8 italiani su 10 (84,3%) hanno già agito, stanno cercando di farlo o hanno preso in considerazione la possibilità. Tra chi ha già ridotto il sale o sta cercando di farlo, quasi 1 su 2 utilizza spezie (48,8%) ed erbe aromatiche (46,7%), aglio, cipolla e peperoncino (39,5%) e il succo di limone, fresco o già pronto (25,8%). Seguono altri condimenti o salse (14,5%) e l’aceto (11,6%).

Un’attenzione che trova riscontro nelle indicazioni per la salute: l’OMS raccomanda di non superare i 5 grammi di sale al giorno, mentre un consumo eccessivo è associato all’aumento della pressione arteriosa e del rischio di patologie cardiovascolari correlate.

Come ridurre il sale, allora, senza rinunciare al gusto? “Una parte del sale che assumiamo è già presente negli alimenti, pensiamo ai salumi o ai formaggi stagionati. Quello su cui possiamo intervenire più facilmente è il cosiddetto ‘sale discrezionale’, cioè quello che aggiungiamo mentre cuciniamo o direttamente nel piatto. Ridurlo non significa rassegnarsi a mangiare senza gusto: significa abituare gradualmente il palato ai sapori degli alimenti e imparare a esaltarli in altri modi. Il succo di limone, grazie al suo sapore acidulo, può dare carattere anche a un piatto semplice, dalle verdure alla carne o al pesce, e offre allo stesso tempo qualcosa in più sul piano nutrizionale. Pensiamo alla vitamina C: oltre alla sua azione antiossidante, favorisce l’assorbimento del ferro, ed è proprio per questo che aggiungere succo di limone alla carne o al pesce può avere un senso che va oltre il gusto. Ci sono poi l’acido citrico, i polifenoli e i flavonoidi, sostanze bioattive studiate per il loro ruolo nell’ambito della salute cardiovascolare e della protezione da alcune patologie cronico-degenerative. Ecco perché sostituire almeno una parte del sale che aggiungiamo a tavola con il succo di limone può essere un piccolo gesto quotidiano capace di tenere insieme gusto e salute”, spiega il Prof. Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, autore dell’approfondimento scientifico dedicato al rapporto tra consumo di sale, limone e salute disponibile nella cartella stampa.

La sperimentazione entra nel piatto: limone e il suo succo con ostriche, caviale, caffè e gelato

Quasi 8 italiani su 10 (75,8%) sperimentano con i condimenti e quasi 1 su 2 (47,8%) lo fa anche sui piatti della tradizione. Con il limone, la curiosità si spinge verso accostamenti meno consueti. Il 73,3% degli italiani ha già provato o vorrebbe provare la frutta fresca con sale e limone, il 70,5% caviale o ostriche con succo di limone e il 60,7% il gelato al limone con sale e olio extravergine d’oliva. Più divisivo il caffè con limone, già sperimentato o da provare per il 37,2%. La curiosità, però, corre più veloce della prova: il 39% degli italiani ha sperimentato al massimo uno degli abbinamenti proposti, ma vorrebbe provarne almeno due. Sono soprattutto i più giovani a mostrare maggiore apertura verso gli accostamenti più insoliti (48% tra i 18-29enni, contro il 31% tra i 50-65enni).

Il succo di limone ideale: 100% italiano, puro e senza conservanti

Quando si parla di succo di limone confezionato, gli italiani hanno le idee chiare su cosa cercano. Quasi 9 su 10 (85,9%) indicano l’origine 100% italiana tra le caratteristiche che favoriscono l’acquisto, seguono la purezza del succo senza acqua aggiunta (82,9%) e l’assenza di conservanti (82,3%). Fresco e confezionato? Più di 1 italiano su 2 (54,2%) alterna le due soluzioni. Tra chi acquista il confezionato contano soprattutto la possibilità di conservarlo più a lungo e di ridurre gli sprechi (46,1%), la praticità nel dosaggio e il risparmio di tempo (39,9%) e la comodità di averlo sempre disponibile in casa (37%).

L’assenza di conservanti è tra le caratteristiche più ricercate, ma proprio su ciò che contiene il succo di limone confezionato restano dubbi e convinzioni diffuse. Più di 5 italiani su 10 (54,3%) pensano che contenga conservanti o additivi, 4 su 10 (39,3%) che non si tratti di vero succo e 6 su 10 (61,2%) gli attribuiscono un gusto diverso da quello spremuto. Eppure, anche il succo appena spremuto cambia con il passare del tempo: uno studio mostra che già nell’arco di 24 ore, tempo e temperatura di conservazione incidono sul contenuto di vitamina C.

“Questi dati ci dicono soprattutto quanto sia importante raccontare cosa c’è davvero dentro una confezione. Nel nostro caso la risposta è semplice: le Caraffine contengono succhi 100% puri, naturali e senza conservanti. Spinagallo ne è l’espressione più alta: un succo biologico e biodinamico ottenuto esclusivamente da limoni Femminello Siracusano IGP. Purezza, origine e assenza di conservanti sono proprio le caratteristiche che la ricerca indica tra quelle a cui gli italiani prestano maggiore attenzione al momento dell’acquisto”, spiega Filippo Scandellari, Amministratore Delegato di Gruppo Polenghi.

Dal limone all’innovazione: 50 anni di Gruppo Polenghi

Il limone accompagna Gruppo Polenghi fin dalle origini, dalla selezione della materia prima allo sviluppo di nuove proposte di consumo. Spinagallo, uno dei prodotti premium di Gruppo Polenghi, nasce dal legame con il territorio siciliano: un succo biologico e biodinamico ottenuto esclusivamente da limoni Femminello siracusano IGP, provenienti dal Fondo Spinagallo di Siracusa e spremuti a freddo con metodi tradizionali per preservarne le caratteristiche organolettiche. L’innovazione di prodotto passa invece da Acti Lemon, la linea funzionale monodose di succo di limone biologico e zenzero che si è da poco arricchita con la nuova variante limone e mirtillo con collagene. Il prodotto è confezionato in flowpack 100% carta FSC ed è plastic circular grazie alla collaborazione con Ogyre, che prevede la raccolta dai fondali marini di una quantità di plastica pari a quella impiegata per il prodotto.

Più limone meno sale. Un’operazione che fa bene alla salute – A cura di Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo del Campus Biomedico

Il sale, costituito al 60% di cloro e al 40% di sodio, è la principale fonte di sodio per il nostro organismo. Il sodio è un nutriente fondamentale per il benessere dell’organismo umano: mantiene il volume del sangue, il funzionamento del sistema nervoso e la normale funzione cellulare. Un consumo eccessivo di sale, tuttavia, aumenta il rischio di patologie cardiovascolari correlate all’ipertensione arteriosa, ma anche di altre malattie cronico-degenerative.

Per soddisfare il nostro fabbisogno di sale e al contempo garantire sapidità ai piatti, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda di consumare ogni giorno una quantità che non superi i 5 grammi di sale, pari a 2 grammi di sodio. Il consumo giornaliero medio mondiale di sale è invece di 9-12 grammi al giorno, il doppio. L’Italia è allineata alla media internazionale: secondo le rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, il consumo medio di sale è pari a 10,9 g/24h negli uomini e a 8,6 g/24h nelle donne.

La scienza è pressoché unanime nel denunciare gli effetti negativi del consumo eccessivo di sale, in primis l’aumento del rischio di ipertensione e delle patologie cardiovascolari correlate, quali infarto e ictus. Inoltre, l’introito eccessivo di sale viene associato a malattie cronico-degenerative quali tumori dell’apparato digerente, osteoporosi e malattie renali. Viceversa, un’assunzione giornaliera inferiore a 5 grammi aiuta a ridurre la pressione sanguigna e il rischio delle malattie correlate.

L’OMS stima che se il consumo mondiale di sale fosse ridotto a 5 grammi al giorno, si potrebbero prevenire circa 2,5 milioni di decessi all’anno identificando tale riduzione come una delle misure più efficaci in termini di costi-benefici per migliorare la salute della popolazione del pianeta.

Il motivo per il quale i consumatori continuano ad assumere una quantità di sale superiore a quella raccomandata è principalmente dovuto al fatto che la sapidità di un piatto invoglia maggiormente al suo consumo, rendendolo più piacevole e appetitoso. Bisogna ricordare che molti alimenti contengono naturalmente molto sale (prosciutto crudo, formaggi stagionati) e quindi su di essi si possono semplicemente dare informazioni corrette per rendere il consumatore consapevole e modulare il suo consumo in modo adeguato. Dove, invece, sarebbe necessario, intervenire è sul sale discrezionale, ovvero quello che usiamo in cucina per preparare le pietanze o quello che portiamo in tavola per aggiungerlo agli alimenti impiattati o per condire verdure e insalate. In realtà, sarebbe consigliabile evitare l’abitudine a correggere il sapore degli alimenti aggiungendo il sale per renderli più sapidi e, piuttosto, sarebbe più conveniente educare il palato a percepire e apprezzare il loro sapore reale. Tuttavia, può succedere in molti casi che “aggiustare” alcuni sapori può favorire i consumi di alcuni alimenti che altrimenti verrebbero consumati al di sotto delle loro raccomandazioni, per esempio le verdure, in particolare da parte dei bambini e degli adolescenti verso le quali è noto che non nutrono particolari simpatie. Ecco che la ricerca di qualche sostituto del sale può essere una strategia vincente in molte situazioni.

Le spezie possono essere una soluzione, ma sicuramente l’utilizzo del limone può dare molti vantaggi che vanno ben oltre quello meramente gustativo, includendo anche molti risvolti positivi sullo stato della salute. Il suo sapore acidulo può risvegliare un sapore piatto di una verdura e favorirne il consumo in modo piacevole e appagante, ma in realtà il suo beneficio va ben oltre.

Quando pensiamo al limone e alle sue proprietà nutrizionali, tendiamo istintivamente ad associarlo alla vitamina C. In 100 g della parte commestibile del frutto del limone sono presenti 91,5 g di acqua e solo 16 calorie, delle quali quasi la totalità è offerta da zuccheri solubili e solo in piccolissima parte da proteine (0,6 g) mentre i grassi sono totalmente assenti. Da non trascurare la quantità di fibre (1,9 g) in gran parte rappresentate da pectina, una fibra solubile nota per la sua capacità di ridurre l’assorbimento di zuccheri e grassi, e per il suo effetto prebiotico in grado di selezionare e consentire lo sviluppo di un sano microbiota intestinale.

I veri benefici salutistici del limone derivano però da principi attivi diversi dai macronutrienti e dalle fibre. Il più noto a tutti è la vitamina C. Questa importantissima molecola, nota anche come acido ascorbico, serve per la sintesi del collagene, sostanza deputata a costituire buona parte del tessuto connettivo di pelle e organi; è molto utile, infatti, a ridurre gli effetti del sole sulla perdita di elasticità della pelle (ricordiamo i marinai affetti da scorbuto nei secoli passati). Il collagene mantiene integre le pareti dei vasi e quindi conferisce una corretta protezione dagli effetti di vasodilatazione del sole e del caldo sulle vene delle gambe. Il limone, grazie alla vitamina C, inoltre, è un potente antiossidante e agisce ammortizzando gli effetti negativi dei radicali liberi, come preventivo della comparsa di alcune forme di tumore, esercita una potente azione antiaging e coadiuva il sistema immunitario. I livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana (LARN) consigliano una quantità di vitamina C pari a 100 mg/die (100 g di succo di limone ne contengono 43 mg; quindi, un succo di 2 limoni coprirebbe il fabbisogno giornaliero).

È importante ricordare che i fumatori introducono una maggiore quantità di radicali liberi e pertanto sarebbe auspicabile che assumessero una quantità di vitamina C superiore. Un’altra particolarità della vitamina C è quella di favorire l’assorbimento del ferro; quindi, è molto importante consigliare l’utilizzo dei limoni alle persone che soffrono di anemia. Può essere utile spremerlo sulla carne e sul pesce proprio per questa azione riducente sul ferro che passando dalla forma ferrica Fe3+ a quella ferrosa Fe2+ lo rende molto più biodisponibile e di conseguenza meglio sfruttabile dall’organismo. Questo fatto ci fa capire quanto sarebbe più salutare aggiungere il limone invece del sale sulla carne che troviamo servita nel piatto.

La presenza nel limone dell’acido citrico aiuta a prevenire la comparsa dei calcoli renali che si possono formare in caso di ipocitraturia. Questa condizione (presenza di citrato urinario <350 mg/die), presente nel 40-50% dei soggetti formatori di calcoli calcici, promuove la formazione dei calcoli di calcio perché in condizioni normali il citrato lega il calcio urinario e inibisce la cristallizzazione dei sali di calcio. Inoltre, l’acido citrico al contrario di ciò che viene spontaneo pensare, alcalinizza le urine trasformandosi in citrato di potassio ostacolando in questo modo la cristallizzazione degli ossalati.

Il limone contiene una grande quantità di altre molecole bioattive molto utili allo stato di salute come polifenoli, flavonoidi, oli aromatici e composti volatili che hanno dimostrato di svolgere azioni antiossidanti e protettive di grande rilievo. Molti studi scientifici hanno dimostrato, infatti, l’importanza nella prevenzione di malattie grazie a tutte queste sostanze contenute nel limone quando impiegato in un corretto regime alimentare. Una metanalisi ha dimostrato un rapporto inverso tra il consumo di frutta e verdure, in particolare di limoni, e la comparsa di patologie cardiovascolari e la mortalità per ogni causa compreso il cancro. In particolare, il consumo di limoni si è rivelato essere protettivo nei confronti del tumore del seno, della laringe e del tratto digerente. Già altri studi avevano dimostrato l’effetto protettivo del limone nei confronti delle patologie cardiovascolari e nella protezione dell’ictus, mentre altre evidenze hanno confermato l’azione protettiva nei confronti di malattie infiammatorie croniche e degenerative. Un altro studio ha osservato come il consumo abbondante di limoni può essere d’aiuto nella prevenzione e trattamento di alcune malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide (8) e nella prevenzione del diabete.

Anche il limone sotto forma di succo ha dimostrato la sua efficacia sullo stato di salute in virtù del fatto che polifenoli e flavonoidi rimangono inalterati nella spremitura; in particolare, il succo contribuisce a migliorare i profili lipidico e glicemico, ad abbassare i markers infiammatori e dello stress ossidativo, e a modificare in positivo la composizione del microbiota intestinale.

Non ha invece un riscontro scientifico ma soltanto empirico e di medicina popolare, l’utilizzo del limone come astringente intestinale, o come regolatore dell’intestino se assunto con l’acqua al mattino o come antisettico, nonostante qualche studio dimostri, sebbene con scarsa evidenza, qualche proprietà antimicrobica.

Appare dunque evidente che ridurre l’apporto di sale, sostituendolo con il limone, può rappresentare una strategia vincente non solo nell’ottica di migliorare il sapore di alcuni piatti ma soprattutto per favorire a tavola il mantenimento dello stato di salute e la prevenzione delle malattie.

Foto: Create con ChatGPT

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