Materia, ricerca e cultura del progetto: al MIMIT inaugurata la mostra “La chimica del design”

Infrastruttura invisibile del progetto, la chimica genera nuove prestazioni estetiche, funzionali e circolari. Cinquanta opere tra Compasso d’Oro e ADI Design Index raccontano a Palazzo Piacentini fino al 28 novembre il legame generativo tra materia e forma, evidenziando la centralità di un comparto da 60 miliardi di euro.

La chimica del design. Progettare la materia entra nelle sale di Palazzo Piacentini a Roma. Dopo la prima tappa milanese all’ADI Design Museum, l’esposizione — promossa da Federchimica in collaborazione con il museo milanese — approda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Aperta al pubblico fino al 28 novembre, la mostra appena inaugurata ha visto gli interventi del Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy Federico Eichberg, del Presidente di Federchimica Francesco Buzzella e del Presidente della Fondazione ADI Umberto Cabini.

L’esposizione riunisce 50 opere e indaga l’evoluzione del progetto industriale attraverso le trasformazioni molecolari che precedono la definizione formale. Leggerezza, trasparenza, elasticità, resistenza meccanica, comfort acustico e attitudine al recupero circolare non nascono sul tavolo da disegno, ma nei laboratori. La chimica agisce come componente generativa del progetto e condizione imprescindibile per lo sviluppo di nuovi materiali e prodotti. Dalle sperimentazioni sui polimeri ai compositi, fino ai materiali biofabbricati, l’innovazione della materia amplia ciò che è possibile immaginare, produrre e utilizzare. Parallelamente, il design interroga la scienza, interpreta bisogni e individua nuove applicazioni.

Le istituzioni e il peso economico della chimica del design nel Made in Italy

L’approdo dell’esposizione nella sede ministeriale di via Veneto salda il legame tra creatività progettuale e politica industriale. Dietro il prestigio internazionale del prodotto italiano si muove un comparto chimico da 60 miliardi di euro (dati 2025) con oltre 117 mila addetti diretti, quinta industria nazionale e terzo produttore europeo, dopo Germania e Francia.

Proprio il valore strategico della ricerca è al centro dell’intervento di Federico Eichberg, Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: «Ospitare questa mostra qui al Mimit, la casa delle imprese italiane, significa riconoscere il legame tra la ricerca sui materiali e la forza del design, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Dietro ogni oggetto che ha fatto la storia del nostro sistema produttivo c’è un attento lavoro di laboratorio, oscuro al pubblico, ma fatto di ricerca, passione e alta professionalità. Un lavoro indispensabile per innovazione e sostenibilità. Chimica e design sono due eccellenze del Made in Italy e oggi celebriamo il loro genio in questo percorso espositivo».

Sulla pervasività della filiera chimica e sul suo ruolo fin dalla fase embrionale del concept interviene Francesco Buzzella, Presidente di Federchimica: «La mostra è un invito a guardare l’industria chimica da una prospettiva inedita. È per noi un piacere poter invitare il pubblico proprio qui, a Palazzo Piacentini. Essere ospitati presso la prestigiosa sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ci permette di affermare, ancora una volta, la centralità strategica della chimica per l’intero sistema produttivo nazionale. Industria delle industrie, la chimica è una componente essenziale del 95% dei manufatti utilizzati per soddisfare ogni esigenza, dalla mobilità alla salute e benessere, dall’abbigliamento all’agroalimentare, dalle costruzioni fino all’ICT».

«Possiamo immaginare la chimica come l’infrastruttura invisibile — prosegue Buzzella — che, attraverso materiali, processi e tecnologie, apre nuove possibilità estetiche e funzionali e contribuisce a orientare il design verso modelli di produzione più sostenibili. La chimica, dunque, non arriva soltanto alla fine per dare una finitura a un prodotto già concepito, partecipa alla sua nascita mettendo a disposizione conoscenze, materiali e processi che permettono di esplorare nuove possibilità e trasformarle in soluzioni concrete».

Il dialogo interdisciplinare come cifra identitaria del metodo progettuale italiano viene ribadito da Umberto Cabini, Presidente della Fondazione ADI: «La storia del design è anche una storia di innovazione della materia. Dietro molti degli oggetti che hanno segnato l’evoluzione del progetto industriale ci sono la ricerca chimica, la sperimentazione e la capacità di trasformare le proprietà dei materiali in nuove possibilità d’uso e di espressione. Oggi, di fronte alle sfide della sostenibilità e della trasformazione dei modelli produttivi, questa collaborazione è ancora più importante: progettare significa non soltanto dare forma agli oggetti, ma ripensare la materia. È in questa capacità di mettere in relazione saperi diversi che riconosciamo uno dei punti di forza del design italiano».

Concept espositivo e le quattro direttrici della materia

Attraverso le 50 opere provenienti dalla Collezione Storica del Compasso d’Oro ADI e dall’ADI Design Index, la mostra rilegge il patrimonio industriale italiano — dall’arredo alla mobilità, dalla moda allo sport e al biomedicale — affiancando ai prodotti finiti campioni materici e sperimentazioni di laboratorio. Il percorso curato dall’Exhibition Advisor Marinella Ferrara, ordinaria di Design al Politecnico di Milano ed esperta di innovazione dei materiali, ribalta la prospettiva tradizionale: il materiale non è un semplice rivestimento scelto a valle dell’idea, ma l’innesco stesso dell’atto progettuale. L’esposizione rende visibili proprietà e processi di trasformazione spesso nascosti nell’oggetto finito, mostrando come la ricerca sulla materia guidi la nascita e l’evoluzione del progetto attraverso quattro sezioni tematiche:

Generare racconta come la ricerca chimica, intervenendo sulla composizione e sulla struttura della materia, abbia reso possibile la creazione di materiali dalle proprietà inedite. Dalle prime plastiche ai polimeri, dalla gommapiuma al policarbonato trasparente, nuovi materiali hanno ampliato il campo d’azione del design, aprendo la strada a forme, funzioni e applicazioni prima difficilmente immaginabili.

Potenziare esplora la capacità della chimica di intervenire sui materiali esistenti per migliorarne e modificarne le prestazioni. Attraverso trattamenti, rivestimenti e interventi sulla struttura interna, è possibile aumentarne resistenza, leggerezza, elasticità e durata, ma anche trasformarne le qualità estetiche, tattili e percettive. Proprietà che il design interpreta per sviluppare prodotti più performanti e nuove esperienze d’uso.

Rigenerare mette al centro il recupero e la trasformazione degli scarti in nuove risorse. Attraverso processi chimici e tecnologici, materiali già utilizzati possono essere recuperati, trasformati e reintrodotti nei cicli produttivi, acquisendo nuove possibilità di impiego. Dal PET riciclato ad altre materie seconde, la ricerca apre prospettive per un design capace di attribuire nuovo valore a ciò che sarebbe destinato a diventare rifiuto. Rigenerare non significa quindi soltanto riciclare, ma trasformare ciò che resta in una nuova risorsa

Ripensare amplia la riflessione all’origine dei materiali e al loro intero ciclo di vita, superando i confini delle risorse e dei processi produttivi tradizionali. La collaborazione tra chimica, biologia e design apre nuove strade alla sperimentazione di materiali da fonti rinnovabili e di origine biologica, come quelli a base di micelio fungino, accanto a soluzioni innovative come PaperShell. Un approccio che invita a ripensare non soltanto le caratteristiche dei materiali, ma anche il modo in cui vengono progettati, prodotti e utilizzati.

L’art director e progettista Andrea Rovatti traduce questo impianto teorico in una struttura espositiva modulare, leggera rispettosa (per una mostra itinerante. L’allestimento dialoga con l’architettura rigorosa di Palazzo Piacentini senza irrigidirla, assecondando visivamente il concetto di materia in trasformazione.

La chimica del design: i progetti in mostra

Il catalogo dell’esposizione coinvolge 49 realtà produttive e studi di progettazione (A.R.P.E. – Articoli Plastici Elettrici, Abet Laminati, Alessi, Alisea, Arper, Artemide, Astep, B&B Italia, Bencore, Bianca, Bioma Design Lab, Bormioli Luigi, Caimi Brevetti, Campagnolo, Ceramica Francesco De Maio, D-Air Lab, D-Heart, Davide Groppi, Elleci, Endostart, FILA, Flos, Foscarini, Garmont, Glas Italia, Kartell, Kask, Litokol Lab, Luce5, Luceplan, Magis, Micromega, Milano Cortina 2026, MODO Eyewear, Mogu / SQIM, Oltremateria, Pandora Design, Pigomma, Pimar, Pirelli, Rehub, RiceHouse, Siemens, SLAMP, Sportswear Company, Versalis Eni, Vetri Speciali, Vetrugno Marmi, WASP e Zanotta).

La nostra selezione

Tavola e Cucina: biopolimeri, vetri hi-tech e nanotecnologie

Compact – Servizio da tavola (A.R.P.E. Articoli Plastici Elettrici, Compasso d’Oro 1964)

Progettato da Massimo Vignelli nel 1964, questo set impilabile in melamina termoindurente ha rivoluzionato l’ergonomia della tavola domestica e del plein air. Lo stampaggio di precisione della resina melaminica ha consentito di ottenere spessori calibrati, inalterabilità cromatica, resistenza agli urti e una compattezza geometrica in cui piatti, ciotole e bicchieri si compongono in un cilindro perfetto.

Moscardino – Posata (Pandora Design, Compasso d’Oro 2001)

Disegnata nel 2000 da Giulio Iacchetti e Matteo Ragni, Moscardino fonde in un unico artefatto reversibile le funzioni di cucchiaio e forchetta, rispondendo ai nuovi rituali del consumo rapido e informale. È il primo oggetto di design industriale premiato con il Compasso d’Oro a essere stampato in Mater-Bi, il biopolimero biodegradabile e compostabile derivato dall’amido di mais sviluppato dalla ricerca chimica di Novamont.

Vetro Black – Vetro per contenitori (Vetri Speciali, ADI Design Index 2021)

Sviluppato da D’Orsi Studio, il progetto interviene sulla composizione chimica della miscela vetraria per creare bottiglie e contenitori destinati all’enogastronomia (olio extravergine e vino). La speciale formulazione in pasta nera scherma integralmente le radiazioni luminose nello spettro del visibile e dell’ultravioletto, prevenendo i processi di foto-ossidazione e preservando le proprietà organolettiche del liquido.

Sintesi – Collezione di lavelli (Elleci, ADI Design Index 2022)

Progettata da Elleci Design Center, la vasca Sintesi esprime le potenzialità del Keratek Plus, un composito avanzato a base di quarzo, sei differenti granulometrie acriliche, microceramiche ad alta densità e resine sviluppate tramite nanotecnologia. La reazione di reticolazione garantisce una superficie a porosità zero, ultra-compatta, antibatterica e resistente agli shock termici e all’acqua bollente istantanea.

Convivio – Set di pentole (Alessi, ADI Design Index 2024)

Nata nel 2023 dal confronto tra l’architetto David Chipperfield e lo chef Pietro Leemann, la batteria di cottura sfrutta la tecnologia metallurgica della trilamina (acciaio inossidabile 18/10 interno, anima in alluminio ad alta conducibilità termica, acciaio magnetico esterno per l’induzione) abbinata a manici rivestiti in PVD (Physical Vapor Deposition), processo chimico-fisico che conferisce durezza superficiale e un timbro cromatico brunito inalterabile.

Sete – Set di bicchieri e caraffa (Pandora Design, Menzione d’Onore Compasso d’Oro International Award 2025)

Firmato da Giulio Iacchetti (2024), il servizio da tavola per acqua e bibite trasforma il rifiuto plastico in un oggetto durevole da mise en place. Caraffa e bicchieri, studiati per impilarsi riducendo al minimo l’ingombro sul vassoio, sono stampati interamente in rPET, polimero rigenerato proveniente dal riciclo post-consumo delle bottigliette monouso.

Backdoor ’20s – Bicchieri da mixology (Bormioli Luigi, ADI Design Index 2025)

Progettata da Luigi Bormioli e Alberto Juan Sanchez Garcia con Gabriele Cossu (2024), la collezione di calici richiama l’estetica degli speakeasy anni Venti attraverso la chimica vetraria d’avanguardia. I calici sono soffiati in vetro cristallino SON.hyx ad alta trasparenza e privi di metalli pesanti, con steli sottoposti al trattamento permanente TITANIUM Reinforced, processo nanotecnologico che indurisce la superficie vitrea aumentando del 140% la resistenza alle abrasioni e alle torsioni meccaniche.

Living e Superfici d’Arredo: schiume poliuretaniche, tecnopolimeri e biomateriali

Zizì – Giocattolo e scultura domestica in gommapiuma armata (Pigomma, Compasso d’Oro 1954)

Ideata da Bruno Munari nel 1953 e premiata nella prima edizione storica del Compasso d’Oro, la scimmietta Zizì segna l’ingresso della schiuma di poliuretano flessibile nell’immaginario domestico, anticipando la rivoluzione degli imbottiti moderni. Munari inserisce un’anima in filo metallico malleabile nella gommapiuma Pirelli, trasformando un semilavorato chimico industriale in un oggetto tattile, espressivo e deformabile all’infinito.

K 1340 – Seggiolina per bambini (Kartell, Compasso d’Oro 1964)

Progettata tra il 1960 e il 1964 da Marco Zanuso e Richard Sapper, è la prima sedia al mondo interamente realizzata in materiale plastico stampato a iniezione. L’impiego del polietilene ad alta densità consente di creare un sistema modulare, leggero, lavabile e privo di viti o spigoli metallici, dove gli elementi si incastrano con la precisione costruttiva di un grande giocattolo componibile.

Le Bambole – Poltrona e sistema di sedute (B&B Italia, Compasso d’Oro 1979)

Disegnata da Mario Bellini nel 1972 (e riprogettata in chiave totalmente circolare nel 2022), ribalta l’architettura del divano tradizionale eliminando la struttura portante rigida. Nella versione originaria, l’effetto di un grande cuscino informale ma indeformabile è ottenuto annegando un inserto metallico nel poliuretano espanso a densità differenziata; nell’evoluzione contemporanea, i componenti sono integralmente disassemblabili con scocca in polietilene riciclato di seconda generazione e sfere in poliuretano elastomerico.

La Marie – Sedia monoblocco (Kartell, Menzione d’Onore Compasso d’Oro 2001)

Firmata da Philippe Starck nel 1998, rappresenta un traguardo storico nella chimica dei tecnopolimeri: è la prima sedia al mondo completamente trasparente realizzata in un unico stampo a iniezione di policarbonato. Un materiale fino ad allora confinato ai caschi protettivi e ai fanali automobilistici entra nel living, coniugando smaterializzazione visiva e altissima resistenza agli urti.

Simoon – Tavolo in cristallo (Glas Italia, ADI Design Index 2023)

Disegnato da Patricia Urquiola nel 2022, esplora il potenziamento superficiale e materico del vetro. I piani e le basi cilindriche sono ottenuti attraverso una complessa tecnica di fusione a gran fuoco di graniglie e polveri vitree policrome su cristallo temperato, generando una texture opaca e granulosa che trasforma la lastra industriale in una superficie organica e tattile.

Blu Ponti – Collezione di maioliche (Ceramica Francesco De Maio, Compasso d’Oro alla Carriera al Prodotto 2024)

Disegnate da Gio Ponti nel 1960 per l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento e rieditate fedelmente da Ceramica Francesco De Maio, le trentatré geometrie bianche e blu testimoniano la chimica degli smalti ceramici tradizionali. La formulazione dell’ossido di cobalto e la vetrificazione ad alta temperatura conferiscono profondità ottica e rifrazione luminosa alle superfici architettoniche.

Za:Za – Divano (Zanotta, Compasso d’Oro 2024)

Progettato dallo studio veneziano Zaven (Enrica Cavarzan e Marco Zavagno) nel 2022, ripensa la produzione dell’imbottito in chiave ecologica e disassemblabile. Una snella struttura tubolare in acciaio verniciato sostiene fasce in poliestere su cui si adagiano cuscini privi di colle, imbottiti con microsfere di poliestere rigenerato e rigenerabile e poliuretano a base di polioli derivati da fonti vegetali.

In-Side – Poltrona e divano (Magis, Menzione d’Onore Compasso d’Oro 2026)

Creata da Thomas Heatherwick nel 2024, la seduta stampata in rotazionale utilizza una miscela di polietilene riciclato post-consumo e scarti post-industriali multicolori (flakes). Mentre l’esterno appare monocromatico e materico, l’interno della scocca viene letteralmente sezionato ed esposto, rivelando la stratificazione cromatica della plastica fusa come una gemma geologica artificiale.

Catifa Carta – Sedia (Arper, Menzione d’Onore Compasso d’Oro 2026)

Riedizione rivoluzionaria (2024) dell’iconica seduta disegnata da Lievore Altherr Molina nel 2001. La scocca bicolore originaria in polipropilene viene sostituita dal PaperShell, un nuovo materiale composito sviluppato in Svezia composto da 29 fogli di carta kraft (derivata da scarti della lavorazione del legno come segatura e trucioli) legati da una bio-resina naturale di emicellulosa. Dotato della resistenza strutturale della plastica e della fibra di vetro, a fine vita il materiale può essere ridotto per pirolisi in biochar, carbone vegetale in grado di sequestrare la CO2.

Fiber 12 – Econyl / Shopper e A+E Technology – Sistemi per il comfort acustico ed elettromagnetico (Caimi Brevetti, ADI Design Index 2024 / 2025 e Compasso d’Oro International Award 2025)

Sviluppati da Caimi Lab e Stefano Barzaghi – Interno 20, coniugano la rigenerazione chimica del polimero con l’ingegneria acustica e la schermatura fisica. Il pouf fonoassorbente Shopper è rivestito con il tessuto tecnico Fiber 12, filato in Econyl (poliammide 100% rigenerata chimicamente da reti da pesca dismesse e scarti industriali), mentre il sistema A+E Technology, applicato alle sedute imbottite ad alto schienale, integra trame micromeccaniche capaci di abbattere il riverbero sonoro e schermare le onde elettromagnetiche negli spazi living e contract.

Diafos – Laminato decorativo traslucido (Abet Laminati, Compasso d’Oro 1987)

Sviluppato dal Centro Ricerche Abet Laminati a metà anni Ottanta, Diafos è il primo laminato plastico ad alta pressione (HPL) a possedere una struttura tridimensionale traslucida. La sostituzione della tradizionale carta kraft fenolica opaca con speciali resine sintetiche e fibre cellulosiche impregnate ha permesso alla luce di attraversare il pannello, aprendo nuove prospettive cromatiche e sensoriali per i rivestimenti d’interni.

Illuminazione: fibre composite, polimeri ottici e termoelettricità

Lola – Lampada da terra (Luceplan, Compasso d’Oro 1989)

Progettata nel 1987 da Alberto Meda e Paolo Rizzatto, segna l’ingresso della fibra di carbonio nell’illuminazione domestica. La ricerca chimico-strutturale sui materiali compositi di derivazione aerospaziale consente di realizzare uno stelo conico sottilissimo e leggerissimo, mentre il riflettore orientabile è stampato in Rynite, tecnopolimero poliestere termoplastico capace di resistere alle alte temperature della sorgente alogena senza deformarsi.

Titania D 17 – Lampada a sospensione (Luceplan, Menzione d’Onore Compasso d’Oro 1991)

Firmata sempre da Alberto Meda e Paolo Rizzatto nel 1989, questa ellisse scultorea sospesa deve la sua dinamicità cromatica ai filtri intercambiabili in policarbonato. Le coppie di lamine polimeriche, trattate con verniciature dicroiche resistenti al calore, permettono di variare la colorazione del corpo lamellare in alluminio senza alterare la temperatura bianca dell’emissione luminosa centrale.

Mite – Lampada da terra (Foscarini, Compasso d’Oro 2001)

Disegnata da Marc Sadler nel 2000, trasforma la tecnologia produttiva delle canne da pesca e delle mazze da golf in un diffusore luminoso autoportante. Il corpo tronco-conico nasce dall’accoppiamento di un tessuto in fibra di vetro con un filato continuo di Kevlar (fibra aramidica sintetica ad altissima resistenza meccanica alla trazione) o filo di carbonio, impregnati con resine polimeriche che fungono contemporaneamente da struttura portante e da decoro grafico a spirale.

Magnetica – Lampada a sospensione (Luce5, ADI Design Index 2016)

Concepita dallo studio Martinelli Venezia (2016), unisce la miniaturizzazione dei circuiti LED alle proprietà fisiche delle leghe magnetiche. Due cilindri torniti dal pieno in alluminio — uno lucidato a specchio e l’altro laccato nero opaco — dialogano nello spazio tenuti in sospensione esclusivamente dalla forza di attrazione di magneti permanenti al neodimio collocati alle estremità, permettendo di orientare manualmente il fascio luminoso.

Candela – Lampada da tavolo (Astep, ADI Design Index 2017)

Progettata da Francisco Gomez Paz nel 2016, mette in scena una reazione chimico-fisica autosufficiente. Alimentata da bioetanolo (combustibile liquido smokeless di origine vegetale), la fiamma viva riscalda un generatore termoelettrico basato sull’effetto Seebeck: il differenziale termico viene convertito direttamente in energia elettrica, che alimenta i diodi LED integrati e consente di ricaricare dispositivi mobili tramite porta USB a lampada spenta.

Discovery Sospensione – Lampada a sospensione (Artemide, Compasso d’Oro 2018)

Ideata nel 2015 da Ernesto Gismondi, è un esercizio di sottrazione materica reso possibile dalla chimica ottica del PMMA (polimetilmetacrilato). Un sottile anello in alluminio racchiude una lastra polimerica completamente trasparente e invisibile da spenta; quando i LED perimetrali si attivano, la luce invade la superficie centrale grazie a un reticolo di microincisioni al laser ad altissima precisione che garantisce un’estrazione ottica dell’80% e una luminanza perfettamente omogenea.

Accordéon – Lampada a sospensione (SLAMP, ADI Design Index 2021)

Secondo progetto in mostra firmato da Marc Sadler (2020), esplora la termoformatura artigianale dei tecnopolimeri brevettati da Slamp. Il diffusore plissettato, che richiama il mantice di una fisarmonica o una trama tessile, è modellato in Lentiflex e Cristalflex, polimeri infrangibili, antistatici e trattati per massimizzare la rifrazione prismatica del filamento LED.

Vis à Vis – Lampada da tavolo wireless (Davide Groppi, ADI Design Index 2024)

Progettata da Michele Groppi nel 2023, porta all’estremo il concetto di luce pura su tavola attraverso le proprietà di rifrazione del metacrilato trasparente e dell’ABS. Sfruttando la conduzione ottica del polimero e la miniaturizzazione delle batterie agli ioni di litio ricaricabili, lo stelo e il diffusore circolare sembrano dissolversi nello spazio, facendo percepire il disco luminoso come sospeso nel vuoto.

Superwire – Lampada da terra e sospensione (Flos, Menzione d’Onore Compasso d’Oro 2026)

Disegnata dal duo Formafantasma (Andrea Trimarchi e Simone Farresin) nel 2024, affronta il tema dell’obsolescenza programmata delle sorgenti LED tradizionali (spesso incollate con resine irreversibili ai corpi lampada). La struttura modulare in lastre di vetro piano e alluminio lucido ospita una speciale striscia LED flessibile e filamentosa sviluppata con Flos, lunga fino a un metro, che emette una luce calda e uniforme a 360 gradi ed è progettata senza colle chimiche permanenti per essere facilmente estratta, riparata o sostituita dall’utente.

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Materia, ricerca e cultura del progetto: al MIMIT inaugurata la mostra “La chimica del design”

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