L’Alta Cucina a Taste of Roma 2026

Le voci dei protagonisti: grandi interpreti della cucina firmata e astri nascenti, si raccontano a Taste of Roma 2026

Taste of Roma compie dieci anni e per l’edizione 2026 sceglie il Gazometro. Dal 6 al 10 maggio, pluripremiati chef, firme di riferimento del fine dining e talenti emergenti sono i protagonisti incontrastati nel ventre della cultura post-industriale romana, oggi nuova agorà relazionale della città.

Cucina live, racconto dei piatti e tecniche spesso audaci e di rottura: per cinque giorni la grande cucina scende in piazza e incontra la città. Tra i 20 ristoranti d’autore che animano l’evento, abbiamo raccolto la voce di alcuni protagonisti: un’occasione di confronto per indagarne l’orientamento, l’approccio alla materia, la visione gastronomica e gli obiettivi alla base del loro progetto.

Il Tino: Cucina Autentica Senza Scorciatoie

Il Tino, una stella Michelin: il chef e patron Daniele Usai, porta in tavola il mare del litorale laziale con tecnica, precisione e istinto. La sua è una cucina d’acqua salata che lavora sulla pienezza del gusto, sulle acidità e su affumicature leggere usate come punteggiatura del piatto. Zero dogmi, zero travestimenti.

«Abbiamo aperto nel 2006 ad Ostia, ma dopo dieci anni abbiamo sentito l’esigenza di cambiare pelle. Nel 2016 ci siamo trasferiti a Fiumicino, dove oggi l’offerta si sdoppia: all’identità del Tino si affianca 41 12, una formula più pop, una cucina di mare essenziale e una qualità altissima».

L’artigianalità è la spina dorsale della cucina di Usai. Al Tino si prepara tutto all’interno — dal pane alla pasta fresca, fino alla gelateria — a testimonianza di un approccio sartoriale e di un rigore certosino, sostenuti da una brigata numerosa e coesa. La filosofia è chiara: una cucina autentica costruita con cura, passione e senza scorciatoie.

La riconferma della stella Michelin per la Guida 2026, è la conferma naturale di un cammino virtuoso, ma per Usai il traguardo non coincide mai con il solo titolo.

«Al di là dei riconoscimenti, noi facciamo ristorazione. Io cucino, i ragazzi in sala accolgono. Il nostro successo è fatto di ospiti felici, fornitori pagati e dipendenti orgogliosi di far parte del team. Cresciamo ogni giorno, ci mettiamo in discussione sempre. I premi sono una conseguenza, mai la meta. Il vero obiettivo è uno: tenere il fuoco sempre acceso.».

Nel percorso di Daniele Usai non esiste un singolo “piatto della svolta” La sensazione di compimento è legata costantemente all’ultima creazione, a ciò che esce dalla cucina in quel momento. Il riconoscimento più autentico rimane la soddisfazione dell’ospite: una convinzione che ha guidato la scelta della cucina a vista. Un dialogo visivo: il cliente sullo chef, lo chef sul cliente per godere della sua espressione al primo assaggio. Lì, afferma Usai con convinzione, «sta il vero goal».

Anavà: Cucina della Memoria in Stile Moderno

Tra i vicoli di sanpietrini, a pochi metri dalla monumentalità di Fontana di Trevi, nella Roma più cinetica e vibrante, il ristorante Anavà porta la firma di Danilo Mancini. Qui, immaginazione e rigore tecnico riscrivono la memoria gastronomica: i grandi classici degli anni ’70 e ’80 — spesso relegati al ricordo — tornano in chiave contemporanea, smontati e ricostruiti con tecnica, prodotto e ricerca. La genesi di Anavà risiede in un equilibrio di influenze profonde: da un lato la scuola di Angelo Troiani, dall’altro la parentesi al Masa, laboratorio romano di suggestioni mediorientali. È in questo incontro tra tecnica stellata e sapori internazionali che Mancini ha trovato la chiave per riscrivere i classici della memoria.

Per Mancini, Anavà è un ritorno alle origini, ma con una consapevolezza nuova: «Nonostante la giovane età, la mia cucina si fonda sulla memoria. Sono andato via di casa a 17 anni, portando con me il ricordo delle Pennette alla Vodka preparate in famiglia per Natale e Capodanno. La sfida è stata riscoprire chi ero e riportare quel bambino all’oggi, forte di un bagaglio costruito tra esperienze stellate e gli anni accanto ad Angelo Troiani (presente a Taste con il Convivio Troiani).

Il risultato? L’essenza di una volta tradotta in uno stile moderno: le mie pennette si definiscono in un equilibrio tra la freschezza del prezzemolo, la spinta sapida di un crumble di pancetta e una salsa alla vodka molto leggera, accompagnate da un paninetto al latte per fare la ‘scarpetta’, un gesto familiare che molti ricercano ancora con piacere».

Tuttavia, l’approccio di Danilo non è una semplice replica del passato, ma un’evoluzione verso la leggerezza e molto attenta alla salute. Se un tempo dominavano panna, ketchup e maionese, oggi la spinta arriva dalla materia prima pura. Nel suo Cocktail di Gamberi la maionese è sostituita da un’emulsione ottenuta dalle teste dei gamberi di Mazara, mentre la lattuga viene declinata in consistenze diverse, tra croccantezza e gelée. Una cucina di concetto che parla a tutti, ma che richiede una brigata qualificata.

«Non cerco esecutori, ma collaboratori che sposino l’idea. Elaborare una cucina di questo tipo è complesso: i ragazzi devono far proprio il concetto per poterlo trasmettere. Solo così, all’assaggio, l’ospite può percepire quel retrogusto riconducibile a moderno, ma che porta dritto a un ricordo».

Fase: Libertà in Cucina e Filosofia Chiara

Una cucina spontanea che vede alla guida lo chef Federico Salvucci nel quartiere Della Vittoria a Roma. Atmosfera calda, mai forzata, cordialità genuina all’accoglienza e una cucina libera da codici predefiniti. Nessuna grammatica intoccabile: intuizione, tecnica e coraggio di sbagliare strada.

«Usciamo dagli schemi che non sentiamo nostri, con un approccio un po’ anarchico — spiega Salvucci — ma seguiamo una filosofia che sia comprensibile a tutti. Non è solo questione di cibo, è un adattarsi alla vita di tutti i giorni e alla realtà circostante. Come piccola impresa, ci muoviamo seguendo il concetto di “flow”: un flusso continuo che non si arresta mai, perché anche nell’immobilità esiste un’evoluzione».

Per Taste of Roma, il menù di Fase si articola in tre piatti che raccontano questa libertà: il Cipollotto con patate, burro acido e lievito di birra gluten-free; lo Sgombro alla pizzaiola e limone; e per chiudere il Maritozzo con caffè, cioccolato fondente e ricotta di pecora veggie.

La costruzione dell’esperienza trova il suo completamento naturale in una ricerca enologica che guarda con convinzione alla Francia:

«Molti scelgono il percorso degustazione e, in quel caso, la scelta del vino diventa fondamentale. Se prendi una bottiglia alla carta, quella deve accompagnare due o tre piatti diversi; ma nella degustazione, dove i passaggi sono molti, il vino deve fare la sua parte con precisione. La Francia per noi è protagonista. E’ nostra opinione che una selezione di etichette francesi invece di essere troppo “direzionali”, riescano ad abbinarsi a più sfumature del gusto. Sono funzionali a stemperare e accompagnare la degustazione in modo armonico, senza distruggere il palato o appesantire lo stomaco. L’obiettivo è che tutto vada di pari passo».

I protagonisti di Taste of Roma 2026

La grande festa della convivialità di Taste of Roma allarga il campo anche ad altri grandi nomi dell’alta ristorazione, ecco l’elenco completo dei protagonisti:

Anavà – Danilo Mancini
Bistrot 64 – Giacomo Zezza
Carter Oblio – Ciro Cucciniello
Casa Malgarini – Leonardo Malgarini
Fase Cucina Spontanea – Federico Salvucci
Futura – Anastasia Paris
Il Convivio Troiani – Angelo Troiani
Il Tino – Daniele Usai
Ineo – Heros De Agostinis
La Pergola Roma – Heinz Beck

Moma – Andrea Pasqualucci
Nomos Ante – Giulio Zoli
Oro Bistrot – Natale Giunta
Osteria Fernanda – Davide Del Duca
Sando Ie Koji – Koji Nakai
Sbracio – Andrea Cavallaro
Sushisen – Yamamoto Ejii
The Green Restaurant by Hilton Rome Eur La Lama – Alessandro Pietropaoli
Trattoria Trecca – Nicolò e Manuel Palescandolo Trecastelli
Tribuna Campitelli – Roberto Bonifazi E Francesco Brandini

Taste of Roma si conferma uno spazio culturale prima che manifestazione enogastronomica. Roma si mette ai fornelli, si lascia assaggiare e l’alta cucina diventa accessibile, abbatte le barriere senza perdere rigore: la potenza narrativa resta intatta e servita.

Foto: Courtesy of Taste of Roma

Alessandra Fiori

L’Alta Cucina a Taste of Roma 2026

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