Colombo’s Archive inaugura a Milano

Apre Colombo’s Archive: l’Archivio Vivo di Antonio Colombo, nuovo spazio dedicato alla collezione e all’attività di ricerca di Antonio Colombo, figura di riferimento della scena culturale milanese, attivo tra arte contemporanea, comunicazione visiva e valorizzazione del patrimonio industriale.

Il progetto nasce dall’intreccio di tre ambiti che caratterizzano il percorso di Antonio Colombo: l’applicazione al settore dell’arredo di design, tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, della produzione della storica azienda di tubi in acciaio A.L. Colombo, fondata nel 1919 dal padre Angelo Luigi Colombo; l’utilizzo degli stessi tubi per biciclette da competizione, ambito in cui Antonio è direttamente coinvolto a partire dal suo ingresso in azienda negli anni Settanta; e infine la dimensione personale di collezione e ricerca nell’arte contemporanea e nella cultura visiva, sviluppata fino ai giorni nostri.

L’insieme di queste tre direttrici costituisce il nucleo del patrimonio documentario raccolto dall’archivio, che racconta oltre un secolo di storia industriale, progettuale e culturale attraverso documenti, brevetti, disegni tecnici, cataloghi, materiali fotografici, prototipi e oggetti.

Colombo’s Archive, ospitato negli storici spazi di Via Pestagalli 31, occupati dall’azienda dalla fine degli anni Settanta fino agli anni Novanta, nasce come spazio di ricerca multidisciplinare dedicato alla storia del design e della cultura visiva e luogo riservato alla consultazione, allo studio e alla valorizzazione di questo stratificato patrimonio, aperto al pubblico su appuntamento.

Columbus e l’avventura del tubo d’acciaio

La storia industriale di riferimento ha inizio nel 1919 con la fondazione della A.L. Colombo a Milano da parte del padre di Antonio – Angelo Luigi, nel quartiere di Lambrate. L’azienda si specializza nella produzione di tubi in acciaio e leghe speciali, sviluppando nel tempo tecnologie avanzate per lavorazioni di precisione. Il marchio Columbus viene introdotto già tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta per identificare prodotti specifici dell’azienda. Nel corso del Novecento, la produzione si concentra in particolare sul tubo metallico senza saldatura e su processi di curvatura e deformazione controllata, applicati a diversi ambiti industriali, dall’arredo ai mezzi di trasporto fino al ciclismo professionale.

Arredo e design moderno

Uno dei capitoli più significativi documentati da Colombo’s Archive riguarda la produzione di mobili in tubo metallico, i Mobili Razionali Columbus, avviata nel 1933 e proseguita fino al secondo dopoguerra. Si tratta di una vicenda centrale nella storia del design industriale italiano ed europeo, che vede la storica azienda milanese assumere un ruolo di primo piano nella diffusione delle ricerche moderniste legate all’impiego del tubolare d’acciaio nell’arredamento.

L’origine di questa esperienza è legata a un episodio emblematico: nei primi mesi del 1933 Angelo Luigi Colombo incontra Marcel Breuer, tra i primi progettisti a sperimentare il tubo d’acciaio nell’arredo moderno con opere come la poltrona Wassily (1925) e la sedia a sbalzo del 1926. L’incontro conduce Colombo verso le società svizzere Embru (Ruiti) e Wohnbedarf (Zurigo), fondata da Sigfried Giedion e Werner Moser, che deteneva i diritti per la produzione dei principali mobili del Bauhaus e dell’area svizzero-tedesca. Da questo passaggio nasce un accordo che assegna a Columbus la licenza esclusiva per la produzione in Italia.

La competenza tecnica dell’azienda nella lavorazione e curvatura del tubo metallico senza saldatura consente di tradurre in realtà le sperimentazioni degli architetti modernisti, garantendo strutture leggere, resistenti e ad alta precisione formale. Accanto ai progetti su licenza di Breuer, Columbus sviluppa un rapporto diretto con architetti italiani come Giuseppe Pagano, Giuseppe Terragni, Piero Bottoni, Luigi Figini e Gino Pollini, contribuendo alla definizione di un nuovo linguaggio dell’abitare fondato su funzionalità e industrializzazione.

Le realizzazioni trovano visibilità nelle Triennali di Milano del 1933 e 1936 e in importanti interventi architettonici, tra cui, la Casa del Fascio e l’Asilo Sant’Elia di Terragni e l’Istituto Gaslini di Genova, l’Università di Roma, dove il tubo metallico diventa elemento strutturale e linguistico del progetto.

Colombo’s Archive custodisce il Fondo Storico Columbus e conserva una documentazione completa di questa esperienza: arredi originali, prototipi, disegni, cataloghi, materiali fotografici e documenti tecnici, ma anche componentistica come sistemi di molleggio e tessuti originali del Bauhaus e della textile designer ungherese Éva Szabó, a testimonianza della relazione tra industria e progettualità nella stagione del Movimento Moderno.

Ciclismo e design della bicicletta

Parallelamente, le stesse tecnologie sviluppate da A.L. Colombo vengono applicate al settore ciclistico attraverso la produzione di tubazioni per telai da competizione. Le biciclette realizzate con tubi Columbus trovano impiego in ambito professionistico su strada e su pista, accompagnando alcune delle principali stagioni del ciclismo internazionale, dai Record dell’Ora alle grandi classiche, con atleti come Fausto Coppi, Gino Bartali, Francesco Moser e Marco Pantani.

In questo contesto si colloca la figura di Antonio Colombo, già presidente di Columbus, che nel 1978 acquisisce il controllo del marchio Cinelli, avviando una fase di profonda trasformazione dell’identità aziendale. Da questo momento prende avvio un lungo processo in cui la bicicletta viene progressivamente interpretata non solo come oggetto tecnico e sportivo, ma come dispositivo culturale, capace di mettere in relazione industria, design, arte contemporanea e immaginario urbano.

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, Colombo avvia una stagione di sperimentazione che ridefinisce il linguaggio del marchio, a partire dalla “C” alata, commissionata a Italo Lupi nel 1979. In questa fase si collocano i primi progetti che anticipano una nuova idea di bicicletta, come il Rampichino, considerata la prima mountain bike realizzata in Europa, la CMX, la Laser e la Passatore, che contribuiscono a spostare l’oggetto ciclistico verso una dimensione progettuale e culturale.

Le collaborazioni con il gruppo di Studio Alchimia e con Alessandro Mendini introducono nel mondo ciclistico i codici del design tipico milanese, dando vita a progetti, telai, accessori e sistemi visivi che superano la dimensione funzionale per aprirsi a una cultura in cui la bicicletta diventa anche segno, linguaggio e oggetto di comunicazione.

Parallelamente si sviluppa un dialogo con il mondo dell’arte contemporanea internazionale. Nel 1984 Antonio Colombo incontra Keith Haring a Milano, in occasione della sua prima personale italiana. Da questo incontro nasce un rapporto che si inserisce in un ecosistema culturale in cui ciclismo e arte si sovrappongono in modo continuo, trasformando la bicicletta in oggetto culturale e da collezione.

In questa stessa stagione si collocano anche esperienze visive che ampliano ulteriormente il rapporto tra immagine e velocità, come la fotografia “Laser 24” di Occhiomagico (1984), edizione limitata legata alla bicicletta Laser e oggi parte della Collezione Antonio Colombo, in cui il linguaggio fotografico interpreta la bicicletta come forma e dispositivo.

Tra gli esiti più noti di questa fase si collocano le serie legate alla Cinelli Laser e ad altri modelli sviluppati in quegli anni, che contribuiscono a consolidare un linguaggio in cui innovazione tecnica e ricerca estetica risultano inseparabili. Figura centrale di questa trasformazione, Colombo guida il marchio per oltre quarant’anni, definendo un’identità riconosciuta per la capacità di coniugare performance, design e cultura visiva, fino alla cessione dei marchi Cinelli e Columbus nel 2021.

Arte e collezione

All’interno del Colombo’s Archive assume particolare rilievo la collezione d’arte personale costruita da Antonio Colombo.

A partire dagli anni Ottanta, infatti, Colombo sviluppa una relazione diretta con il sistema dell’arte contemporanea internazionale, frequentandone attivamente le dinamiche e i protagonisti. Si tratta di un nucleo sviluppato progressivamente secondo una logica collezionistica e curatoriale non accademica, orientata verso artisti e linguaggi provenienti da contesti laterali rispetto al sistema tradizionale dell’arte contemporanea. Street art, graphic culture, surrealismo pop, musica underground di genere “americana” e design costituiscono le principali aree di riferimento di un insieme eterogeneo, attraversato da una costante attenzione alle forme ibride della cultura visiva contemporanea.

Nel 1998 nasce la Galleria Antonio Colombo, che nel tempo si afferma come punto di riferimento per la scena artistica internazionale e per la sperimentazione di linguaggi visivi non convenzionali, consolidando un percorso nell’arte avviato già negli anni Ottanta. Nel corso della sua attività ha ospitato oltre 170 mostre, tra personali e collettive, presentando il lavoro di numerosi artisti, tra cui Mario Schifano (in una mostra curata da Achille Bonito Oliva), Arduino Cantafora, Daniel Johnston (in diverse occasioni a cura di Luca Beatrice), Barry McGee, Nathalie du Pasquier, Russ Pope, Ryan Heshka, Eric White, Matteo Guarnaccia, Max Rohr e Gary Baseman, oltre a figure di primo piano del design come Alessandro Mendini, Alberto Biagetti, Alessandro Guerriero e Franco Raggi. Dal 2026 la galleria prende il nome di Colombo’s Gallery.

Da sempre l’attività espositiva si intreccia con quella musicale, tra gli ospiti più illustri dei primi anni Duemila ci sono Moby e i Timoria. Nel 2024 nasce Colombo’s Tunes che con regolarità propone “concerti” di artisti della scena folk internazionale, dagli USA al Regno Unito, tra i quali Scarlett Rivera, Sarah Lee Guthrie (nipote di Woody Guthrie) ed Eric Andersen.

Questo approccio riflette una visione della collezione come spazio di contaminazione più che di appartenenza disciplinare, le opere collezionate non sono lette come elementi isolati ma come parte di un sistema estetico e culturale più ampio. Ne emerge la figura di Antonio Colombo come quella di un collezionista atipico, mosso da una curiosità costante e da uno sguardo trasversale, in cui arte, design e cultura visiva si intrecciano in modo continuo e non gerarchico.

Design

Manifesto pubblicitario A.L. Colombo, anni Trenta. Colombo’s Archive.
Miscellanea di cataloghi e depliant, anni Trenta. Foto Pier Maulini. Colombo’s Archive.
Ufficio Tecnico Columbus, Tavolino tondo, anni Trenta, produzione Columbus, foto Pier Maulini. Colombo’s Archive.
Ufficio Tecnico Columbus, Sedia elastica 31C, anni Trenta, produzione Columbus, foto Pier Maulini. Colombo’s Archive.
Ufficio Tecnico Columbus, Portaombrelli in acciaio, anni Trenta, produzione Columbus, con dima in legno per la piegatura dei tubi, foto Pier Maulini (scatto 2). Colombo’s Archive.
Ercole Faccioli, Poltrona elastica 1Fa, 1933, produzione Columbus, foto Pier Maulini. Colombo’s Archive.
Ufficio Tecnico Columbus, Seggiolino elastico 50C, V Triennale di Milano, 1933, produzione Columbus, foto Pier Maulini. Colombo’s Archive.
Giuseppe Pagano, Portaombrelli 195PA, 1934, produzione Columbus. Archivio Storico Columbus. Colombo’s Archive.
Ufficio Tecnico Columbus, Portafiori 210C, 1935, produzione Columbus, foto Pier Maulini. Colombo’s Archive.
Ufficio Tecnico Columbus, Seggiolina e tavolino per l’Istituto Gaslini di Genova, 1937, produzione Columbus, foto Pier Maulini. Colombo’s Archive.
Giuseppe Terragni, Asilo Sant’Elia, Ufficio della Direttrice, 1937. Colombo’s Archive.
Giuseppe Terragni, Asilo Sant’Elia, Infermeria, 1937–1938. Colombo’s Archive.
Antonio Colombo nel nascente Colombo’s Archive, 2024 (1). Colombo’s Archive.
Colombo’s Archive, Work in Progress, 2025, foto Filippo de Bernardi (5). Colombo’s Archive.
Colombo’s Archive, Work in Progress, 2025, foto Filippo de Bernardi (12). Colombo’s Archive.
Colombo’s Archive, Work in Progress, 2025, foto Filippo de Bernardi (29). Colombo’s Archive.

Biciclette

Collezione di confezioni storiche di tubi Columbus SL, SLX e MS, anni Settanta–Ottanta. Colombo’s Archive.
Supercorsa di Alchimia (1), 1984. Colombo’s Archive.
Supercorsa di Alchimia (2), 1984. Colombo’s Archive.
Alessandro Mendini, Rampichino, 1986 (3). Colombo’s Archive.
Supercorsa RVCA, di Barry McGee, 2008. Colombo’s Archive.
Supercorsa by RVCA / Barry McGee, 2008 (3). Colombo’s Archive.
Antonio Colombo e Steve Jobs, Aspen (Colorado), 1989. Colombo’s Archive.
Antonio Colombo e Alessandra Cusatelli – The Last Waltz, 2023. Colombo’s Archive.
Antonio Colombo e la Laser di Keith Haring, 2026, foto Marcello Manca. Colombo’s Archive.

Arte e cultura visiva

Arduino Cantafora, Bus stop, 1978, olio su tela, 150×200 cm. Collezione di Antonio Colombo
Occhiomagico, Laser 84, 1984, fotografia realizzata nell’ambito del progetto Cinelli Laser. Colombo’s Archive.
Alchimia, Ruota lenticolare, anni Ottanta, tecnica mista su ruota lenticolare, diametro 63 cm. Colombo’s Archive.
Marco Cingolani, Battaglione ciclisti, 1999, olio su tela, 280×540 cm. Collezione di Antonio Colombo
Fred Stonehouse, Dream of Italian Art, 2015, acrilico su tavola, 120 × 65 cm. Colombo’s Gallery.
Arduino Cantafora, Domenica, 2016, vinilico e olio su tavola, 80 × 120 cm. Collezione di Antonio Colombo.
Russ Pope, Summer in the City, 2018, acrilico su tela, 85 × 83 cm. Colombo’s Gallery.
Dario Maglionico, Reificazione #74, 2020, olio su tela, 130 × 95 cm. Collezione di Antonio Colombo.
Ryan Heshka, Cult-ivation, 2023, olio su tela, 60 × 45 cm. Colombo’s Gallery.
Bruce Lee Webb, Lightnin’ Hopkins, 2024, inchiostro su tela grezza, 112 × 100 cm. Colombo’s Gallery.
Max Rorh, The weight, 2024, olio su tela, 40×40 cm. Colombo’s Gallery.

Colombo’s Archive

Colombo’s Archive inaugura a Milano

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