Cosa vedere alla 5VIE Design Week 2026: tra Qualia e Sentire Umano

Design d’autore, alto artigianato, mostre e installazioni tra cortili, atelier e spazi riconvertiti: un percorso immersivo nel cuore di Milano che valorizza la “qualità dell’esperienza”.

Milano, 20-26 Aprile 2026 – Torna la 5VIE Design Week, giunta alla sua tredicesima edizione, con l’obiettivo di promuovere un’innovazione umanistica che riporti al centro il valore del sentire umano. Il concept di quest’anno, Qualia of Things (QoT), si pone in antitesi all’Internet of Things (IoT), spostando l’attenzione dall’efficienza tecnologica alla capacità degli oggetti di dialogare con i sensi attraverso i Qualia, ovvero gli aspetti soggettivi delle esperienze coscienti. Il design viene qui inteso come una pratica estetica ed etica capace di parlare al cuore tanto quanto alla mente.

Dietro la complessa macchina creativa del distretto batte il cuore operativo della squadra coordinata da Ernesta Del Cogliano ed Emanuele Tessarolo. Ogni edizione è il risultato di una curatela corale che mette a sistema installazioni site-specific e mostre d’avanguardia, sviluppate in sinergia con i nomi più interessanti del panorama progettuale globale.

5VIE Design Week 2026: Another door Courtesy Another View
Another door Courtesy Another View

5VIE Design Week 2026: Gli Headquarters

Il cuore della manifestazione si articola in tre poli principali dove il design d’autore incontra la sperimentazione.

Headquarter delle Cavallerizze del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci

Indirizzo: Via Olona 4

Marco Guazzini – Resonance. Curata da Maria Cristina Didero, l’installazione è un paesaggio metafisico dove gli arredi sono connessi da un sistema tubolare in alluminio. Protagonisti sono i materiali brevettati dal designer: il Marwoolus (marmo e lana) e il nuovo Alwoolus (fibre di lana e polvere di alluminio), realizzati a mano a Pietrasanta per esplorare la risonanza emotiva tra opera e osservatore.

Sara Ricciardi – Alma Water – La stanza del mare. Un’installazione immersiva e sonora che porta la sacralità della Sardegna a Milano. Grandi tessuti in seta sospesi si muovono come onde, mentre i visitatori sono invitati ad attivare i “tamburi del mare” per comporre una partitura collettiva che celebra il legame ancestrale tra corpo e acqua.

Noe Kuremoto – Jōmon: un inno per le madri. L’artista giapponese presenta i Jōmon Vessels, vasi scultorei in gres che reinterpretano le ceramiche rituali preistoriche (14.000-300 a.C.). Le opere sono intese come talismani di protezione e celebrano la maternità come atto radicale di creazione e speranza.

Giuditta Vettese – La Fiamma che non Brucia. Una scultura in ceramica smaltata concepita come un altare domestico per la contemplazione. L’opera ospita l’acqua, simbolo di purificazione, e integra un sistema di sensori curato da Jacopo Gino che traduce in suono il contatto tra corpo, acqua e ceramica.

Studio mo man tai – Re-Campaign. Un’installazione scenografica composta da quindici portali ricavati dal recupero di enormi striscioni pubblicitari che reagiscono alla luce e al vento. I designer Ulrike Jurklies e Paul Bas trasformano i rifiuti della narrazione commerciale in un’esperienza tattile e luminosa da attraversare fisicamente.

Another View – Bar Trattoria Altra Vista con Sala Giochi. Il collettivo torna con il terzo capitolo del suo bar-trattoria, arricchito da una sala giochi che reinterpreta i classici da bar degli anni ’80 e ’90. Un luogo di convivialità d’autore con cucina curata dallo chef Aldo Ritrovato e installazioni digitali panoramiche.

Tadeas Podracky – Before the Shape Appears. Due nuove lampade intagliate nel legno massello che evocano la forza vitale di un germoglio. L’opera prosegue la ricerca del designer ceco sui processi di crescita organica della materia.

Giulia Braglia e Gabriele Nasole – Liquid Rituals. Una collezione di tazze in ceramica realizzate a mano con tecniche di cottura antiche, pensata per riscoprire la ritualità dei gesti quotidiani legati al bere.

OOCCA – Écorché – Anatomia di un mobile. Una mostra che mette a nudo le logiche costruttive e la responsabilità progettuale dietro la nascita di un mobile, indagando la sostenibilità come struttura e non come etichetta.

Guatemala – Guatemala disegna con le mani. L’eredità millenaria maya dialoga con il design contemporaneo in un’installazione che evoca il maestoso Tempio del Gran Giaguaro di Tikal. Protagonista della scena è una piramide in alluminio, le cui superfici prendono vita grazie alle trame realizzate da 21 collettivi di tessitrici – i tradizionali consejos – in sinergia con lo studio Nebula Handmade. Un percorso corale che mette in rete 17 studi di design e comunità locali, trasformando lo spazio in un’esperienza sensoriale fatta di suoni e visioni, sospesa tra memoria storica e proiezione futura della cultura guatemalteca.

Armand Louis & Roberto Beltrami – L’instabilità necessaria. Nato dall’incontro tra il co-fondatore dello studio svizzero atelier oï e il maestro vetraio muranese Roberto Beltrami, il progetto esplora come l’errore e l’anomalia della materia possano trasformarsi in inedite possibilità progettuali. L’installazione eleva l’imprevisto tecnico a valore estetico e trova spazio, con una declinazione parallela, anche presso la prestigiosa Galleria Rossana Orlandi (Via Matteo Bandello 14).

Bizarre Beirut
Bizarre Beirut

Palazzo Correnti: Casa-Base del Distretto

Indirizzo: Via Cesare Correnti, 14

Richard Yasmine (Studio Bizarre Beirut) – Vessels dell’Intangibile. Una collezione di sculture luminose simili a reliquie che trasformano i cinque sensi in contenitori di memoria e desiderio. Il progetto sposta il focus dall’oggetto tangibile all’impronta immateriale che esso lascia nell’animo, unendo l’eredità mediorientale a un’estetica surrealista.

Alê Jordão – Pink Toilet. L’artista brasiliano trasforma il bagno dell’edificio in un’installazione pop e provocatoria ispirata al Pink Motel di Los Angeles. Moquette di peluche, pareti animalier e un’estetica total pink esorcizzano le colpe e celebrano il piacere dell’eccesso.

Elizabeth Lewis – Cosmic Meadow. Curata da Swing Design Gallery, l’installazione presenta ceramiche biomorfiche e vasi dai colori psichedelici ispirati alla mitologia e ai processi di calcificazione naturale.

Denny Candotto – In-Habit-Out. Una riflessione sull’architettura milanese attraverso cinque bacheche da parete che raccontano le epoche dell’abitare, dalla casa di ringhiera al social housing contemporaneo.

Federica Sala – Sparkling Water. Pezzi unici in vetro e pietre preziose che declinano il tema della trasparenza e del movimento dell’acqua.

Crafted in Podlasie – Design Meets Heritage. Arredi e arazzi dalla regione polacca che rinnovano saperi millenari, come la doppia tessitura e la decorazione in paglia, in chiave contemporanea.

SIAM – Società di Incoraggiamento d’Arti e Mestieri

Indirizzo: Via Santa Marta, 18

Chendù feat. FainPlast – Dove Vuoi Andare? Nella corte di Palazzo SIAM, l’azienda marchigiana Chendù e FainPlast propongono un’installazione labirintica ispirata al tema di Alice in Wonderland. Il percorso riflette sull’identità e sulle scelte personali attraverso pareti “blu filanti” con effetti di semi-transparenza. L’allestimento è realizzato con plastiche da riciclo, unendo l’alto artigianato ai principi della circolarità.

Accademia Teatro alla Scala. Performance che animeranno il distretto, portando il rigore e la magia del palcoscenico tra le mura storiche del SIAM.

Giovanni Hanninen – Moving. Omaggio allo spazio eletto a proprio studio per dodici anni, il fotografo presenta una quadreria dei progetti principali nati e sviluppati proprio in questi ambienti. Dalle iconiche immagini del Teatro alla Scala agli studi sulle grandi infrastrutture, il percorso invita a meditare sulla percezione dello spazio, della luce e delle trasformazioni del paesaggio contemporaneo tra i vari continenti.

Jōmon Vessels by Noe Kuremoto. Photo: Kestutis Zilionis, courtesy of Noe Kuremoto.
Jōmon Vessels by Noe Kuremoto. Photo: Kestutis Zilionis, courtesy of Noe Kuremoto.

Il Percorso Diffuso della 5VIE Design Week 2026 tra showroom, chiostri e spazi segreti

David/Nicolas – La Boiserie (Via San Maurilio, 19). Per la prima volta lo studio apre i propri spazi con un’installazione immersiva che riflette il loro linguaggio architettonico d’avanguardia.

Arjumand’s World – La stanza nella tenda (Via Santa Marta, 11). Una camera da letto concepita come un’abitazione nomade, dove il tessuto diventa architettura stratificata.

Byredo x Jean-Guillaume Mathiaut (Via Cappuccio, 3/5): Nel Chiostro del Cappuccio, sedute scultoree in legno dipinte con inchiostro giapponese invitano alla quiete e alla contemplazione.

Humberto Campana – Floralis (Teatro Arsenale, Via S. Simone 4). L’artista brasiliano firma per Art de Vivre una collezione tessile ispirata alle strutture cellulari della natura. Tradotta in tappeti intrecciati a mano, l’opera traspone le geometrie degli organismi viventi in manufatti di alto artigianato, indagando la biologia attraverso la materia e il colore.

Lila Valadan & Alberto Levi Gallery – Heech (Via San Maurilio, 24): L’esposizione Heech (Il Nulla) ricalibra i sensi attraverso la filosofia sufi e antiche tecniche di tessitura persiana.

Budapest Select – Patterns of Being (Via Olmetto, 1): Una collettiva di 26 designer ungheresi che riflette lo spirito dinamico del design magiaro contemporaneo.

Ta-Daan – This is not AI (Via Santa Marta, 3): Un pop-up che celebra il gesto umano con momenti di show-crafting della nuova generazione di artigiani.

Michele Perlini – My Island / Padiglione Infinito (Piazza Cordusio): Un’isola urbana off-grid per un digiuno digitale che favorisce la riscoprita della socialità analogica.

Il design come risonanza interiore

Se esiste un perimetro dove la Design Week riesce ancora a fondere l’audacia curatoriale con la sapienza dell’alto artigianato, quel luogo è senza dubbio 5VIE. Il palinsesto del 2026 ci restituisce l’immagine di un distretto che rifiuta le risposte immediate per celebrare la complessità. Qui, il progetto diventa un linguaggio per esplorare la natura dei materiali, l’intimità dei gesti quotidiani e le radici della nostra memoria collettiva.

Parlando di Qualia – quelle sfumature uniche e soggettive del nostro sentire – 5VIE ci ricorda che il design possiede ancora il potere di abitare uno spazio profondo e personale. Una dimensione che non si può misurare in prestazioni tecniche o estetica di superficie, ma che trova la sua verità nel riverbero emotivo che lascia dentro di noi.

5VIE

Cosa vedere alla 5VIE Design Week 2026: tra Qualia e Sentire Umano

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