Architettura per il cibo

Un concept di design, progettato da Marco Acerbis, e di recente insignito di 1 Stella Michelin, il più ambito riconoscimento per il settore: il ristorante Bolle di Lallio.

«Sono convinto che la buona architettura sia nei dettagli, nel curare temi spesso secondari, nell’armonia del tutto, nella regola del contrappasso perché anche un contrasto, se ben congegnato e intellegibile, aiuta a creare una sintassi, aiuta a leggere lo spazio, dando una gerarchia chiara di forme ed elementi. L’architetto bravo è quello che non si vede. Il progettista che riesce ad aggiungere valore è colui che mette da parte la propria visibilità e fa emergere il fabbricato», dichiara Marco Acerbis.

Nella progettazione del ristorante Bolle il rapporto tra alta cucina e design è un continuo dialogo tra visione, materia e sensi, un dialogo tra antico e presente, memoria e cultura, materialità ed emozione.

Vivere un’esperienza gastronomica e ambientale capace di far scoprire un nuovo modo di progettare la ristorazione, dove già in fase di briefing l’obiettivo era proprio quello di aiutare il ristorante a concorrere per la stella Michelin.

Il ristorante Bolle è stato pensato per esaltare i sensi, un luogo per vivere il rapporto con il cibo, tra l’attesa e la condivisione delle conseguenze gustative: in una dimensione di continua sorpresa estetica, a cavallo tra intimità e completezza.

Il progetto di architettura di ristorante è fondamentale per far vivere agli ospiti un’esperienza unica insieme al cibo che potranno gustare. L’arredamento, la luce, gli spazi, le finiture rivestono un ruolo di rilievo, poiché definiscono l’atmosfera, elemento fulcro dell’esperienza gastronomica. La progettazione ha richiesto un equilibrio preciso tra ambiente, privacy, funzionalità e un interior design in grado di stupire.

Nell’era contemporanea, il cibo è storia, identità, memoria di un luogo e tradizione di un popolo di cui i cuochi sono divenuti i nuovi depositari, assumendo a loro volta la dimensione di guru, di modelli, vere e proprie star protagoniste dello scenario culturale e comunicativo contemporaneo.

E se i cuochi sono star, il loro palcoscenico è la cucina, la loro platea è la sala da pranzo. In questo complesso ecosistema l’architettura gioca un ruolo fondamentale, qualificandosi quale teatro del grande miracolo enogastronomico del nostro tempo.

Il food è stato terreno di riflessione e sperimentazione creativa per generazioni di designer. In diversi contesti, più dell’intervento architettonico, può essere decisiva la scelta dei complementi – in funzione delle caratteristiche della committenza, del posizionamento del locale, e del budget a disposizione. La selezione di arredi e forniture nell’agroalimentare è particolarmente complessa, contemplando istanze che, oltre all’estetica e alla funzionalità, devono riferire a precisi standard di igiene ed ergonomia.

Un ristorante attento alla forma nel quale l’ordine, la luce di taglio, l’alternarsi di materiali quasi grezzi creano un ambiente dove all’apice della trasformazione spaziale si può godere della massima espressione culinaria della materia, trasformata in emozione.

Bolle è sperimentazione di elementi. Cemento chiaro e ferro cerato, materiali così diversi, si attraggono e si respingono in un equilibrio di forze. La vetrata, con i ripiani in legno e le profonde trasparenze attraverso l’esposizione sul lato dello showroom di Pentole Agnelli, riportano il visitatore, seppur temporaneamente, nel mondo reale degli oggetti e del design.

Si comincia poi a salire le scale, progettate nel senso opposto a quello dell’ingresso. Una scelta audace che chiede al visitatore di fare un dietro front, quasi a fermare il pensiero per concentrarsi sull’emozione successiva. Arrivati all’ultimo piano il volume esplode. L’altezza è forte e si ha un momento di comprensione totale degli spazi. Dall’alto si ammira l’atrio ma ciò che davvero attrae è l’ambiente profondo e scuro della sala, con tre giganteschi dischi di tre metri di diametro rotolati lì quasi per caso.

Ai fornelli lo chef Marco Stagi, classe 1990, bergamasco DOC, con alle spalle esperienze di prestigio, come quella ad Alba, a fianco dello chef tristellato Enrico Crippa, all’estero con lo chef 3 stelle Michelin Peter Goossens, e di nuovo in Italia a Casa Perbellini. La sua è una cucina minimale e geometrica, essenziale e senza troppi fronzoli o inutili orpelli.

Ristorante Bolle

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