Asti Rosé è Realtà. Via libera in Gazzetta Ufficiale. Primo Brindisi a Vinitaly

Dopo un iter durato tre anni, l’Asti Rosé entra ufficialmente nel disciplinare della denominazione. Un blend tra Moscato e Brachetto che punta ai mercati internazionali con una produzione stimata tra i 5 e i 10 milioni di bottiglie. Il debutto ufficiale? Al Vinitaly.

(Asti, 25 marzo 2026) – La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale mette il sigillo definitivo a un percorso iniziato nel 2023: l’Asti Rosé Docg è realtà. L’ufficializzazione del nuovo disciplinare di produzione apre una nuova era per la denominazione spumantistica più antica d’Italia, pronta ora a sfidare i trend internazionali con un prodotto che fa della versatilità e dell’aromaticità i suoi punti di forza. La nuova tipologia sarà imbottigliabile a decorrere da trenta giorni dalla data di pubblicazione, con l’obiettivo strategico di presidiare i mercati internazionali attraverso una proposta diversificata e contemporanea.

Un blend “Unicum” tra due eccellenze aromatiche

La novità risiede nella formula: un blend tecnico tra Moscato (70-90%) e Brachetto (10-30%) che unisce le due varietà aromatiche simbolo del Piemonte. Il risultato è un prodotto versatile, capace di spaziare dal Dolce all’Extra Brut. “L’inserimento dell’Asti Rosé rappresenta un riconoscimento della vocazione enologica del territorio attraverso un unicum tecnico nel panorama italiano,” dichiara Stefano Ricagno, presidente del Consorzio Asti Docg.

Questa versatilità tecnica permetterà alle aziende di “cucire” il residuo zuccherino sulle esigenze dei diversi mercati, intercettando sia il gusto contemporaneo per il rosé secco, sia la tradizione dell’aromaticità dolce. Il potenziale commerciale è imponente: le prime stime parlano di una produzione iniziale che oscilla tra i 5 e i 10 milioni di bottiglie, un volume che riflette gli investimenti in ricerca e sperimentazione condotti dalle cantine negli ultimi anni.

Asset produttivi e segmentazione del mercato

L’introduzione della tipologia Asti Rosé poggia sulla solidità di un comparto che gestisce 9.800 ettari vitati e coordina il lavoro di 4.000 produttori distribuiti in 51 comuni tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo, operando sotto l’egida del Consorzio dell’Asti Docg.

L’operazione riflette una tendenza alla segmentazione dell’offerta già consolidata dal successo del Prosecco DOC Rosé e attualmente al centro dei piani di sviluppo di altri grandi player nazionali — come il Chianti e il Primitivo di Manduria — impegnati nell’adeguamento dei propri disciplinari per presidiare i segmenti di mercato a più alta crescita. “A Vinitaly brinderemo simbolicamente a questo risultato – conclude Ricagno – consapevoli che l’innovazione è la chiave per valorizzare la nostra storia”.

Sostenibilità e “Leggerezza”: il nuovo volto del Disciplinare

Oltre alla nascita della tipologia Rosé, il nuovo disciplinare porta con sé una svolta green molto attesa: l’eliminazione del peso minimo delle bottiglie. Una scelta di sostenibilità concreta che consente alle aziende di ridurre l’impatto ambientale legato al vetro e al trasporto. Scompare inoltre l’obbligo della dicitura “Asti” sui tappi, semplificando ulteriormente l’estetica e la logistica della produzione.

L’appuntamento per il primo assaggio ufficiale è fissato per il aprile, al padiglione 10 (stand D3) del Vinitaly, dove l’Asti Rosé si presenterà al mondo come la nuova espressione di un territorio capace di evolvere il proprio patrimonio aromatico in chiave contemporanea.

Foto: Courtesy of Consorzio dell’Asti Docg

FAQ: Tutto quello che c’è da sapere sull’Asti Rosé DOCG

Qual è la composizione per il blend dell’Asti Rosé?

È ottenuto da un blend di due eccellenze aromatiche piemontesi: l’uva Moscato bianco (dal 70% al 90%), storicamente destinata all’Asti Docg, e l’uva Brachetto (dal 10% al 30%), destinata al Brachetto d’Acqui Docg.

Quali sono le tipologie di gusto disponibili per l’Asti Rosé e la denominazione?

L’Asti Docg si articola oggi in tre grandi pilastri: l’Asti Spumante (bianco), prodotto sia con metodo Martinotti che Classico, offre la gamma più ampia spazia dal Dolce storico fino al Pas Dosé (o Dosaggio Zero), includendo le varianti Demi-Sec, Extra Dry, Brut ed Extra Brut. Il Moscato d’Asti, vino frizzante dalla pressione più contenuta, è esclusivamente Dolce, comprendendo anche le menzioni specifiche come il Canelli. Il nuovo Asti Rosé, l’inedito blend aromatico tra Moscato e Brachetto che, grazie alla sua spiccata versatilità, copre quasi l’intera scala dei residui zuccherini, rendendosi disponibile nelle versioni Dolce, Demi-Sec, Extra Dry, Brut ed Extra Brut.

Dove è prodotto l’Asti Rosé?

È prodotto esclusivamente nel cuore del Piemonte meridionale, in un’area collinare che comprende 51 comuni distribuiti tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo. Si tratta di un bacino vitivinicolo di circa 9.800 ettari situato tra le colline di Langhe-Roero e Monferrato, territorio riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO per la sua straordinaria vocazione enologica.

Dove si terrà il debutto ufficiale dell’Asti Rosé?

La presentazione istituzionale avverrà a Vinitaly 2026 presso lo stand del Consorzio dell’Asti Docg, situato al Padiglione 10 (Piemonte), Stand D3.

Quando arriveranno sul mercato le prime bottiglie di Asti Rosé?

Le prime etichette saranno disponibili tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2026

Qual è il potenziale produttivo stimato per l’Asti Rosé?

Le prime stime indicano una produzione iniziale compresa tra i 5 e i 10 milioni di bottiglie, volume supportato dalla massa critica di un comparto da 9.800 ettari vitati

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