Suicidio del caciocavallo molisano

Il Caciocavallo Molisano – localmente chiamato “checechevielle” – è un  formaggio a pasta filata ottenuto da latte vaccino portato a una  temperatura di 38-40 °C e addizionato di caglio bovino. Parte della produzione del Caciocavallo Molisano – di cui quello di Agnone,  nell’Alto Molise, si distingue in eccellenza – rientra nella menzione  Caciocavallo Silano DOP.

Era l’estate del 2011 e l’opera d’arte di Elio Franceschelli, artista molisano, generò sorrisi, curiosità ma anche incomprensioni durante la 54° Biennale di Venezia: come ogni opera d’arte contemporanea però celava un significato che lasciava spazio a molte riflessioni. L’opera era intitolata ironicamente Il Suicidio del caciocavallo (sottotitolo Gli è stato fatale il culatello) e restò esposta alla Biennale fino a Novembre dello stesso anno, edizione della quale fu Curatore e presidente del Padiglione Italia il critico d’arte, Vittorio Sgarbi. Sgarbi d’altro canto non era stato da meno in quanto a provocazioni, tanto che aveva titolato la Mostra “L’arte non è cosa nostra”, sottolineando una sorta di mafiosità che si sta insediando anche nell’arte, a causa delle baronie dei critici e dei galleristi. La Biennale del 2011 ebbe l’intento di ripristinare il ruolo dell’artista, rendendolo il protagonista indiscusso dell’arte, al di sopra dei critici e dei galleristi, e la scelta innovativa fu anche quella di non allestire

Elio Franceschelli 2011. Il Suicidio del Caciocavallo. Biennale di Venezia 54. Padiglione Italia - Molise.
Elio Franceschelli 2011. Il Suicidio del Caciocavallo.
Biennale di Venezia 54. Padiglione Italia – Molise.

Padiglioni solo a Venezia ma anche nelle regioni più importanti artisticamente. Anche il Molise, con il Padiglione allestito nell’Officina della Cultura d’Isernia, dove vennero presentate le opere di 18 artisti molisani, era presente, e fu proprio lo stesso Elio Franceschelli con Il Suicidio del caciocavallo. Gli è stato fatale il culatello, ad ispirarsi per primo dalla natura provocatoria di tutta la Biennale e a sua volta a stupire con quel prodotto gastronomico tipico che si impiccava simbolicamente.

Ma perché Elio Franceschelli decise di “caciocavallizzare” la Biennale?

Volle renderla un’esposizione artistica dei prodotti tipici locali, volta a rendere centrale nuovamente la figura dell’artista e soprattutto mettendone in rilievo la regionalità. D’altronde Vittorio Sgarbi presentando in un’infuocata conferenza stampa – tra fischi, applausi, liti con i giornalisti – il suo Padiglione Italia per la Biennale di Venezia disse “Una stanza piena di culatelli è molto più bella di qualsiasi padiglione d’ arte”. Quindi per Franceschelli se, colui che egli definiva “Presidente del Culatello” si era preso la briga di esporre l’insaccato parmense come un’opera d’arte, perché non lo si poteva fare anche con un caciocavallo? L’artista molisano ritiene il caciocavallo superiore anche al culatello perché è un prodotto che nasce senza il sacrificio di nessun animale ed è apprezzato da tutti: sia carnivori che vegetariani.

IlsuicidiodelcaciocavalloE perché esporlo nell’atto estremo di un suicidio?

Beh, se l’arte è provocazione quale maggiore provocazione può esser quella di rappresentare la Biennale non come esposizione di pezzi artistici ma di “prodotti tipici”. E poiché ai giorni nostri si usa confondere e disorientare lo spettatore per poi stupirlo, ecco che il formaggio tipico del Molise chiede di togliersi la vita racchiudendo la metafora, se vogliamo, del fallimento di una Biennale che alla “mafia” del sistema ne ha sostituita un’altra, almeno a detta dello stesso Sgarbi.

Mariangela Martellotta

Suicidio del caciocavallo molisano

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