Turriga…e Venti

All’Hilton di Roma una verticale irripetibile: i 20 anni di Turriga di Argiolas

Marcello Fois, Antonio Marras, Paolo Fresu . Uno scrittore, uno stilista, un musicista, accomunati da qualcosa di unico, i venti anni di Argiolas Turriga Isola dei Nuraghi IGT, uno dei migliori vini rossi d’Italia, tra i più apprezzati nel mondo.

Marcello Fois ha scelto il titolo: “Turriga e…venti”, I tre artisti sardi per la prima volta insieme in un cofanetto celebrativo: disegnato da Antonio Marras, contiene un racconto, di Marcello Fois e una raccolta di musiche di Paolo Fresu, sono solo 2000 pezzi per celebrare qualcosa di speciale.

Il cofanetto celebrativo dei venti anni di Turriga
Il cofanetto celebrativo dei venti anni di Turriga

È una storia che comincia agli inizi del ‘900, a Serdiana, terra di agricoltori, di oliveti e vigne. Qui, nel 1906, nasce Antonio Argiolas il patriarca. È lui che inizia a impiantare filari, a unire vigna a vigna, a produrre cercando la qualità, con rigore.

terroir
img credits http://www.argiolas.it/it/index.html

Serdiana è vicino a Cagliari, l’antica Karalis “la città di pietra”, ma appena nell’entroterra. È in una zona di basse colline ondulate, come un anfiteatro attorno alla città e al suo golfo. Sisini nel comune di Siurgus, Sa Tanca e Bingias Beccias (vigne vecchie) nel comune di Selegas e Porto Pino sul golfo di Las Palmas completano il quadro delle tenute di Argiolas, variegato pattern di terroir ognuno con il proprio compendio di profumi e colori. 

La storia di Turriga inizia proprio nel momento in cui tutto sembra sul punto di finire, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, quando la comunità europea offriva incentivi agli espianti delle vigne, allora molti viticultori attratti da un sostegno economico immediato riducevano o addirittura cancellavano superfici vitate.

É allora che Antonio,  in accordo con i figli Franco e Giuseppe, con grande lungimiranza decide invece di investire anche i guadagni provenienti dalle altre attività agricole, per la salvaguardia e il rimpianto proprio dei vitigni autoctoni.

Ha un asso nella manica Antonio Argiolas, è l’amico Giacomo Tachis, il più grande enologo italiano, il creatore di Sassicaia e Tignanello.

Ricordo personalmente Giacomo Tachis in una sua rara apparizione in pubblico nel salone dei cavalieri al Rome Cavalieri Hilton in occasione del Bibenda day 2011 interamente dedicato all’opera dell’enologo piemontese, Supertuscan d’adozione.

Sul palco a rendergli omaggio i più grandi produttori ed enologi italiani, da Antinori a Carlo Guerrieri Gonzaga e tra le altre supreme eccellenze il Turriga 1997, presentato da una emozionatissima Valentina Argiolas.

Le donne di Argiolas hanno sempre scelto nomi ed etichette, ed è femminile anche la scelta di Turriga che è il nome della vigna dove viene allevato il cannonau più antico, ma e anche la località ove è stata ritrova, proprio tra le vigne, la Dea Madre di Turriga. La scultura paleolitica che campeggia sull’etichetta è un’orgogliosa testimonianza delle origini antichissime della civiltà Sarda, tra i più preziosi reperti conservati oggi al museo archeologico nazionale di Cagliari.

La dea madre di Turriga
La dea madre di Turriga

Ed oggi, nello stesso salone dei Cavalieri, attrezzato per le grandi occasioni, ci apprestiamo per una degustazione da record, 20 anni di Turriga, dal 1988 al 2008.turriga_20

Alla guida la sorella di Valentina, Francesca e l’enologo Mariano Murru, con Tachis fin dall’inizio dell’avventura, accompagnati da Paolo Lauciani e Daniela Scrobogna di AIS Bibenda.

20 calici allineati per ciascuna postazione di degustazione insieme alla brochure patinata celebrativa (in inglese sul mio tavolo), si andrà avanti per oltre 3 ore.

La postazione di degustazione con 20 calici
La postazione di degustazione con 20 calici

Si parte con Turriga, 1988 “Raramente – dice Paolo Lauciani -le verticali storiche partono proprio dal primo vino prodotto, spesso si deve ancora centrare il tiro e non sempre reggono l’invecchiamento. Il Turriga invece “parte col botto”: medaglia d’oro al Vinitaly.

vendemmia
img credits http://www.argiolas.it/it/index.html

“Le viti per dare il meglio devono saper soffrire” il ricordo di Mariano Murru degli insegnamenti di Tachis, nella selezione dei vitigni autoctoni: il Cannonau, la Malvasia Nera, il Bovale, il Carignano, la maggiore attenzione quindi alla vigna, mentre in cantina l’enologo deve solo accompagnare il vino . “Ricordate che fate un lavoro importante, occorre sempre prestare attenzione, non trascurare mai nulla” per Tachis il Turriga non può essere ombroso, è figlio del sole della luce e del mare, e delle persone che lo producono. 

Il lavoro di selezione clonale  è andato avanti da allora, con un progetto di ampio respiro, valutando e selezionado migliaia di cloni per la salvaguardia della biodiversità, la ricerca in azienda ha permesso una ulteriore evoluzione delle potenzialità , con la viticultura di precisione, l’analisi spettroscopica delle foglie per agire in modo mirato con le cure e le irrigazioni.

E il 1988 dopo 25 anni porta ancora freschezza e solarità

il bel colore rosso granato del Turriga 1988
il bel colore rosso granato del Turriga 1988

In tono leggermente minore il 1989, Paolo e Daniela si alternano alla guida delle degustazioni punzecchiandosi con garbo accusandosi vicendevolmente di essersi accaparrati le annate migliori.

Ma ci sono le sorprese, come quel 1991 minore sulla carta ma a cui Parker con la nota sicumera assegnò un azzeccatissimo 92, Daniela Scrobogna lo definisce Maschio, ma non macho,  Il 1992 è un’annata difficile, il 1993 con la corteccia di china e la liquirizia al sorso, più scuro, meno solare. Dal 1994, dice Murru i vini cominciano ad acquisire maggiore struttura, ma anche alcool, meno elegante, anche in questo caso Parker aveva visto giusto, e aveva tolto 2 punti.

Ma è una parentesi prima della consacrazione definitiva nell’Olimpo: Il 1995 è l’anno dell’Oscar del vino per Turriga come miglior vino rosso d’Italia, nel 1996 Turriga non esce ci si prepara per il 1997  annata suprema, non solo per Turriga, un’ovazione della sala gremita per questo inarrivabile capolavoro di armonia.

Nel 1998 le uve arrivarono quasi a surmaturazione Il 1999 è ancora diverso, speziatura e note scure dice Daniela, sembra un vino del Rodano dice Paolo, la solarità non c’è, note di bosco humus tannino e acidità importante, vino difficile e Daniela non ha dubbi: MASCHIO!

Anche il 2000 è stata un’annata molto calda prati secchi sin dai primi di maggioIl 2001 è considerata un’annata minore ma in realtà si sviluppa sull’eleganza. Il 2002 è stato un anno terribile per tutta l’Italia vinicola tranne che per la Sicilia e la Sardegna, chiuso e timido all’olfatto, alla macchia mediterranea si alterna carne cruda e china molto compatto. Del 2003 Paolo parla della sua visita in vigna come di una esperienza terribile per il caldo soffocante, racconta delle preocupazioni del produttore di non far soffrire troppo le viti. Il 2004 ha un naso dolce e ampio di frutta rossa ma Estratto importante con polifenoli in evidenza, destinato a lungo invecchiamento. 2005 annata calda forse anche troppo evoluta, il 2006 infatti sembra più indietro, grande dotazione estrattiva. Il 2007 è un’annata più calda più morbido del 2006 con nota estrattiva meno pronunciata  frutti di bosco e spezie dolci, tannino meno invadente. 

Si chiude con la 2008, annata più fresca come le successive 2010 e 2011, omaggio al Cannonau, non c’è la prepotenza tannica del 2006 potenza estrattiva minore ma non per questo meno propenso all’invecchiamento, Sulla controetichetta di Turriga infatti  c’è scritto “Vino a vita molto lunga” ottima la chiusura quindi, come l’apertura, Argiolas rilancia, Turriga …e Venti ancora da venire.

Il gruppo del cofanetto celebrativo
Il gruppo del cofanetto celebrativo
(dalla brochure “20 Anni di Turriga”)

Stefano Moretti

Turriga…e Venti

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