Vino italiano negli USA: export in ripresa in estate, ma pesa il bilancio dell’annata

Luglio e agosto frenano il calo delle spedizioni verso gli Stati Uniti grazie all’aumento del prezzo medio. L’Osservatorio UIV invita alla prudenza: chiuso il peggior marketing year dal 2015/2016 tra inflazione, rischio dazi e consumi in calo.

Boccata d’ossigeno per il vino italiano nel suo principale mercato di sbocco mondiale. Dopo mesi di marcata contrazione, le esportazioni verso gli Stati Uniti registrano un incoraggiante mini-rimbalzo nel mese di luglio, segnando una crescita di quasi il 10% a valore (+1,3% nei volumi) e un prezzo medio finalmente in rialzo di oltre l’8%. Un attivo ancora più consistente è atteso per le rilevazioni di agosto, pur considerando che il confronto avviene con un bimestre estivo del 2025 particolarmente negativo, caratterizzato da perdite vicine al 30%.

Il rimbalzo estivo e le attese per l’autunno

Secondo l’analisi dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV), la performance positiva di luglio alleggerisce il divario cumulato dall’inizio dell’anno, portando il bilancio dei primi sette mesi a un calo del -11% (rispetto al -14% di giugno), con la previsione di un ulteriore assestamento attorno al -9,5% con i dati definitivi di agosto.

Un quadro che invita comunque alla massima prudenza, come sottolinea il segretario generale UIV, Paolo Castelletti: «È presto per prefigurare un’inversione di tendenza delle spedizioni oltreoceano, anche perché i consumi statunitensi non stanno sin qui ripartendo in maniera significativa. Di certo, due mesi consecutivi in segno positivo non si registravano dall’inizio del 2025 e allentano un’evidente tensione di mercato, anche in vista degli importanti appuntamenti autunnali con il trade americano, a partire dal Vinitaly a New York di ottobre».

A pesare sullo scenario a stelle e strisce sono infatti numerose incognite non ancora superate, come continua lo stesso Paolo Castelletti: «Le insidie per il mercato europeo negli USA sono ancora tutte lì: a partire dall’indagine per overcapacity con possibili ulteriori dazi, fino all’inflazione galoppante e al conseguente calo del potere d’acquisto. Proprio per questo la presenza oltreoceano diventa oggi ancora più importante».

Chiuso il peggior marketing year dell’ultimo decennio

A livello statistico, infatti, il settore chiude il peggior marketing year (1° agosto 2025 – 31 luglio 2026) della sua storia recente. A valori deflazionati, l’ultima annata commerciale si ferma a 1,634 miliardi di euro, risultando la più critica dal 2015/2016 sia per fatturato che per volumi, con una contrazione reale del -15% rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

A frenare il mercato americano è stata una pesante combinazione di fattori concomitanti, a cominciare dalla pressione e dalle minacce tariffarie, dal dollaro debole e da una flessione strutturale della domanda che ha trascinato l’intero export extra-UE ai minimi storici dal biennio pandemico 2020-2021. Si tratta di una congiuntura complessa che non risparmia i competitor europei: la Francia, market leader oltreoceano, evidenzia andamenti ancora più pesanti, archiviando l’annata commerciale con una flessione nominale a valore del -22%, a fronte del -16% dell’Italia.

A condizionare i volumi dell’annata commerciale è stata anche la prolungata fase di de-stocking della filiera distributiva statunitense: a fronte del rincaro dei tassi d’interesse e del costo del denaro, importatori e grossisti hanno ridotto le giacenze nei magazzini tagliando i riordini alla fonte, con un impatto immediato sui flussi in uscita dalle cantine europee.

Nuovi stili di consumo: oltre il vino tradizionale

Dietro la dinamica congiunturale, infine, emergono mutamenti profondi e strutturali nelle preferenze del pubblico americano. A evidenziarlo è il responsabile dell’Osservatorio UIV, Carlo Flamini: «Il mercato è in una fase di profonda trasformazione: i dazi si sono inseriti in maniera irruenta in un processo di cambiamento in atto ormai da almeno un lustro. I consumi si stanno spostando non solo all’interno del segmento vino, verso spumanti, cocktail e ready-to-drink, ma anche verso bevande differenti come hard-teas e kombucha, meglio sintonizzate con occasioni di consumo in costante mutamento e con un packaging che privilegia sempre più portabilità e comodità».

Unione Italiana Vini

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