Sanremo 2026: Playlist del Gusto tra i Carruggi del Festival

Mentre il Festival di Sanremo è ormai nel vivo e la Città dei Fiori pulsa al ritmo della kermesse, vi guidiamo alla scoperta degli indirizzi imperdibili dove la cucina del Ponente ligure incontra l’eccellenza contemporanea.

Durante la settimana del Festival, Sanremo non dorme mai. Ma oltre il glamour e le transenne, esiste una città che si esprime attraverso i sapori del mare e della terra. Mangiare bene nei giorni della kermesse è possibile, a patto di sapere dove puntare la bussola: dai bastioni della tradizione stellata alle nuove frontiere della pizza d’autore.

Paolo e Barbara

Se cercate l’essenza della Riviera, ci sono nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Paolo Masieri e Barbara Binelli rappresentano da quasi 40 anni il punto di riferimento del gusto locale e da 32 una stella Michelin. Paolo è un cuoco contadino: le verdure arrivano ogni mattina dai terreni di proprietà, dall’orto sul mare a Ospedaletti e da quello in montagna a Castelvittorio, nell’Alta Val Nervia, dove si trovano anche l’uliveto e la vigna. Qui si viene per il Gambero rosso di Sanremo e per un cappon magro che è un pezzo di storia locale. Una cucina solida, legata alla terra, un inno alla Liguria contemporanea.

Paolo e Barbara

La Pignese

È uno dei ristoranti più antichi della Liguria: la storia de La Pignese inizia nel 1919, quando Giacomo Ventimiglia rilevò l’attività nell’antica piazzetta dei pescatori, nel cuore del borgo marinaro. Oggi è Marco, terza generazione, a tenere le fila di una cucina che affonda le radici nelle intuizioni e nelle ricette delle donne di casa. Il pesce è il centro di tutto: se la catalana d’aragosta è ormai un rito obbligato per chiunque sieda a questi tavoli, la spigola scaloppata con le vongole e la sfogliata di gamberi di Sanremo allo zafferano confermano una mano sicura sulla materia prima. Interessante la parentesi di terra dei cannelloni di carciofi al ragù d’agnello. La cantina ben curata. Servizio elegante e misurato.

La Pignese

Ipazia Cibi e Libri

In via Corradi, a quattro passi dall’Ariston, si mangia letteralmente tra i libri. Ipazia è un’osteria schietta: Marco cucina quello che offre il mercato ogni mattina, pochi piatti, molto curati. Per capire cosa arriva in tavola bisogna leggere la lavagnetta all’ingresso. In questo periodo i raviolini di ricotta ed erbette, chiusi a mano uno a uno, sono il punto fermo, ma vale la pena puntare sulle trippe in umido, sul brandacujun o su un cappon magro che non cerca fronzoli. La cantina segue la stessa filosofia: soli produttori naturali locali.

Ipazia Cibi e Libri

Ittiturismo Patrizia

Al Porto Vecchio, l’Ittiturismo M/B Patrizia è l’estensione a terra della barca di famiglia, un 17 metri comandato da Alfonso che da tre generazioni esce in mare alle cinque del mattino. Qui la filiera corta è un dato di fatto: il 90% di ciò che arriva a tavola è pescato direttamente da loro, il resto produttori locali. Il Gambero rosso di Sanremo è il protagonista, servito spesso crudo o appena scottato. Il menu segue il ritmo delle stagioni e le bizze del mare: il crudo della barca e i tagliolini al gambero viola con la sua bisque valgono la sosta. Una cantina ben fornita con etichette ricercate.

Ittiturismo Patrizia

Antica Trattoria Piccolo Mondo

A pochi metri dal Teatro Ariston, il Piccolo Mondo è un indirizzo che non tradisce. La gestione familiare dura da oltre vent’anni e l’ambiente è quello di una trattoria vera: semplice, accogliente e informale. Il menu è volutamente breve e punta sulla precisione dei classici liguri: il brandacujun, il polpo con patate e gli spaghetti alle vongole sono pilastri della carta. Per chi vuole staccare dal pesce, l’arrosto e la trippa della casa valgono l’ordine. La cantina è ben strutturata e attraversa l’Italia da nord a sud con etichette mirate. È un porto sicuro con un rapporto qualità-prezzo corretto e un’attenzione non scontata per celiaci e vegani.

Antica Trattoria Piccolo Mondo

Da Nicò – Trattoria del Porto

In Piazza Bresca, Da Nicò durante il festival la cucina non si ferma mai, sino alle 4:00 del mattino per sfamare la macchina dei tecnici, dei giornalisti e degli orchestrali. La storia inizia nel 1935, quando una signora arrivata dalla Calabria aprì un chiosco sul porto per cucinare il pesce appena sbarcato; oggi, dopo il passaggio per “Zio Nicò” negli anni d’oro del jet set, al timone c’è Bruno con i figli Raffaele e Marco. Proprio Marco, in cucina, ha portato a casa il premio di Alessandro Borghese per il miglior Brandacujun della città. Oltre allo stoccafisso mantecato, meritano le sarde alla beccafico in versione ligure e i tagliolini ai porcini.

Da Nicò – Trattoria del Porto

Da Tino

In via Gaudio, a due passi dall’Ariston, Da Tino è un porto sicuro per chi cerca la cucina ligure più schietta senza i ricarichi tipici del centro. L’ambiente è sobrio e rilassato. La carta è un inno alla concretezza: il coniglio alla ligure e l’insalata di mare sono i piatti per cui tornare. È un indirizzo di sostanza, dove il rapporto qualità-prezzo resta imbattibile anche durante i giorni del Festival.

Da Tino

Pizzeria Senese

La scena della pizza a Sanremo è oggi più viva che mai grazie a Giovanni Senese, premiato con il “Forno Verde” da 50 Top Pizza. La sua è una “napoletana in evoluzione” – impasto leggerissimo, cornicione alto e disco sottile – con condimenti che arrivano direttamente dal suo orto e da prodotti locali. Qui il senza glutine è trattato con serietà. Da provare la “Ricordi ischitani”, un viaggio tra fiordilatte e coniglio in porchetta. Durante il Festival, la posizione defilata ma vicinissima all’Ariston la rende un’oasi tattica per sfuggire alla calca.

Pizzeria Senese

Ossi di Seppia

In frazione Bussana Nuova, in posizione defilata con vista mare, Ossi di Seppia è il progetto radicale di Cosimo Corsa. Qui la “cucina sostenibile” è una necessità tecnica: lo chef propone un unico menu degustazione a 64 euro che cambia ogni settimana, seguendo le disponibilità del mercato ittico ligure e dell’orto di famiglia. Questa impostazione azzera gli sprechi e permette di concentrare il lavoro sulla materia prima pura. Proprio per questo è inutile cercare un piatto fisso, ma se incrociate la sua rana pescatrice lardellata e affumicata alla brace di rosmarino, avrete capito la mano dello chef. È una tavola giovane, moderna e consapevole. Aperto solo a cena, tranne la domenica che raddoppia anche a pranzo.

Ossi di Seppia

Quintessenza

Strategico, su Corso Matteotti. All’interno dell’Hotel Nazionale, si divide tra la sala Liberty al piano terra e la terrazza al settimo piano, necessaria per isolarsi dal caos. La proposta è ibrida: cucina mediterranea, pescato del giorno e pizza. Il baricentro resta il territorio: olio taggiasco e vegetali sanremesi per una carta che segue il mercato. Lo chef evita voli pindarici, puntando su una tecnica pulita e su una trasversalità che include opzioni vegane e vegetariane ragionate.

Quintessenza

Trattoria della Stampa

Non mancano le sorprese tra i vicoli. La Trattoria della Stampa porta un angolo di Roma a pochi metri dal teatro Ariston: trippa e amatriciana sono i pilastri di una cucina verace che dal 1956 ha traslocato dal centro della Capitale a via Mameli. L’ambiente è rustico, con le classiche tovaglie a quadretti e un approccio schietto. La cucina è intensa, saporita e marcatamente esagerata nelle porzioni. La Gricia è una prova di forza: mezze maniche mantecate in un’abbondante crema di pecorino e guanciale croccante, servite in formato extra-large. Notevoli i saltimbocca, fette ampie e sottili con la salvia stivata all’interno. Coerente la scelta del vino: niente etichette laziali, si beve Pigato, come impone la Riviera dei Fiori.

Trattoria della Stampa

I Luoghi del Glamour e del Dopofestival

Durante la settimana della kermesse, Sanremo non dorme mai. Esiste una geografia sotterranea di locali che vivono principalmente di notte, diventando il centro di gravità per party esclusivi e incontri riservati.

Victory Morgana Bay

Sulla rotonda tra i due porti, il Victory Morgana Bay cambia pelle durante il Festival. Diventa la base operativa per Radio Italia e Rolling Stone, alternando i set radiofonici alle serate firmate Twiga o Mamacita. La cucina è di impronta internazionale: un menu fusion dove il sushi d’autore incontra i classici mediterranei rivisitati. Per la kermesse, la proposta si concentra su piatti tecnici come le sfere di gambero rosso con coulis di mango o il gunkan di salmone con guacamole alla paprika affumicata.

Victory Morgana Bay

Ristorante degli Artisti

In via Roma, Barbara propone una dimensione domestica. L’ambiente ricalca quello di una sala da pranzo privata, pensata per chi cerca distacco dal caos del Festival. La proposta è focalizzata sulla tradizione ligure e sul pescato del giorno, con una cucina di famiglia che evita sovraesposizioni. Qui il valore aggiunto è la normalità: piatti schietti e un servizio che segue i ritmi di casa.

Ristorante degli Artisti

Soste Contemporanee e Nuove Visioni: Soul, Babeuf e Marzio Bistrot

Mentre la tradizione regna sovrana, una nuova generazione di ristoratori sta introducendo concetti innovativi che mescolano la cucina locale con influenze internazionali.

Soul

In Corso Mombello, Soul ha archiviato l’era dei burger per una cucina di concetto. Tony ed Elisa lavorano sulla base ligure innestando spinte orientali e americane: il brandacujun incontra la crema di olive, mentre i gyoza di manzo si accompagnano al ketchup di prugne. Da provare anche ravioli di magro al ragù di Wagyu, segno di una sperimentazione che non teme i contrasti. È una tavola tecnica che rompe gli schemi della trattoria classica per esplorare accostamenti inediti su carni e pescato. Ricerca internazionale e materia prima locale.

Soul

Babeuf

Nel labirinto della Pigna, lontano dai riflettori, Babeuf recupera l’anima medievale di Sanremo attraverso il progetto di quattro amici. Il nome è un omaggio a Calvino, la cucina un ponte verso il Mediterraneo: la tradizione ligure accoglie harissa, cumino e spezie nordafricane. Il menu rompe le gerarchie classiche puntando sulla condivisione, con piatti come le sardine in foglia di vite o la trippa in versione tunisina, eliminando del tutto i primi piatti. Nel cortile tra i carruggi, la selezione si concentra su vini naturali e birre del quartiere (Birrificio Nadir). Una tavola di confine che scambia la formalità con la sostanza delle materie prime locali e dell’orto di proprietà.

Babeuf

Marzio Bistrot

In via Gaudio, a pochi passi dall’Ariston, il Marzio Bistrot si muove tra estremi: il pescato locale del Mediterraneo e la tecnologia alimentare. La proposta di Marzio Garibaldi affianca materie prime classiche, come tonno rosso e ricciole, alla carne vegana stampata in 3D, una sperimentazione su consistenze e proteine vegetali. Il menu segue il mercato quotidiano con l’uso esclusivo di vegetali biologici. Anche la cantina riflette questa impostazione, con una selezione di etichette e champagne orientata alla transizione integrale verso il biologico. Una cucina di contrasti tecnici e materia prima tracciata.

Marzio Bistrot

Baccarà “ Bistrot bello”

In Piazza Muccioli, tra velluti e motivi floreali, la cucina ligure si fa tecnica. La fregola resta tenace, immersa in un fondo mediterraneo pulito che sa di mare. Il petto d’anatra è preciso: pelle croccante, cuore rosato e riduzioni che tagliano la sapidità. Qui la mixology non è un riempitivo, ma una parte del piatto attraverso cocktail studiati per il pairing. Un indirizzo solido, dove l’arredo non distrae da quello che arriva in tavola.

Baccarà “ Bistrot bello”

L’Aperitivo a Sanremo: Mille806, Sottocoperta e Gintoneria

La movida di Piazza Bresca e delle vie limitrofe è alimentata da locali che hanno elevato l’arte dell’aperitivo e della mixology.

Mille806

Su via Matteotti, la ricerca sui cocktail si muove insieme alla cucina contemporanea. La proposta evita i passaggi scontati dell’aperitivo classico, puntando su drink complessi e piatti di ricerca. Un indirizzo dal respiro internazionale che tiene il ritmo del passeggio principale, tra tecnica liquida e sostanza nel piatto.

Mille806

Sottocoperta

In piazza Bresca, il Sottocoperta Lounge Bar mantiene invece un’atmosfera più informale, con aperitivi abbondanti e panini gourmet che lo rendono il punto di ritrovo ideale per un drink veloce tra una sfilata sul green carpet e l’inizio della serata all’Ariston.

Sottocoperta

Gintoneria

n Piazza Bresca, La Gintoneria mappa oltre 100 gin tra etichette internazionali e produzioni locali che tracciano la biodiversità del territorio. Ai grandi classici si affianca una rotazione stagionale di signature cocktail. Il dehors interno, vivibile tutto l’anno, e un’atmosfera scandita da dj set e musica live accompagnano tapas e miscelazione.

Gintoneria

Sanremo 2026: Playlist del Gusto tra i Carruggi del Festival

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